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Caro Silvano,
questo e' il primo messaggio da Baghdad.
Ieri sera appena siamo arrivati, siamo stati accolti con un bicchiere di cola dai vicini di casa e siamo stati invitati a cena dai dirimpettai. Rosa ha cucinato degli spaghetti e loro ci hanno offerto della verdura. Un buon inizio.
La casa e' ottima. Una villetta di due piani con giardino davanti e sul retro un bellissimo parco nel quartiere Adamiyah, Il nome della strada e' Sel-ifi Islami, numero 10. Una cucina molto ampia, una sala da pranzo, due sale di ricevimento, una camera matrimoniale, un soggiorno, un ampio atrio al piano terra e al primo tre camere molto ampie e un bagno. ampi poggioli davanti e dietro. Per 1000 dollari al mese e' davvero regalata. E' della cognata di Saad.
La situazione, al primo impatto e' difficile da capire. Avendo girato relativamente poco ed essendo la citta' enorme, Ti posso dire che al primo impatto nei posti dove sono stato non sembra di essere stati in un luogo di guerra.
Rosa e Tusio mi hanno detto che stanotte ci sono state sparatorie, ma io non ho sentito niente, nonostante un impatto con il letto piuttosto pesante, a causa del caldo.
La presenza stessa dei soldati americani nella zona in cui Ti scrivo non e' particolarmente evidente, ogni tanto passa qualche mezzo leggero e qualche camionetta staziona di fronte a qualche negozio, non si sa nemmeno a che fine. Si lasciano anche fotografare.
Il coprifuoco scatta alle 11, ma non e' prudente uscire dopo le 8 o quando fa buio.
Ieri sera una pattuglia di soldati americani e' passata di fronte a casa, come pare faccia tutte le sere.
Ho trovato questo posto -Marush communications- da dove Ti scrivo: l'e-mail e' master76a@yahoo.com, il responsabile e' il dr. Bashar F. Esmaeel, con il quale ho concordato di scrivere messaggi in doppia lingua. Posso ricevere messaggi in italiano.
Abbiamo ancora problemi con i telefoni satellitari, ma stiamo cercando di risolverli.
I telefoni satellitari costano da 650 USD (se acquistati da queste parti) o 1500 in Italia.
Funzionano come i GSM, solo devi cercare il satellite puntando l'antenna del telefono verso Sud. Devi acquistare una scheda prepagata e poi puoi operare. Al momento sono l'unico mezzo di comunicazione funzionante, se non li hai sei fuori dal mondo. I GSM funzionano solo con una linea gestita dagli americani, che pero' viene solo concessa a rappresentanze diplomatiche e utenti del genere.
Oggi siamo stati al Circolo degli Artisti dove Tusio ha incominciato a lavorare per organizzare questa mostra di artisti Iraqeni in Italia. Dobbiamo tornare per incontrare Saad.
Ieri sera ha telefonato a Gianna Nannini. Quando potro' Ti raccontero' in dettaglio.
Saluti a Laura, ai Berretti e agli amici.
A presto Angelo
SOMMARIO
Caro Silvano,
incominciamo dalla casa. Ho convenuto con Tusio che la casa in cui ci troviamo adesso e' molto bella, ma non risponde alle nostre esigenze, in quanto troppo costosa ed eccessiva dal punto di vista dello spazio e delle prestazioni. Oggi dovremmo andarne a vedere un'altra, di cui Ti riferiro'.
Le informazioni che Ti posso dare non possono che essere piuttosto reticenti almeno fino a quando non avremo una e-mail interamente gestite da noi. Qui siamo ospiti e, dal momento che a mio avviso giustamente il gestore acquisisce i miei messaggi, non sono in grado di usare questo mezzo per comunicarTi tutto fino in fondo.
Ieri siamo andati a pranzo con Saad in un ristorante piuttosto lussuoso e io gli ho esposto il nostro progetto. Egli mi ha risposto che la societa' civile si sta in qualche modo costituendo, ma finora non c'e' ancora niente che possa essere preso come partner. Il sindacato degli artisti e' in ricostruzione dopo che e' stato cacciato il presidente, la societa' degli scrittori e' in avvio, ma finora l'unica realta' sono questi partiti nati come funghi e non si sa fino a che punto affidabili come partners. Peraltro le societa' di cui mi ha parlato Saad temo siano piu' corporazioni che vere organizzazioni della societa' civile. Ho sollecitato Tusio ad andare al patriarcato cattolico a vedere se si potesse rintracciare padre Shlemon ed avere un incontro anche con lui.
Saad mi ha riconosciuto appena mi ha visto e si e' ricordato del nostro incontro a Genova ed e' stato molto affettuoso. Mi ha detto che da tre mesi non va alla posta, ma che stamattina vi sarebbe andato per vedere se la tua ultima spedizione e' arrivata. Ieri ho conosciuto un suo fratello, che fa anche un po' da autista a Marino.
Come primi progetti di ricostruzione Saad ha fatto un discorso relativamente all'Accademia, ma a me francamente lascia perplesso. Capisco che l'Accademia e' importante in un paese in cui le arti, la tecnica, la scienza ecc. sono sempre stati importanti, ma credo che per noi il discorso prioritario sia il contatto tra le comunita' locali italiaene ed iraquene.
Adesso siamo invitati a mangiare il pesce al circolo degli artisti, ma tentero' di vedere con Tusio o con Marino se sia possibile andare alla sede della Mezza Luna Rossa, come avevamo fatto con la Croce Rossa in Serbija.
Sto facendo amicizia con Adnan, il figlio tredicenne dei nostri simpatici e molto accoglienti dirimpettai. Ieri sono andato con lui a comprare il latte, la pellicola per la macchina fotografica e a cambiare i primi 50 euro in 80600 Iraqi Dinars. Andare con questi ragazzini e' la situazione migliore per avere un buon incontro con le persone e non essere fregati.
