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Attività dell'Ambasciata di pace di Belgrado
1 - 30 Novembre 1999
1 - 15 Dicembre 1999
25 marzo - 5 aprile 2000
8 - 15 aprile 2000
giugno 2000
gennaio 2001
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Relazione gennaio 2001
ATTIVITA' SVOLTE
1. E' stata cambiata la sede di Belgrado, trovando un nuovo appartamento in Glasinacka, 6/101, nel quartiere di Kocarnik, affittato a 500 DM al mese, attivando le comunicazioni con una linea telefonica (00381/11/4882508) e un indirizzo e-mail attraverso un contratto con il provider sezampro. In particolare, si è incominciato a strutturare la sede come punto di riferimento per persone intenzionate a conoscere le proposte dei Berretti Bianchi o comunque a confrontarsi in qualche modo con questa esperienza.
2. Sono state effettuate tre visite a Valjevo (9 e 28 dicembre 2000, 4 gennaio 2001), due ad Aleksinac (21 dicembre 2000 e 11 gennaio 2001) e una a Bana Kovilljaca (12 Gennaio). In particolare sono state effettuate due brevi visite ad un club di Rom di Bair, località sopra Valjevo e ad un campo di profughi provenienti dalla Croazia e dalla Bosnja in località Lipovac, sulla collina soprastante la città di Aleksinac. Inoltre sono stati consegnati 6000 DM a MarKo Tanaskovic, giovane studente di fisarmonica, su richiesta della scuola di Valjevo, come progetto culturale.
3. Sono state seguite le pratiche per lo sdoganamento di 5 casse contenenti 328 giocattoli inviati dalla St. Luke's School di Glossop, nel Derbyshire, Gran Bretagna per le scuole materne di Valjevo e si è cercato di organizzare il trasporto delle stesse, tramite la Croce Rossa Jugoslava e quella locale, contattata presumibilmente tramite la sig.a Slavica Nikolic, ex direttore delle scuole materne, o il suo sostituto, prof. Rade Jancic.
4. Si è attivamente collaborato con le Zene u crnom - Donne in nero - per la raccolta delle firme per la petizione per la riforma della legge sull'obiezione di coscienza.
5. Sono stati corrisposti i rimborsi delle spese sostenute per l'acquisto del biglietto aereo a due persone che hanno partecipato al II Training per il dialogo interetnico e la riconciliazione nel Kossovo organizzato congiuntamente dal Dipartimento per la Democratizzazione dell'OSCE e dalla Campagna Kossovo e si è attivamente collaborato all'organizzazione del III soprattutto con il mantenimento di contatti con le persone e l'avvio delle trattative per l'ottenimento dei visti da parte dell'Ambasciata italiana.
6. Sono state eseguite osservazioni particolari nell'occasione delle elezioni per il rinnovamento del Parlamento della Serbia.
7. Si è incominciato a prendere contatti con l'agenzia di stampa Tanjug ed altri sono in vista per l'acquisizione di dati riguardanti l'esposizione delle popolazioni locali al rischio di malattie connesso all'utilizzo di uranio impoverito durante i bombardamenti.
8. Si è posto mano alla traduzione in inglese dei documenti fondamentali al fine di utilizzarli per allacciare rapporti con le altre organizzazioni non governative operanti nei settori in qualche modo confinanti con quello in cui è operante la nostra.
9. Si sono incominciate trattative per l'eventuale pubblicazione di un libro riguardante l'esperienza della scuola materna di Valjevo durante i bombardamenti su proposta dall'ex-direttrice della scuola.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Nella nuova situazione politica, la proposta dei gemellaggi va in grossa parte ricostruita.
La reazione del nuovo direttore della scuola di Aleksinac è stata estremamente significativa. Il momento in cui sono nate le sue perplessità è stato quando si è detto che l'organizzazione si ispira alle idee del Mahatma Gandhi. E' da lì che egli ha iniziato a non seguire più né mostrare effettivo interesse in quello che gli si cercava di dire.
Può essere utile rifare i bagni della scuola, o i pavimenti, alcuni dei quali particolarmente disastrati e decisamente pericolosi per i bambini che la frequentano, a rischio di inciampare nelle buche che vi sono, o forse sarebbe di maggiore importanza il dono di attrezzature didattiche che sono completamente mancanti, ma se non riusciamo a trovare noi la maniera di costruire assieme dei percorsi piccoli ma reali di pace, non credo che utilizzeremo in maniera proficua le nostre fatiche.
Un caro saluto a tutto il Consiglio
Angelo e Rolando
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giugno 2000
I CONTATTI
Gruppo di sostegno ai profughi di Zemun
Nelle scorse settimane ho fatto visita al centro di sostegno ai profughi e alle ragazze madri di Zemun. Si tratta di uno dei famosi laboratori decentrati messi in piedi in questi mesi dalle Donne in Nero. In realtà non cè un legame diretto tra le due associazioni, se non per il tramite di Rada Zarkovic, coordinatrice del centro di Zemun e attivista delle D.I.N.