La situazione. Non vorrei azzardare giudizi dopo due giorni che sono qui, ma mi sembra abbastanza chiaro che se l'apparenza di Baghdad e' abbastanza quieta di giorno, nonostante l'occupazione americana, di notte succede abbastanza di tutto.
Questa notte, per almeno due ore, ancora prima che scattasse il coprifuoco si sono udite sparatorie quasi ininterrottamente in varie zone della citta', anche nei pressi della nostra casa. Ad una certa ora gli Americani sono passati con grandi fari sui loro veicoli e quando illuminano, se vedono qualcosa sono talmente terrorizzati che sparano. In fondo, come al solito, quelli che vedi per strada, sono ragazzoni Yankees. Sapendolo, mi sono nascosto a fianco della finestra e quindi non e' successo niente.
Da informazioni raccolte stamattina pare che nella bibilica citta' della parabola del giudice e della vedova due figli del vecchio Fritz siano stati uccisi e che questo abbia causato reazioni in citta'. Comunque e' chiaro che se gli Americani non leveranno le tende da qui con una certa sollecitudine e' possibile che entro l'autunno scoppi di nuovo un bel casino.
Tusio sta sempre tentando di risolvere il problema con il Thuraya.
Ho chiesto a Marino di portarmi a Nasiriya con lui. Sto cercando di convincerlo. Penso che possa essere una buona cosa.
Mi sto anche abituando al caldo. Se per caso, Ti accorgi che in Italia arrivassero informazioni inquietanti, fai una telefonata ai miei per tranquillizzarli e digli che siamo in continuo contatto, che sto bene e non c'e' nessun problema.
Se ne hai voglia, gira i miei messaggi a norma.b@libero.it e giada.7@virgilio.it. Aspetto una Tua risposta. Eventualmente via telefono. Se Tusio risolve i problemi con il Thuraya, cerchero' di chiamarTi.
Saluti a Laura, ai Berretti e agli amici.
A presto
SOMMARIO
Caro Silvano,
innanzitutto per tranquillizzarTi, Ti diro' che Saad, ma non solo lui, sostiene che gli spariu dell'altra notte erano di gioia per la morte del figlio piu' temuto del vecchio Fritz. Fra quegli spari, qualcuno ha approfittato per mettere a segno qualche attacco contro i soldati Americani e pare ne abbia fatto fuori due. La notte e' pericolosa soltanto per i furti, che tuttavia continuano e terrorizzano parecchia gente.
Mentre mangiavamo il pesce alla Hewar Art Gallery, Saad mi ha detto che la guerra e' stata giusta. Gli Iraqueni non sarebbero mai riusciti a cambiare governo, ma che e' necessario che, compiuta l'operazione, la parola torni agli Iraqueni al piu' presto possibile.
Fino ad oggi ho trovato soltanto il taxista che mi ha accompagnato alla Galleria che mi ha detto che preferisce gli Americani al governo precedente.
Dopo il pranzo abbiamo accompagnato Rodhan Beha, un formidabile calligrafo e abbiamo conosciuto la sua deliziosa famiglia, in particolare una deliziosa bimba di 7 anni molto affettuosa e molto legata a Tusio.
Dopo siamo andati a vedere la casa ad al-Azaraq per scoprire con nostro dispiacere che essa e' gia' stata affittata per 6000 USD l'anno, 1000 in piu' di quanto mi ha detto Tusio che gli avevamo richiesto.
Abbiamo incontrato la signora che vi abita di fronte, una signora che e' stata a lungo in Italia e che vuole andare in Giordania per permettere al figlio - che si chiama Iraq, pur essendo nato in Italia - di terminare il liceo scientifico. Questo a causa del terrore che ha ad uscire di casa. Non apre nemmeno piu' il negozio di abbigliamento che ha in quartiere. Mi ha detto che gli Iraqueni non hanno "bisogno della carita', sono un popolo ricco". Per lei la guerra non e' stata giusta.
Al-Azaraq sarebbe il quartiere piu' "in" dal punto di vista della sicurezza, secondo Tusio, ma nessun quartiere in questo momento puo considerarsi sicuro, secondo le informazioni sino ad ora raccolte. Pare anche che vi sia un grosso afflusso di Ebrei che comprano case nei quartieri piu' lussuosi senza nemmeno discutere il prezzo, probabilmente per stabilirsi anche qui, approfittando della presenza degli Americani, che non mi pare poi discreta come Ti avevo scritto nel mio primo messaggio..
Quest'oggi abbiamo visitato l'ospedale della Croce Rossa Italiana, dove abbiamo consegnato ai bambini ricoverati o assistiti in ambulatorio dei pupazzi di peluche portati da Tusio. Vi ho anche incontrato una vecchia conoscenza, l'ex Assessore Dc al Personale del Comune di Genova, dr. Pasquale Di Pietro, insieme a due medici dell'Istituto Giannina Gaslini. E per fortuna vi abbiamo incontrato anche padre Shlemon, che incontreremo stasera alle 6. Incomincero' da lui a porre la domanda sulla questione del microcredito.
A pranzo abbiamo parlato con il ten. Barbieri, che comanda il reparto di carabinieri del reggimento dei paracadutisti Tuscania, che presidia l'ospedale. Ci e' sembrato una persona piuttosto motivata con la testa sul collo.