Il centro lavora coi profughi provenienti dalle ex Krajne, dalla Bosnia e con quelli arrivati dal Kosovo dopo i bombardamenti. Tra le attività del gruppo vi è, ovviamente, il sostegno psicologico ai profughi, ma anche alle ragazze madri in difficoltà (cè persino un ragazzo padre...), assistenza nei rapporti con le autorità, aiuto nel reperire medicinali. Parallelamente a questo, il gruppo ha messo in piedi un laboratorio artigianale dove gli "utenti" del centro lavorano alla produzione di tappeti, borse in stoffa etc. Si tratta, oltre che di un modo di dare un "impiego" a persone altrimenti ridotte a totale passività, anche di una forma di autosostentamento del centro e dei suoi utenti/volontari. I manufatti così prodotti, vengono poi smerciati nel piccolo negozietto che il centro stesso gestisce a Zemun. Ma ovviamente il mercato è qui molto limitato, sia a causa della crisi economica, sia per il generale disinteresse della popolazione verso il proprio patrimonio folclorico (si tratta di prodotti realizzati in genere rispettando colori e disegni tradizionali serbi). Insieme con Rada, abbiamo pensato di cercare di estendere la commercializzazione di questi prodotti alla rete di commercio equo e solidale italiana. Per fare questo, oltre che di consigli e pareri, avrei bisogno anche di qualche aiuto logistico. So che le due principali catene di commercio Equo e solidale in Italia sono "Altroconsumo" e "Commercio Equo&Solidale". Avrei però bisogno di ottenere informazioni sul modo per contattarli, la loro mail o anche soltanto un indirizzo o recapito telefonico. Al centro di Zemun, nel caso in cui lidea prendesse spessore, si potrebbero aggiungere molti altri laboratori di sostegno ai profughi, sparsi un po per tutto il paese e facenti capo a diverse ONG locali.
Il nostro ruolo sarebbe ovviamente solo quello di fare da tramite e di individuare in loco alcuni di questi gruppi.
Operazione Colomba
Nei giorni scorsi sono stati a Belgrado anche i ragazzi della Operazione Colomba. Insieme abbiamo preso una serie di nuovi contatti e avviato alcuni interessanti progetti comuni.
1) Radmila Lazic: Poetessa di rilievo, intellettuale, membro permanente del PENCENTAR (il club serbo degli scrittori), Radmila Lazic ci ha dipinto un quadro della situazione attuale piuttosto sconfortante, non tanto o non solo per la repressione di regime sulle voci di dissidenza (che comunque esiste, anche se concentrata su base etnica), quanto per il conformismo dilagante negli stessi circoli intellettuali della capitale. Lo stesso PENCENTAR ci ha spiegato - al momento dellarresto di Flora Brovina (poetessa albanese, pacifista, impegnata nel movimento femminile delle donne del Kosovo, condannata a dodici anni di prigione per "sostegno alle attività terroristiche dellUCK") esitò ad impegnarsi pubblicamente contro questo arresto pretestuoso e strumentale. Radmila Lazic, in quanto poetessa e femminista, fu inizialmente la sola a prendere una posizione di netta condanna dellaccaduto. Trovandosi, per qualche tempo, isolata in seno alla propria stessa associazione, che le aveva dato mandato di seguire il processo, ma astenendosi da rilasciare dichiarazioni pubbliche... Il problema, a suo avviso, non è soltanto la paura del regime, ma il timore del "politicamente scorretto" alla serba. Ovvero, secondo molti intellettuali locali, sarebbe politicamente scorretto impegnarsi a difesa di unalbanese, sia pur di rilievo quale Flora Brovina, finché la questione dei serbi del Kosovo non sia risolta.
2) OTPOR: Dei ragazzi di OTPOR si sa quasi di più in Italia che in Serbia. Ad ogni modo, OTPOR è soprattutto un movimento giovanile (ma al suo interno sono impegnate persone di età diverse), nato in ottobre 1998 nel corso di alcune manifestazioni studentesche a partire dalle facoltà di lettere, legge e economia. Più che di un movimento unitario, in realtà si tratta ormai di una rete di gruppi diffusi capillarmente in diverse città grandi e piccole della Serbia. Gruppi coordinati fra di loro in attività di sostegno reciproco, ma indipendenti gli uni dagli altri quanto a progettazione di iniziative e "spessore" politico. Al momento OTPOR è presente coi suoi rappresentanti in 124 città e in 57 di queste ha una propria sede ufficiale. 40.000 membri, prevalentemente studenti (stando ovviamente alle loro dichiarazioni). Le città dove sono più massicciamente e visibilmente presenti sono Belgrado, Nis, Kragujevac, Novi Sad, Uzice. In 16 mesi di attività i membri di OTPOR arrestati anche solo per qualche giorno, sono stati oltre 1200 e attualmente 2 studenti di Pozarevac sono in attesa di processo.
Simbolo del movimento è il famoso "pugno serrato" (ma si tratta di un movimento non violento per statuto).
Le cinque dita del pugno rappresentano i cinque elementi su cui i membri di OTPOR fanno affidamento nella loro resistenza al regime: 1) loro stessi, 2) la coalizione "opposizione unita" (non i singoli partiti di opposizione, ma il coordinamento unitario in cui sono riuniti), 3) la rete di ONG locali, 4) i sindacati indipendenti 5) figure di rilievo pubblico che li vogliano sostenere (intellettuali e personaggi pubblici in genere).
Dalla sua, OTPOR ha una grande creatività, che lo rende visibile e interessante, molto più vitale nelle sue iniziative rispetto a unopposizione asfittica e che perde ogni giorno di credibilità. Non di rado OTPOR stesso funge da stimolo allopposizione istituzionalizzata nel proporre idee nuove. La debolezza del movimento, è invece una certa immaturità politica (anche anagrafica...) e, a mio avviso, qualche problema di penetrazione nei diversi strati sociali del paese.
Soprattutto, ciò che rischiano i ragazzi di Otpor è di scomparire, spazzati via da unondata di repressione nemmeno troppo violenta, non appena cali la popolarità interna e internazionale di cui oggi godono.
Si tratta comunque di un movimento che non va lasciato a se stesso. Con Giampiero Cofano e i volontari dellOperazione Colomba ci siamo impegnati ad aiutarli nellelaborazione del loro sito in Italia (esiste già un sito di OTPOR in serbo, uno in inglese, e sono in preparazione quelli in altre lingue). Personalmente, mi occuperò della traduzione dei testi, mentre i volontari della Operazione Colomba si faranno carico della apertura del sito stesso (probabilmente appoggiandoci a PEACELINK). Il motivo per cui ci è stato chiesto di aprire un sito "italiano" oltre che in italiano è appunto il timore di una ondata di repressione. Nel caso in cui il sito jugoslavo di OTPOR venisse chiuso forzatamente, il movimento potrebbe comunque appoggiarsi a quello italiano.
3) Gruppo obiettori di coscienza: I gruppi che in Serbia portano avanti il discorso dellobiezione di coscienza sono diversi, ma tutti piuttosto embrionali. Uno di questi fa capo, come molte altre iniziative, alle Donne in Nero, che offrono il proprio sostegno alla causa e, dato non irrilevante, la propria sede per gli incontri settimanali del gruppo. In realtà, quella degli obiettori non è unassociazione reale, ma un gruppo di persone, perlopiù giovani, impegnati nel diffondere lidea stessa dellobiezione di coscienza come diritto. Organizzano incontri pubblici in diverse città della Serbia, soprattutto al sud, dove si è sentito di più il peso dei richiami alle armi nel corso della guerra in Kossovo e dove maggiore è stato perciò il numero delle vittime. Purtroppo le loro iniziative mancano al momento di sistematicità (ma hanno già pubblicato un loro bollettino mensile). Si tratta comunque di una delle poche realtà impegnate direttamente in questo campo (un po tutte le ONG parlano di obiezione di coscienza, ma nessuna a quanto pare ha un impegno specifico nel campo). Attraverso di loro, cercherò di ottenere qualche dato più preciso sul numero degli obiettori presenti in Jugoslavia (in realtà sono pochissimi, data la scarsa diffusione del concetto stesso di obiezione e disubbidienza civile) e su quello dei disertori. Molti di questi, a quanto abbiamo saputo, dopo essere espatriati clandestinamente per sfuggire al richiamo, sono tuttora ospitati in campi collettivi in Ungheria e Bosnia, in attesa che i governi occidentali decidano se concedere loro lasilo politico oppure no.
Sarebbe interessante, sempre in collaborazione coi volontari dellOperazione Colomba, ottenere più dati al riguardo e organizzare una campagna di informazione in Italia per quanto riguarda il diritto dasilo e, in Serbia, per quanto riguarda il diritto allobiezione. In questo ultimo caso si tratta semplicemente di appoggiare i gruppi già esistenti e offrire loro il proprio aiuto (che ci è stato richiesto), magari organizzando insieme il famoso incontro di educazione alla non violenza, o invitando alle loro iniziative obiettori italiani che portino la propria testimonianza
Breve aggiornamento sulla repressione nei confronti delle ONG locali
Per il momento tutto tace. La polizia da qualche giorno non si presenta più dalle Donne in nero (ma linchiesta non può dirsi archiviata, se non altro perché nessuno sa quale ne fosse la ragione ufficiale). E non ho notizie di altre ONG visitate.