La delegazione e' composta da quattro persone. L'"anziano" e' Tusio. Il dr. Marino Andolina e' un pediatra dell'ospedale di Trieste, dove e' anche consigliere comunale di Rifondazione Comunista. E' stato in Bosnja, Kossovo, Afghanistan e viene una volta al mese in Iraq con dei soldi raccolti per l'ospedale di Trieste dal "Giornale". Intanto oggi ne ha approfittato per convenire il trasferimento in Italia di bambini che non possono essere curati qui. Ha intenzione di andare a Nasiriyah perche' dice che il rifiuto politicamente giusto delle ONG italiane di giustificare la presenza militare avra' come conseguenza l'abbandono dell'ospedale, e siccome il suo lavoro e' salvare la vita ai bambini, egli ci andra'. E io con lui. Rosa Rita e' la moglie di Ahmoud, l'architetto giordano che fa da corrispondente al tandem Tusio-Marino ad Amman. Sta raccogliendo interviste che poi pubblichera' su qualche giornale in Italia, credo. Poi ci sono io.
La nostra dirimpettaia e' Sarah ...
Ho avuto ieri in auto una discussione con Tusio. Egli si vuole a capo dell'operazione ambasciata di pace a Baghdad con altri 5-6-7 compagni, aperta come corpo civile di pace, reclamando un "salto di qualita'" da parte dei Berretti Bianchi, smettendo di fare cose piccole, ma "volando alto", con una provocazione politica. Di sicuro a Baghdad pare abbastanza piazzato bene, anche se finora ho visto che ha contatti con la borghesia. Egli contesta la scelta di interlocutori, dice che in una prima fase bisogna parlare con tutti, incontrare tutti, perche' l'ambasciata deve essere un punto di riferimento per tutto il popolo Iraqueno. Personalmente gli ho risposto che in questa situazione non vedo un popolo Iraqueno, del resto non ne vedo neppure uno italiano, a fronte delle diversita' che vi sono quanto ad interessi anche contrapposti. Egli mi ha risposto che questa e' filosofia e non serve. Tuttavia oggi, per es., mi ha dato un brutto segnale. Si e' fatto fotografare con Rosa assieme a padre Shlemon e, alla mia richiesta di allargare la fotografia anche a me, mi ha risposto che dopo l'avrebbe fatto.a cosi' non e' stato.
Non ho ben capito che cosa abbia fatto finora, se trovero' il modo di chiederglielo lo faro'.
Domattina molto presto andremo a Baquba.
Quanto alle ONG ho intenzione di fare una domanda esplicita a padre Shlemon e vediamo che cosa mi rispondera'.
Saluti a Laura, ai Berretti e agli amici
Insh'Allah.
SOMMARIO
Caro Silvano,
oggi e una giornata abbastanza di emozioni. Appena tornati da Bakuba, dopo lincontro e il pranzo con il dr. Raad al-Aiyhali, direttore dellospedale locale, che guarda caso vorrebbe venire a lavorare in Italia (e pneumologo), siamo stati ad al-Arazat, in una piazza dove era scoppiata una bomba una mezzoretta circa prima. Pare che la bomba fosse nascosta sotto un cartone e che la camionetta americana cui era probabilmente destinata vi sia passata sopra. Rosa non e riuscita ad avere notizie dai soldati Americani, ma Marino si e sentito dire che essi hanno avuto soltanto graffiature, niente di piu. Feriti invece gli impiegati della compagnia che dovrebbe fornire lauto per Amman per Tusio e Rosa.
Poco dopo il nostro arrivo sono arrivati due carri armati americani che hanno chiuso la strada. Nellandarcene via abbiamo visto che una pattuglia di soldati Americani aveva anche sotto controllo lo stradone adiacente alla piazza.
In mattinata ero stato svegliato alle 7,20 circa da alcuni spari. In questi casi non e mai chiaro se si tratta della cosiddetta resistenza Iraquena, di persone che si difendono da incursioni di rapinatori o di semplici spari magari di addestramento. Non va dimenticato che in ogni casa vi e almeno un mitra. Il ten. Barbieri ieri ci ha detto che lAmministrazione, che non e mai chiaro che cosa significa, autorizza il possesso di un.arma da fuoco per ogni famiglia, ma portarle fuori e consentito soltanto a persone autorizzate per compiti di ordine pubblico o affini.
Gia questa mattina, andando verso Baquba, poco fuori Baghdad, siamo stati fermati ad un coalition check point (questo e il nome con cui vengono chiamati) e alla mia richiesta di scattare una foto il soldato mi ha risposto intimandomi di mettere via la macchina fotografica. Gentile, avrebbe potuto prendermela e togliermi il rullino, soprattutto dopo che avevo gia fatto tre o quattro foto.
Per completare il discorso delle emozioni, Ti aggiungero che ieri, per andare da padre Shlemon e tornare verso casa sono passato in alcuni luoghi pericolosi, perche quasi totalmente in mano ai saccheggiatori, dove di giorno neppure gli Americani, se possono, passano.
Come Ti scrivevo ieri, e voglio precisare con lumilta di chi cerca tutti I giorni di rivedere gli elementi acquisiti fino a quel momento, la presenza degli Americani e molto variegata. Nel nostro quartiere, al-Adamiyah, che dimensioni paragonabili a cittadine italiane come le nostre Chiavari, Viareggio o simili, non vi e una gran presenza, tranne una passeggiata che i soldati si fanno verso sera (e ieri li abbiamo anche fotografati). Per la verita se ne sono anche fatti una stamattina. Ma nel Mansoor, che ha dimensioni di citta come Bologna, Firenze, Catania, vi sono posti non soltanto presidiati da carri armati e mitragliatrici tra sacchi di sabbia, ma per es. I Ministeri degli Esteri e della Difesa da pattuglie che girano per strada in continuazione attorno a questi luoghi, generalmente molto vasti e tutti circondati da mura, in linea di massima abbastanza devastati da bombardamenti.
Il dr. Raad ci ha detto, a proposito del massiccio acquisto di case da parte degli Ebrei che e stata ufficializzata la minaccia di morte nei confronti di chiunque fosse scoperto a vendere una casa ad acquirenti Ebrei o Israeliani.
Baquba poi e presidiatissima, e ogni notte o quasi la resistenza Iraquena compie attacchi. Baquba e una citta di 300/400 mila abitanti, che sta al centro di una provincia che ne conta 2 milioni.
Qui lo spazio per la nonviolenza e un bel casino, sara molto dura trovarlo. Ma e proprio per questo che vale la pena provarci.
Lincontro di ieri sera con padre Shlemon e stato piuttosto deludente. Lho trovato decisamente istituzionalizzato, a cominciare dalla panza cardinalizia che ha messo su. Molto caldo nei toni, ma di fatto freddo nei contenuti. Sulla questione societa civile, peggio che andar di notte. Nemmeno nella Chiesa Caldea, che e pure composta da persone generalmente benestanti appartenenti a ceti mediamente molto ricchi, stanno nascendo organizzazioni o aggregazioni. E padre Shlemon stesso non pare molto interessato a far qualcosa per farne nascere, a fondare una Pax Christi Iraquena o qualcosa di simile, magari secondo la cultura locale. Lunica cosa effettivamente interessante che mi ha detto e stata che la guerra non e stata giusta. Ma poi mi ha deluso molto quando ha citato come societa civile le suore. Quanto poi ai nostri progetti nessun reale interesse a causa delle ristrette dimensioni dellorganizzazione.
Ieri sera ho dato a Tusio il Tuo messaggio, presentandoglielo come una specie di investitura. Tuttavia ho dei dubbi sulla sua reale affidabilita. Intanto, al di la delle molte parole che fa, molto giuste, si presenta come litaliano caciarone, che conosce molto approssimativamente linglese (due righe oltre il Nando Mericoni dellAmericano a Roma), un po come I comnpagni di Castellanza con cui siamo andati a Novi Sad e poi soprattutto in Ungheria agli inizi di dicembre (di cui, del resto, ha la stessa origine). Gente che probabilmente non crede in molte cose in cui crediamo noi, come la formazione o quantaltro di simile. E un battitore libero. Di certo quello che ha fatto e portare cose di vario genere in varie zone, che gli ha permesso di allacciare tutta una serie di contatti, organizzare qualche manifestazione (per la quale si definisce un genio, non so fino a che punto ironicamente), qualche concerto con Gianna Nannini, qualche mostra di artisti Iraqueni in Italia, un volo di deltaplanisti credo proprio su Baquba, ma mi pare molto dispersivo, per certi versi. E poi ce un brutto segnale, non vuole farsi fotografare insieme. Tuttal piu con Rosa, che e poi la sua spalla.
Mi pare che una persona che potrebbe essere in procinto di iniziare un percorso di cui abbiamo discusso ancora ieri sera, che parte dal monitoraggio dei partiti politici e della situazione della nascente democrazia, per poi andare a quello dei diritti umani, non dovrebbe allargarsi e promettere tutto a tutti come sta facendo lui. Non so fino a che punto lAmbasciata di Pace in mano a uno come lui potrebbe avere la caratura che vogliamo darvi, Tusio compreso. Certamente uno come Tusio dovrebbe avere al suo fianco una persona come Fabiana, che potrebbe raddrizzare in qualche modo le sue impennate. Io gia sarei abbondantemente bypassato da lui.
Quanto al progetto del microcredito convengo con Tusio che non e da questo paese. LIraq non ha bisogno di questo, cosi come non ha bisogno di piani Marshall. In fin dei conti lItaliano e un popolo per cui lorgoglio nazionale non e mai stato una realta, il nostro e il paese dellarte di arrangiarsi. Chi ha avuto, ha avuto, ha dato, scurdammece o passato. Niente a che vedere con la Serbija o lIraq. Tante vero che nel nostro paese loccupazione Americana e stata accettata, non sono pochi quelli convinti che gli Americani ci abbiano liberato dai tedeschi. Abbiamo dato al mondo forse i piu grandi geni, ma culturalmente siamo colonizzati dagli Americani, che se il nostro Cristoforo non fosse arrivato sulle loro coste neppure esisterebbero. Eppure il cav. Pirlusconi pende dalle labbra di un alcoolizzato novello Joe McCarthy.
Piuttosto il monitoraggio della situazione, per es. con il contatto con tutti I partiti, nonostante come dice padre Shlemon siano tutti sorti per interessi, quello dei diritti umani (ieri sera Rosa si e rifiutata di accompagnarmi ad acquistare dei limoni perche stava tramontando il sole e mi ha detto che il negozio era troppo lontano nemmeno 500 mt a causa del rischio di rapimento).
Contatti con gli studenti, il discorso del collegamento fra le comunita locali, tutte cose di cui si e riparlato ieri sera, sono il compito dellAmbasciata, e soprattutto il tentativo di mettere in qualche modo mano alla riconciliazione che e il grande problema.
A partire dalla conoscenza della composizione sociale dei rapinatori e saccheggiatori che terrorizzano tutti i borghesi che abbiamo incontrato e con cui abbiamo contatti. Pare che vi siano cosiddetti delinquenti comuni, ma anche malavita Kuwaitiana, e forse di paesi limitrofi come Siria e Arabia Saudita, che approfittano della situazione di mancanza attuale di governo.
Tusio predica contro chi si accontenta di slogan, di pensare, ma non e del tutto chiaro che cosa riesce a lui di alternativo, parla di professionalita, ma di fronte a certe necessita non so come si porrebbe. Per es., per una persona che fa lAmbasciatore di Pace per conto di un Corpo Civile di Pace un minimo di conoscenza della lingua inglese sarebbe necessario, ottenere le cose senza forzature lo stesso. Egli invece sembra ottenere le cose proprio allitaliana. Sulla sua capacita di confrontarsi ho dei dubbi, credo che molte delle cose che ottiene siano soprattutto grazie alla sua capacita tutta italiana di suscitare simpatia. Credo che come Consiglio dovremmo avere un incontro con lui, molto duro, per valutarne leffettiva idoneita ad un compito come quello che potrebbe assumersi. Di sicuro ci vorrebbe al suo fianco una persona che comunque fosse in grado di equilibrare le sue lacune e non una persona che gli faccia da sponda come attualmente e, per es., Rosa.