Mercoledì prossimo si dovrebbe comunque svolgere una manifestazione di protesta, alla quale prenderanno parte membri delle 3 ONG vittime del controllo di polizia (stesse modalità, interrogatorio del responsabile del gruppo, ispezione finanziaria ufficiale, ma senza capi daccusa dichiarati) e vari altri gruppi.
Non sarà comunque una manifestazione "di massa". A Belgrado per lo meno, un po tutte le ONG versano infatti in condizioni di isolamento piuttosto serie.
Maurizio
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8 - 15 aprile 2000
I CONTATTI
Postpessimisti
Hanno già comunicato la loro piena disponibilità allincontro e mi faranno avere i nomi dei partecipanti al più presto (ferma restando la presenza dei due ragazzi fuggiti da Pristina nei mesi scorsi). Ho inviato una e-mail al centro per lamicizia tra i popoli di Pristina per un primo contatto.
Donne in Nero
Stasa Zajovic, di rientro dallItalia, mi ha chiamato a casa per la solita questione della pubblicazione in italiano sullattività recente delle ZUC, ma soprattutto (!) per raccontarmi (in termini MOLTO positivi) dellincontro avuto con Silvano nei giorni scorsi. Le ho girato linvito in Italia per maggio. Lei non ci sarà, ma quasi sicuramente verrà Rada Zarkovic con qualcunaltra delle ZUC.
Cooperazione Italiana
Lattuale responsabile dellagenzia è il dr. Bartolini, che ha sostituito il dr. Micciche con cui Francesca era in contatto. Anche il dr. Bartolini, trasferito qui dal Kosovo dove stava fino ad alcune settimane fa, conosceva già i Berretti tramite di Alberto Labate. Mercoledì scorso (19/4), presso la sede della Cooperazione, si è svolto un incontro di "tutte" le ONG italiane operanti nei Balcani. In realtà erano presenti soprattutto le grandi ONG, ICS, COOPI, INTERSOS, espertissime nella gestione dei finanziamenti governativi (ECHO, progetto "Città-Città", etc.), con una concezione che definirei tecnicistica dellaiuto umanitario. Anche la qualità dellincontro ne ha un po risentito (largomento principe sono state le clausole contrattuali imposte dallo Stato italiano alle ONG nellelargire i fondi). Al riguardo cè però una novità interessante. La possibilità di ottenere finanziamenti per "microprogetti" (costo complessivo non superiore ai 50.000 DM) di fornitura (arredi e simili) o riabilitazione di edifici pubblici. In pratica lONG segnala il singolo caso allufficio della Cooperazione, presenta il progetto relativo e, se il progetto è accettato, se ne ottiene il finanziamento in tempi piuttosto brevi (attenzione, non anticipato: 80% a stato di avanzamento lavori, il restante 20% a lavoro ultimato). La procedura sembra relativamente agile (trattandosi pur sempre di contratto Stato/privati), grazie al fatto che lautorizzazione del progetto stesso non passa per Roma ma è decisa in loco. Il progetto, e il finanziamento, sarebbero preventivamente presentati alle altre ONG riunite per loccasione a garanzia della trasparenza della procedura. Penso che sarebbe lideale per interventi forse troppo onerosi per noi (vedi pavimentazione scuola di Kraljevo-Bogutovac, etc.), ma irrilevanti per unagenzia governativa. In più, almeno per ciò che riguarda questi microprogetti gestiti localmente, sembra essere passato il principio che laiuto umanitario resta tale, a prescindere dalla colorazione politica di chi lo riceve, ovvero che non ci si puo limitare ad operare nelle famose 5 municipalità guidate dallopposizione, abbandonando a se stesse quelle dove ha vinto la coalizione governativa.
Zdravo da ste
Segnalo solamente la possibilità, per ora teorica, di invio di volontari e collaborazione tra lo Zdravo da ste e il gruppo scout di Fossano (CN). In questi giorni è a Belgrado per motivi di studio una delle responsabili del gruppo di Fossano, Cinzia Apra (anche lei studentessa di slavistica a Torino), già attiva nel volontariato cattolico a Mostar e in Erzegovina. A titolo per ora privato, si è interessata molto al lavoro dei Berretti e a quello di Zdravo da ste e si èimpegnata a trasmettere la proposta di scambio di volontari agli altri membri del gruppo.
Resurces de Animation Intercultural (RAI)
Sono in questi giorni a Belgrado, su invito delle Donne in nero, anche i ragazzi del RAI, un gruppo di volontari catalani (Barcellona), già operante in altre aree dellex Jugoslavia, Bosnia e Krajna in particolare. In Catalogna, operano soprattutto per valorizzare le culture locali, ma in unottica di scambio e confronto con realtà altre. Durante il periodo dellintervento NATO, attuarono una forma di protesta sul modello di quella delle Donne in Nero, 15 minuti di sit-in, in silenzio, ogni mercoledì in una piazza centrale di Barcellona. Sono qui per un primo contatto, ma il loro progetto è molto vicino al nostro: costruire rapporti regolari di scambio culturale (in prospettiva vorrebbero essere presenti a Belgrado stabilmente), soprattutto con associazioni giovanili e gruppi della società civile. Lobiettivo è duplice: contrastare lisolamento internazionale nel quale la Jugoslavia è tenuta forzatamente dallembargo; rompere il muro di silenzio e di indifferenza con cui i mezzi di informazione spagnoli - zelantissimi fino alla primavera scorsa nellinformare sul genocidio in atto in Kosovo e sul carattere umanitario dellintervento NATO - hanno avvolto la situazione di oggi in Jugoslavia.
A PROPOSITO E AL DI LA DELLA MANIFESTAZIONE
Delle grandi manifestazioni di piazza di venerdì scorso a Belgrado, sicuramente si è parlato molto anche in Italia. 30.000 partecipanti secondo i giornali di governo, 200.000 secondo quelli dellopposizione, la grande affluenza alla protesta dimostra comunque la capacità dei partiti di opposizione di mobilitare i cittadini quando si presentano uniti. Dimostrano soprattutto la capacità della gente di mobilitarsi per una prospettiva credibile di cambiamento. Quanto la manifestazione della settimana scorsa abbia reso più "credibile" lopposizione serba resta invece da verificare, così come la credibilità della sua unità ritrovata, soprattutto alla luce delle polemiche interne e dei veti incrociati che gli organizzatori della protesta si sono scambiati quasi fino alla vigilia, per decidere chi avrebbe avuto il diritto, e in quale ordine (!), di salire sul palco e parlare alla folla riunita. Persino "BLIC", la principale testata di opposizione, di tanto in tanto non resiste a fare dellironia sullincredibile rissosità dei diversi partiti dellarea antigovernativa. Sulle grandi questioni di programma (Kosovo, autonomie locali, economia), la sola soluzione su cui sembrano tutti daccordo, è la nomina di commissioni interpartitiche per discutere della posizione da assumere di volta in volta, alcune di queste commissioni esistono da mesi, si riaggiornano continuamente, senza partorire nulla di concreto. Intanto, Draskovic (SPO) vola a Mosca per conto suo a cercare benedizioni (e visibilità per il suo partito) dal grande fratello russo. La Tv di stato invita i leader dellopposizione ad una trasmissione intitolata "Quinta colonna", ideata come linciaggio mediatico dellopposizione stessa, bollata come traditrice della patria, e Djindjic, da solo, decide di prendervi parte, mentre tutti gli altri capi-partito ne prendono le distanze.
Nel frattempo, aumenta in modo strisciante la stretta del regime sulle voci di dissidenza. La notizia più allarmante di questi giorni riguarda una nuova legge sulle ONG in discussione in parlamento. Se, come è probabile, verrà approvata, tutte le ONG jugoslave dovranno rifare domanda di iscrizione al registro delle ONG nazionali (fin qui nulla di drammatico, anzi, potrebbe aiutare a districare un po la jungla dei vari gruppuscoli nati in questi anni, talvolta col solo scopo di rastrellare soldi là dove possibile). Non solo, ma sarà loro proibito ricevere finanziamenti di qualsiasi genere dallestero e, qui sta la trappola, esiste il serio timore che dovranno dimostrare di non averne mai ricevuti, il che metterebbe fuori legge i 3&Mac218;4 delle associazioni jugoslave, ZUC comprese.
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25 marzo - 5 aprile 2000
I CONTATTI
Postpessimisti
Sono finalmente riuscito a prendere contatto con i Postpessimisti di Belgrado. Qui, a quanto pare, tutti sanno della loro esistenza ma nessuno mi sapeva dare il loro indirizzo preciso. Il gruppo dei postpessimisti è in realtà una rete di associazioni, della quale fanno parte ragazzi di età compresa fra i 16 e i 20 anni. Altre sedi dei postpessimisti, oltre a quelle di Belgrado e di Pristina, sono a Zagabria, Mostar, Tuzla, Subotica, Sarajevo, Nis, Kikinda (YU), Mestinje (SLO). Nati nel 94 a tre anni dalla disgregazione dellex Yugoslavia, hanno per scopo dichiarato quello di "COSTRUIRE PONTI, ATTRAVERSARE FRONTIERE" e le frontiere che intendono attraversare sono quelle "della diffidenza, del pregiudizio e dell'odio". Lavorano soprattutto su un piano artistico e di cultura, si rifanno ai principi della nonviolenza e del pacifismo, ma rifiutano unetichetta politica (in questo c'è forse un dato generazionale che vale anche per i giovani in Occidente, sommato alla sfiducia della gente verso le proprie istituzioni politiche, tipica della Yugoslavia) e si difendono dalle accuse di "Yugonostalgia" come se fosse un peccato capitale. Sta di fatto che tentare di costruire legami tra giovani appartenenti a repubbliche ufficiamente nemiche, ha già una valenza chiaramente politica e che queste repubbliche sono quelle della ex-yugoslavia. Non sarà la nostalgia della vecchia Yugoslavia come entità politica, ma sicuramente è la nostalgia di uno spazio culturale e sociale più ampio dei piccoli orticelli autoreferenziali serbo, croato, kosovaro, sloveno, etc.