Non credo che noi abbiamo bisogno di una persona che si vanta di aver mandato a quel paese lAmbasciatore italiano e magari in qualche modo aver ottenuto un visto.
Questi sono I miei dubbi. Stasera cerchero di parlargli ancora un momento, prima che egli parta per Amman, anche perche incontrarlo, come Consiglio sara abbastanza dura. Infatti dopo essere andato a Tunisi partira per Berlino dove Mohammed suonera nuovamente con Gianna Nannini e verso il 15 agosto Tusio ripartira per riaccompagnare Mohammed a Baghdad.
Domattina partiro per Nasiriyah con Marino, dove ci fermeremo probabilmente due giorni. Non so dirTi se questo e il mio ultimo messaggio da Baghdad, ma potrebbe anche esserlo, dati i tempi stretti.
Se puoi, comunque scrivimi lo stesso, cerchero di trovare un momento per fare un passo qui da Bashar nei prossimi giorni prima di partire.
Saluti a Laura, ai Berretti e agli amici.
InshAllah
SOMMARIO
Caro Silvano,
come vedi, il cambio di programma in corso dopera qui e la regola. Ieri siamo stati a Nassiriya, dove abbiamo lasciato una quindicina di scatole di medicinali, fra cui una di regolatori dossigeno.
Marino ha poi preso accordi per la donazione di un ecografo dismesso dal suo ospedale.
Abbiamo visitato la sede del contingente italiano dove abbiamo parlato con il magg. Vincenzo Lauro, portavoce del contingente italiano, dal quale Marino ha ottenuto disponibilita da confermare per il trasporto per via aerea della macchina e per il trasferimento dei bambini da curare in Italia.
Il distretto di Dhi Qar, quello al centro di cui si trova Nassiriya, e controllato dalla coalizione formata da italiani, rumeni (di cui ieri abbiamo conosciuto il capo del contingente, appena arrivato) e perfino da Coreani, che pare abbiano un attrezzatissimo ospedale da campo.
Il magg. Lauro ci ha detto che la criminalita e il principale problema.
Ci ha dato una bella notizia, dicendoci che nel distretto controllato dalla coalizione (con una minima presenza Americana) non ce coprifuoco, anzi comincia ad esserci frequentazione serale dei locali.
Purtroppo avevo un problema con la macchina fotografica, che sono riuscito a risolvere soltanto oggi, e cosi non ho potuto fotografare i relitti e le macerie delle battaglie di Kut e Nassiriya.
Ieri Tusio e Rosa, insieme a Mohammed, il cantante e suonatore di liuto sono partiti per Amman.
La notte e stata non particolarmente tranquilla, me nemmeno delle piu agitate. Sparare qui e normale. Te lop dice la gente. In fin dei conti, un autentico laboratorio per la nonviolenza.
Stamattina sono stato alla sede dellHilal Ahmar, la Mezza Luna Rossa dove ho parlato con il dr. Ahmed Tariq Raoof, capo del Dipartimento Relazioni Internazionali. Gli ho parlato di due generi di progetti: un collegamento fra piccole comunita Italiane e Iraquene per sostenere la ricostruzione di scuole, ospedali e realta locali e il microcredito, facendo lesempio del finanziamento della produzione di bottiglie dacqua da parte di una piccola comunita, piu ancora che la ricostruzione di una casa per una famiglia.
Egli mi ha dato lindicazione di tre ong, due di soccorso islamico (inglese e sudanese) e una della chiesa norvegese, di cui mi ha dato il numero di telefono.
Egli mi ha detto anche che ci puo mettere in contatto con persone che potrebbero essere disponibili ad affittarci un appartamento.
Per il progetto del collegamento fra piccole comunita locali, gli ho parlato di villaggi lontani da Baghdad, laddove il business della ricostruzione non arrivera, ma egli mi ha risposto che si potrebbe incominciare con qualche sobborgo di Baghdad.
Ho avuto fortuna e due autisti dellHilal Ahmar mi hanno accompagnato al Palestine Hotel, da cui ho raggiunto la sede Unicef che si trova nei pressi (per le dimensioni di Baghdad, questo significa a 1500 mt di distanza. A proposito, parlandoTi delle dimensioni del nostro quartiere, Al-Aadamiya, ho decisamente sbagliato, sono quelle di un medio capoluogo italiano di provincia (Parma, Reggio Emilia, La Spezia).
Alla sede Unicef ho parlato con Sardar M. Ali (e-mail: smohammed@unicef.org), del Child Protection Departement, che mi ha procurato un incontro con Ghassan Khalil, funzionario del Dipartimento, che tornera stasera da Amman, per domattina alle 12.
Sardar mi avrebbe anche invitato al Child Protection Coordination Meeting, che si terra il 31 alle 3 alla sede Unicef (Abouna Nuaas street). Se sei daccordo potrei chiedere a Giovanni, che si ferma sino al 5 di agosto se fosse disponibile a partecipare per noi. Se mi mandi un messaggio potrei anche vedere di lasciare qualche consegna a Giovanni di modo che utilizzando la sua presenza fino al 5 di agosto e il ritorno di Tusio verso il 15 qualche cosa si possa continuare.
Sardar mi ha detto che e in fase di istituzione il Ministry for Labour and Social Affairs (Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali), di cui sara responsabile il dr. Nazar, che potra in qualche modo essere il nostro interlocutore per I progetti di microcredito. Sara interlocutore sicuramente per lUnicef.
Sardar mi ha dato anche il riferimento del presidente dellorganizzazione di soccorso del nostro quartiere, dal momento che sono in via di formazione dei Consigli di Comunita, e Al-Aadamiya ne ha uno, il dr. Riad. Cerchero di parlare con lui del problema della riconciliazione, che per noi sarebbe il campo dazione principale. E fino ad ora e stata la Cenerentola degli argomenti trattati.