Ad ogni modo, i ragazzi del gruppo di Belgrado sono fortemente interessati a incontrarsi con i loro omologhi di Pristina. In Italia c'è già un comune, quello di Riccione, pronto ad accoglierli. Non resta che organizzare i dettagli e trovare il modo di contattare via email il centro per lamicizia fra i popoli di Pristina, di cui fa parte Alberto LAbate.
Zdravo da ste
Ho ripreso i contatti con gli operatori dello Zdravo da ste (hi neighbour), con cui nei mesi scorsi già Riccardo Luccio aveva stabilito un primo contatto. Nelle relazioni di Riccardo si possono trovare tutti i dati relativi allassociazione, nata nel 92 su iniziativa di un gruppo di psicologi yugoslavi per dare sostegno ai rifugiati dei campi profughi distribuiti un po in tutta la Serbia e la Repubblica serba (di Bosnia). Il loro lavoro si divide in tre programmi principali: programma di sostegno agli anziani, programma rivolto ai bambini e ai giovani, programma etnico (laboratori artistici nati con lo scopo di offrire possibilità di realizzazione alla creatività individuale e, contemporaneamente di conservare e arricchire con lo scambio di esperienze il patrimonio di tecniche e tradizioni artigianali locali). Proprio in virtù di questa loro impostazione "antropologica" le possibilità di collaborazione e di scambio di esperienze con Zdravo da ste sono pressoché infinite. Vanno dallo scambio di volontari che potrebbero offrire il loro sostegno allattività nei campi profughi dove sia presente il team di Zdravo da ste, al gemellaggio con cooperative rivolte al disagio giovanile in Italia, allo scambio di esperienze fra insegnanti e psicologi italiani interessati e i volontari dellassociazione yugoslava. Attualmente, Zdravo da ste, collabora già con un gruppo di volontari giapponesi che ha fatto loro visita nelle settimane scorse.
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1 - 15 Dicembre 1999
I CONTATTI
Dan e Ivana Hess
Ho incontrato questa coppia di americani che resterà a Belgrado fino a settembre. Prima di qui sono stati 6 mesi a Tirana, prima ancora in Russia. Uno dei compiti di Ivana e Dan é creare una rete degli operatori che lavorano nei Balcani per la pace e la riconciliazione. I primi contatti, oltre che a Belgrado, sono, per ora, a Pristina, a Tirana e a Skopie. I principi della rete sono in accordo con quelli dei Berretti (nonviolenza, riconciliazione) e vedremo come evolverà la cosa.
Il Savet
Il Centro di Consulenza delle donne in cui lavoro, di cui ho parlato in una precedente relazione, non ha ottenuto nessuna forma di finanziamento dall'inizio del bombardamento e sta esaurendo le proprie risorse economiche. Il centro ha bisogno di cira 800 DM al mese (450 DM se ne vanno solo per l'affitto, poi ci sono le bollette, le spese di cancelleria, le spese per le avvocatesse che richiedono documenti per le donne...). Forse possiamo spargere la voce e trovare qualche gruppo, magari femminile, interessato a dare il proprio aiuto.
I profughi di Chardak
Domenica 5 dicembre ho visitato il campo profughi di Deliblatska Peshchara, non lontano da Panchevo. Il nome del campo é "Omladinsko Naselje Chardak" (Campo della gioventù Chardak): prima di ospitare i profughi era un campo estivo in una zona molto particolare dal punto di vista naturale, al limitare di un bosco con una zona lagunare (in serbo peshchara vuol dire terreno sabbioso). Ho dovuto affittare una macchina perché il campo è completamente isolato (arrivati al campo, la strada diventa un sentiero che si perde nel bosco) e chiedere l'accompagnamento di un fotografo professionista, abituato a lavorare in situazioni del genere. Emotivamente non è stato semplice visitare il campo, anche perché per me era la prima esperienza del genere e la presenza del fotografo è stata molto importante.