Appena fuori di qui cerchero di incontrare Giovanni. Spero anche di riuscire a telefonarTi per avere il Tuo benestare circa la richiesta di partecipazione a quella riunione, che potrebbe essere una sede in cui approcciare le altre ong. E vedere se ve ne fossero in formazione di Iraquene.
Cerchero di passare qui domattina prima delle 12 se Tu mi scrivi un messaggio, altrimenti dopo le 8 puoi provare a chiamare I numeri di Marino: 0088216/51176583 o 335/6136899.
Oltretutto nello stesso Hotel di Giovanni ha sede lAgenzia di Soccorso Islamico Sudanese.
Saluti a Laura, ai Berretti, agli amici.
InshAllah.
Angelo
SOMMARIO
Caro Silvano,
sono appena arrivato, un po' stanchino a causa del viaggio, che è stato molto più faticoso del previsto (oltre 4 ore in frontiera ieri pomeriggio ad Al-Karama sono state piuttosto snervanti) e l'arrivo alle 11 di sera, senza nemmeno poter avere 3-4 ore di tempo per rilassarsi, mangiare una cena magari con Ahmoud e Rosa, o comunque potersi rilassare un momento, ripartire alle 7 e mezza di mattina e in più i 40 minuti di ritardo dell'Intercity Roma Termini - Genova Brignole. Se ci aggiungi un autista nei confronti del quale ho avuto una reazione di questo genere: ho detto alla ragazza Iraquena che ha viaggiato con noi, testualmente: "Would you say, please, to this man, that I want to stop see him as soon as possible", puoi immaginare. Per maggiore informazione Ti dirò che questo autista ci ha inflitto comportamenti, servendosi della ragazza Iraquena come interprete, dirci nei pressi del confine che se ci avessero fatto delle domande avremmo dovuto rispondere che siamo fumatori, in quanto aveva infilato in ciascuno dei nostri zaini una stecca di sigarette (Marino aveva ipotizzato un pacchetto soltanto, abbiamo scoperto la vera quantità in albergo) e soprattutto pretendeva che la ragazza ci convincesse a dargli una mancia di dieci dollari a testa, non si sa bene a quale titolo. A tale scopo ha ingaggiato una discussione, durata grosso modo dalla discesa che comincia fra Al Rwayshid e scende sotto il livello del mare, ad Amman, con la ragazza. Inoltre Marino è stato costretto a pagare un taxista che segnasse la strada all'autista. Per dirTi come è finita, perfino la madre della ragazza Iraquena, che è venuta a prendere sua figlia al Manar Hotel ha fuinito per dire di tutto ad Ahmed (l'autista in questione). E Ahmed ha continuato a rimanere alla reception dell'Hotel in attesa non si sa di che. Anche questi sono elementi che non aiutano a rendere meno pesante un viaggio di due giorni e circa 3 mila km.
Al di là di questo. La situazione. La notte dopo il mio ultimo messaggio, ho avvertito, sentendolo da televisioni di vicini, la voce del rais, che infatti aveva registrato un messaggio trasmesso da Al-Arabiya, la televisione che, contrariamente a quel che risulta da queste parti, dove si crede che Al-Jazeera sia la più seguita, la gran parte degli Iraqueni vede. Ho letto poi che nel messaggio invitava gli Iraqueni al jihad, che qui si continua ad interpretare come la guerra santa (lo scrive perfino il "Jordan Times" di oggi), mentre è più probabile che il suo richiamo fosse alla lealtà nella resistenza all'occupazione americana. Inoltre, pur tenendo presente chi parla, credo che un senso di umana pietà dovrebbe far pensare che si tratta pur sempre di un padre a cui hanno ammazzato due figli, per di più senza un reale motivo, posto che esistano motivi validi per uccidere le persone, cosa a cui non credo. Dico questo anche dopo aver udito per alcuni giorni vari racconti circa Uday, il figlio minore del rais, che penso proprio che fosse uno psicopatico in preda a deliri di onnipotenza.
Comunque la risposta americana alla comparsa televisiva del rais non si è fatta attendere. Nella notte di lunedì infatti è stata bombardata una casa nel Mansoor. Non sono riuscito a sapere quanti sono stati i morti.
Probabilmente neppure la risposta Iraquena si è fatta attendere, se è vero quel che ha detto Marino, di aver sentito la mattina, poco prima della nostra partenza, il rumore di una bomba. Bisogna pensare che non di rado i rumori sono coperti da quelli dei generatori che rimangono in funzione tutta la notte, dal momento che ad una certa ora la corrente non viene più erogata, e le persone non stanno certo ad aspettare la ripresa per spegnere in tempo il generatore. I rumori dei generatori proteggono in un certo senso quindi tutti coloro che dalle finestre sparano contro gli occupanti e qualche volta usano armi un po' più potenti.
Veniamo a noi. Mi sarei mangiato le mani, perché se solo fossi potuto rimanere qualche giorno di più sarei andato più in là.