Nel campo vivono adesso 756 persone (all'incirca 200 famiglie), di cui quasi 150 minorenni (20 sono i bambini al di sotto dei tre anni e 50 quelli che frequentano le scuole elementari). Circa la metà di questi profughi sono arrivati qui dalla Croazia e dalla Bosnia-Herzegovina tra il 1992 e il 1994, gli altri sono arrivati quest'anno dal Kosovo. Alcuni di questi sono 'doppi profughi', cioè persone arrivate in Serbia dalla Bosnia o dalla Crozia, 'dislocate' in Kosovo dal governo serbo e costrette adesso a lasciare di nuovo tutto per la seconda volta.
In particolare ho conosciuto la famiglia di Milka Rekic, con il marito, il figlio Sava, la nuora Ranka e la nipotina Morana. Provengono dal paese di Daruvar, nella Slavonia (Croazia). Erano contadini, abbastanza benestanti e Milka mi ha racccontato che fino a 10 anni fa ogni tanto andava a Trieste a comprare degli oggetti per la sua casa, alla quale teneva molto. Daruvar era abitato solo da serbi ed é stato raso al suolo. Quando sono scappati la nuora era incinta e nella fuga il marito di Milka é stato ferito ad un occhio. Nel campo, per i primi 4 anni hanno vissuto in 6 in una stanza: Milka, il padre, il marito, il figlio, la nuora e Morana, la nipotina, che é nata nel campo. Quattro anni fa sono andate via alcune famiglie e Milka, il padre e il marito si sono trasferiti in un'altra stanza; poi il padre é morto e da allora Milka e il marito hanno una stanza tutta per loro. Adesso la situazione é diventata di nuovo più difficile, per l'arrivo dei nuovi profughi. Nel campo ci sono sei palazzine di due piani ciascuno e dieci stanze per piano. Per ogni piano c'é un solo bagno, con tre lavandini in comune, un servizio per le donne e uno per gli uomini e delle docce, che ormai sono quasi tutte fuori uso. Nella palazzina di Milka per lavarsi usano delle tinozze; nella palazzina dove ci sono solo profughi del Kosovo nei bagni non c'è acqua corrente. Dove funzionano, i bagni sono l'unico posto in cui arriva l'acqua e quindi anche stoviglie e vestiti vengono lavati lì. C'é un'infermeria, con una infermiera ma senza dottore e senza medicine, disinfettanti, cerotti,...
Il campo é completamente isolato: c'é solo lo scuola-bus, che porta gli studenti al paese più vicino, Deliblat, a 7 km. A Deliblat c'é solo la scuola elementare, gli studenti più grandi devono proseguono per Kovin, a 17 km. dal campo. Per gli studi superiori bisogna andare a Panchevo, ma senza macchina é impossibile andare avanti e indietro in giornata e così gli studenti hanno dovuto affittare delle stanze a Panchevo, in cui abitano anche in 6; quando tornano il venerdì sera spesso devono fare a piedi i 7 km da Deliblat al campo.
La gente che vive a Chardak non ha nessuna prospettiva. Ogni giorno é uguale al precedente. Ranka mi ha raccontato che la mattina si alzano e l'unica cosa che possono fare è pensare a cosa mangeranno quel giorno. In qualche modo sono prigionieri del campo, perché lì almeno hanno un tetto, elettricità, acqua e (abbastanza spesso) riscaldamento gratuiti. Sarebbe molto difficile trovare da vivere altrove, anche per i più giovani, considerando le attuali condizioni economiche della Serbia. Gli unici lavori saltuari per la gente del campo sono la raccolta delle mele e lavori di manutenzione dei campi (canali, argini, steccati,...). Fino all'anno scorso alcuni, per esempio Sava e Ranka, andavano in Montenegro a lavorare per la stagione turistica, ma quest'anno neanche questo é stato possibile, per via dei bombardamenti. Nel tempo, alcune organizzazioni hanno visitato il campo e fatto foto, ma solo una volta i profughi hanno ricevuto aiuto (10 DM per bambino da parte di una NGO olandese, alcuni anni fa). Questo é quello che hanno detto pure a me: "Hai fatto le tue foto e adesso te ne vai e a noi, come sempre, non ci aiuterà nessuno."
Le richieste principali dei profughi sono: cibo, medicinali, prodotti igienici, vestiti, scarpe, materiale scolastico per i figli. Porterò in Italia le foto scattate nel campo. Penso che 'Bread of Life' sarebbe il partner ideale per questo progetto, che deve essere condotto con una certa flessibilità, perché probabilmente ogni famiglia avrà necessità diverse, a meno che non si vogliano semplicemente distribuire direttamente i soldi alle famiglie. L'altra parte del progetto sarebbe trovare una scuola, un gruppo, un'istituzione per scambi culturali con i ragazzi minorenni del campo. La situazione psicologica di questi ragazzi é molto difficile: hanno trascorso più della metà della loro vita in questa situazione. Le ragazze arrivate a maggio dal Kosovo mi hanno detto che é non é semplice fare amicizia con i coetanei che sono nel campo da più tempo, che questi ragazzi non dimostrano nessun interesse per lo studio, perché non hanno nessuna speranza in un futuro diverso: non riescono più a vedere che può esserci una vita al di fuori del campo.