Proprio quando forse ho imbroccato il filone di lavoro, son dovuto partire. Come Ti avevo scritto, grazie al fido Adnan e a sua madre Um Sarah, sono andato di prima mattina al Noman Moustashwa, in cerca del dr. Riad. Adnan mi ha fatto perfino la trattativa con il taxista, con il quale ha concordato un prezzo di 500 ID. Dopo aver conosciuto un paio di medici e aver girato l'ospedale, essendomi perfino fatto scivolare la possibilità di fotografare un camion carico di scatoloni recanti la scritta "Gift of the Government of the United States of America", sono stato accompagnato di fronte alla sede del "Global Peace - Coalition of Human Relief - Malaysia", dove ho incontrato il dr. Nazar prima e il dr. Riyadh N. Aladhhadh, del Al-Adhamiya Committee for Human Relief, vale a dire l'organizzazione di soccorso umano di Al-Adhamiya. Più che soccorso umano noi la chiameremmo servizio sociale, ma vale anche la pena di tener conto che uno dei significati della parola "relief" è risveglio. Credo che questo sia l'embrione di quella società civile che sono andato a cercare. Il Committee è un'organizzazione spontanea sostenuta da persone del quartiere e da Mussulmani che vivono all'estero e che ha incominciato un programma di riabilitazione per gli handicappati del quartiere, sia per cause naturali, che di guerra. La riabilitazione viene affidata a piccole attività lavorative, soprattutto nel settore dei computer, della stampa, dei lavaggi. Con l'apertura di piccoli negozi e di fabbriche con piccoli macchinari.
Un altro grosso problema, la riqualificazione delle abitazioni. Contrariamente a quel che pensavo, il dr. Riyadh mi ha detto che in Al-Adhamiya esistono famiglie molto povere, che vivono perfino in 3/4 nella stessa casa. E che dopo la guerra c'è un problema di riqualificazione delle case.
Per la prima volta ho sentito parlare di analfabetismo da un Iraqueno, appunto il dr. Riyadh.
Il dr. Riyadh ha preso subito in reale considerazione le mie parole (gli ho raccontato dei nostri precedenti in Iraq e soprattutto l'operazione con l'istituto di Banja, gli ho detto del nostro progetto, ivi compreso il discorso relativo al microcredito) e come prima cosa mi ha chiesto di vedere la casa in cui siamo. Poi mi ha detto dell'urgenza di reperire almeno uno, meglio due containers di latte in polvere, soprattutto per bambini da 0 a 6 mesi e del progetto di apertura di un asilo e soprattutto di un centro per giovani, per dare ai più poveri una prospettiva. Un po' di tempo dopo, è giunto nel luogo dove ci trovavamo ildr. Jawad I. Rasheed, presidente del Al-Zafaraniya Committee for Human Relief. Quando mi sono schermito rispetto alla mia necessità di essere alla sede dell'Unicef per incontrare il dr. Ghassan Khalil, mi son sentito rispondere dal dr. Riyadh che anche lui doveva incontralo, per cui, se fossi stato d'accordo a fargli vedere la casa, poi ci saremmo andati insieme.
Il dr. Riyadh ha visto la casa dal di fuori e ha subito detto che per le nostre esigenze è in grado di farci trovare di meglio e a meno. Credo che esserci presentati insieme al dr. Ghassan possa essere stato un buon biglietto da visita per noi. Il dr. Ghassan, che dirige il Child Protection Departement dell'Unicef ha preso in seria considerazione il discorso relativo al microcredito, citandomi l'impegno dell'organizzazione volto soprattutto alla lotta contro il lavoro minorile. Mi ha detto che, per es., vi sono casi in cui il microcredito è stato utilizzato per permettere ai genitori di comprare una mucca per evitare che il bimbo fosse sfruttato con il suo lavoro o che ad un padre taxista è stato accordato un finanziamento per riparare il taxi rotto oppure acquistarne uno nuovo.
Il dr. Riyadh ha detto che per radicarci in quartiere la donazione del latte in polvere potrebbe essere un buon inizio (ha usato spesso l'espressione "to propagate your activities"). Alla mia spiegazione rispetto alla necessità di un organizzazione locale come garante, per ovviare a situazioni createsi in altre situazioni (ho citato l'esempio di chi in Serbija ha usato i finanziamenti per comprare l'altare per i defunti, di cui mi aveva parlato Tanja del GVC), il dr. Ghassan mi ha risposto che il Committee potrebbe essere il garante in questo caso. Egli ha avanzato pure l'ipotesi che per certe operazioni potremmo avere come partner economico l'Unicef stessa, che potrebbe direttamente contribuire a integrare il nostro eventuale microcredito. Ad un certo punto, non ricordo in quale contesto, non ho pensato due volte a chiedere se in tutti questi interventi non potrebbe esservi spazio anche per programmi di educazione alla pace. Il dr.Ghassan è stato molto possibilista su questo, forse non attendendosi questa domanda. Sardar ha cercato di mettermi in contatto con il dr. Mohammed Ali Billa, somalo, responsabile dell'Education Department, ma la sua collaboratrice mi ha invitato a chiamare per le 4,30 per vecdere se potevo incontrarle. Le ho dato il mio biglietto sempre con la specificazione "Financial Control Advisor", come del resto mi presento sempre.
Poi sono andato all'Hewar Art Gallery, per verificare se Saad aveva ricevuto quello che gli hai mandato. Ho scoperto che i compagni del "Ponte" erano a invitati a magiare il pesce e sono rimasto con loro. Poi siamo stati invitati a prendere il caffè a casa di Saad e così, ascoltando le sue storie, in particolare su alcune malefatte di Uday e su quello che è successo a suo fratello e a suo nipote (scomparso), non sono riuscito a telefonare all'Unicef, al dr. Mohammed.
Credo che tutti siano rimasti molto colpiti, anche dalle mie sottlineature rispetto al nostro stile di vita: niente vita in alberghi, uso di macchine che non siano taxi, vita in quartiere, spesa nei negozi, nessun privilegio.
Giovanni purtroppo non mi ha dato la disponibilità a partecipare alla riunione del 31, che avrebbe potuto essere buona continuazione rispetto al rapporto con l'Unicef.
Piuttosto sono disponibile io a tornare per due ragioni: la prima, per continuare l'esplorazione inziata, posto che lo si ritenga valido, ncontrando quante più possibile di queste organizzazioni, seconda: per presentare chi svolgerà il lavoro a Baghdad.