Saluti,
Francesca
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1 - 30 Novembre 1999
LE NOTIZIE
Francesca Vitale ci invia le ultime novità da Belgrado (1-30 novembre 1999).
Nell'ultimo periodo le notizie principali qui riguardano la reazione della polizia alle dimostrazioni degli studenti e l'introduzione del marco come valuta parallela in Montenegro. Sembra cha la settimana
scorsa (1-7novembre) sia arrivato un aereo pieno di tonnellate di marchi a Podgorica. La gente, scherzando, dice che adesso in Montenegro le arance costano 'un marco e quattro dinari'.
Si parla molto del fatto che lambasciatore italiano Riccardo Sessa è stato richiamato e del fatto che
probabilmente non ne sarà mandato uno nuovo. Già prima del bombardamento, Sessa era un personaggio molto popolare, quasi un personaggio pubblico, invitato spesso a spettacoli televisivi, concorsi letterari e di bellezza. Il fatto che egli probabilmente non verrà sostituito è visto dalla gente come lennesimo atto di punizione, che accentua la sensazione di isolamento. Attualmente è praticamente impossibile per i cittadini jugoslavi ottenere dei visti per lestero. A causa delle pressioni degli altri paesi europei, lambasciata italiana nei prossimi mesi non rilascerà visti multi-entry, se non in casi veramente particolari.
A Belgrado è cominciato il freddo, ma per ora non sembrano esserci problemi con il riscaldamento, nè con l'erogazione dell'energia elettrica. Nelle città dell'opposizione (Nis, Kraljevo, ...) si attende l'arrivo del carburante promesso dall'Occidente.
Black-out
La cittá è stata divisa in sei zone principali per quanto riguarda il razionamento dellenergia elettrica: sui giornali la descrizione delle sei zone e lo schema previsto per la sospensione dellerogazione dellenergia non sono molto precisi e cosí dopo le sette di sera preferisco non usare lascensore e salire a piedi i nove piani fino a casa. Nel nostro appartamento in Cvijiceva abbiamo avuto il black-out per due sere la settimana scorsa. Venerdí sera un cena da amici con menú sudamericano è stato reso piú romantico per lo stesso motivo.
La Legge sull'Amministrazione Locale
Alla fine di ottobre il governo serbo ha presentato la nuova legge sulle elezioni dei parlamenti delle
municipalità (i consigli comunali), approvata dal Parlamento e firmata dal presidente Milutinovic. Questa legge introduce un sistema elettorale diverso per le amministrative: vince chi ottiene più voti e si va al ballottaggio solo nel caso in cui due o più candidati ottengano esattamente lo stesso numero di voti. Nella situazione attuale, questa nuova legge penalizza fortemente l'opposizione. Un amico avvocato mi ha spiegato che se questo sistema elettorale fosse stato usato per i risultati delle ultime elezioni, nel parlamento di Belgrado, sui 110 posti presenti, l'opposizione avrebbe ottenuto 63 membri, anzicchè gli attuali 86. I partiti dell'Allenza per il Cambiamento hanno fatto sapere che non prenderanno parte alle elezioni locali con il nuovo sistema elettorale. Inoltre, le municipalità controllate dall'opposizione in tutta la Serbia hanno deciso di non pagare le tasse statali come protesta per l'adozione della legge.
Alcuni dati economici
I prezzi al consumo sono aumentati del 12.4% nel mese di settembre ed é previsto un tasso di inflazione simile per il mese di ottobre; il tasso di inflazione annua dovrebbe assestarsi intorno al 307%.
Il reddito medio in Serbia é il più basso rispetto a quello di tutti gli altri paesi dell'ex-Jugoslavia. Secondo le statistiche ufficiali attuali, il salario medio mensile in Serbia corrisponde a 85 DM al mese, rispetto ai 1.000 DM in Slovenia, 786 DM in Croazia, 378 DM in Bosnia e 315 in Macedonia.
Un commento
Durante queste settimane mi è capitato già alcune volte di assistere alle prediche di occidentali, volontari o funzionari di qualche organizzazione internazionale, che si comportano con latteggiamento di chi finalmente viene a insegnare come si fanno le cose.
Da piú parti ho ricevuto apprezzamento per il modo di fare dei Berretti Bianchi che sono stati qui fino ad ora, per il loro modo di impostare i rapporti con la gente, tesi alla conoscenza reciproca, improntati al rispetto, anche nelle differenze di opinioni.
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