Mi pare che una persona adatta ad un lavoro del genere potrebbe essere Paolo, che se non altro ha una lunga esperienza di lavoro sul territorio; temo che sarebbe difficile da parte di Tusio entrare in un cammino forse diverso dal suo, anche a fronte della discrasia con il lavoro che egli ha svolto. Per uno che lavora da anni su un territorio, entrare in un filone scoperto da uno dopo una settimana, penso che possa essere un po' pesante, e richieda una dose di umiltà che in lui non vedo (ad essere sincero, non la vedo neppure in me). Tuttavia questo non significa che Tusio no debba essere tenuto presente, ci mancherebbe altro.
Ti dico questo perché quando, con il dr. Riyadh e il dr. Ghassan, ho parlato di Peace Embassy, alla domanda riguardante la composizione come numero di persone, ho detto da 4 a 6-7 e come tempo di inizio dell'operazione, ho detto non prima di settembre.
Se ne hai voglia e tempo, senti un momento Alberto rispetto al discorso di programma di educazione alla pace, ovviamente (come ho detto ai nostri interlocutori) secondo la cultura locale, non portando la nostra. Mi pare la vera Child Protection, come ho detto a Sardar. Specialmente in un paese in cui un ragazzino di una quindicina d'anni terrorizza un quartiere sparando in aria per diversi minuti, come è accaduto proprio mentre stavamo arrivando alla sede dell'Unicef. Per dire al mondo che esiste. Come forse Ti ho già scritto, Baghdad è un vero laboratorio per la nonviolenza.
E quewto mi pare anche un atto dovuto nei confronti di un popolo che esce da trenta e più anni non tanto di terrore e dittatura, quanto di repressione interiorizzata. Soprattutto delle sue nuove generazioni.
A questo punto credo che dovremmo fare uno sforzo e vederci al più presto come Consiglio. Fammi sapere.
Nei prossimi giorni metterò mano alla relazione su tutto il viaggio, che presumo sarà corposa. Per quanto mi riguarda, se avessi tempo potrei scrivere un libro su questa settimana.
Saluti a Laura, ai Berretti, agli amici.
A presto
Angelo
SOMMARIO
RELAZIONE SUL VIAGGIO IN IRAQ
Periodo
Il viaggio è durato dal 20 al 31 luglio 2003, con partenza con il volo della Maalakiya-al Orduniya (Royal Jordanian) di domenica 20 luglio ore 15,45 da Roma Fiumicino ad Amman e ritorno da Baghdad il 29 luglio con volo della stessa compagnia da Amman a Roma Fiumicino del 30 luglio ore 8,30 (7.30 ora italiana).
Il viaggio
Il percorso Amman-Baghdad si è svolto in automobile con partenza lunedì 21 luglio alle ore 7,30 da Amman . L'automobile è stata noleggiata dal dr. Marino Andolina, dell' IRCCS Burlo-Garofolo di Trieste con il finanziamento messo a disposizione dell'Istituto per la sua missione. Il costo del noleggio è 300 USD.
Il viaggio da Amman a Baghdad (circa 900 km) è stato piuttosto veloce, essendo stata molto rapida la procedura presso il posto di frontiera di Al-Karama (Giordania). L'arrivo a Baghdad, presso l'Ambasciata Italiana è stato alle 17,30 ora locale (15,30 ora italiana). Alle 18,30 circa si è raggiunta la casa nel quartiere di Al-Aadhamiya, al n.° 10 della strada Sel-ifi Al-Islami.
Il percorso Baghdad-Amman si è svolto con lo stesso mezzo, ottenuto alle stesse condizioni, con partenza alle ore 9, ma è stato funestato da oltre 4 ore di sosta al posto di frontiera di Al-Karama, con arrivo ad Amman alle ore 12 circa (11 - ora italiana).
Considerazioni sul viaggio
E' opportuno partire abbastanza presto quando il percorso prevede la copertura di una distanza di circa 900 km e soprattutto l'incognita del passaggio di un posto di frontiera come quello di Al-Karama. La frontiera Iraquena di Trebil è pressoché inesistente. La coppia di giovanissimi soldati Americani che lo dovrebbe presidiare, in entrambe le situazioni (andata e ritorno) è parsa più interessata a socializzare con giovani che stanno al posto di frontiera che al passaggio di persone di varia stirpe. Al posto di frontiera si consegnano i passaporti a dei funzionari Iraqueni che li aprono e riconsegnano senza apporre alcun visto e i poliziotti e i doganieri Iraqueni che si incontrano paiono più intenti a giustificare a se stessi la loro presenza e un loro ruolo che a controllare chi passa. Spesso ridono e scherzano con gli autisti. E' sintomatico, ad es., che nel viaggio di ritorno, uno di loro abbia chiesto all'autista se aveva una Pepsi da offrirgli.
Composizione della delegazione
La delegazione è stata composta di quattro persone, tre uomini e una donna, incontratisi ad Amman, presso il Manar Hotel, lunedì 21 luglio per la partenza.
Colui che ha riunito la delegazione è Tusio De Iuliis, presidente dell'Associazione Aiutiamoli a Vivere, di Pescara. Pensionato, con la sua organizzazione, lavora, secondo quanto afferma da 10 anni in Iraq. Il motivo del viaggio era infatti andare a prelevare un giovane cantante e suonatore di liuto Iraqueno, Mohammed, per accompagnarlo a Tunisi e a Berlino in un tour della cantante italiana Gianna Nannini, con la quale Tusio ha un rapporto di grande amicizia. Egli afferma che è lei ad averlo cercato, a causa della credibilità della sua organizzazione.
Tusio non ha rivelato una buona conoscenza della lingua inglese, e il suo modo di presentarsi risulta prescindere dalla ricerca di una caratura che sia in grado di coniugare sentimento, semplicità e professionalità. Laddove soprattutto una certa serie di contatti impongono anche una certa attenzione alla formalità di rapporto che conferisce credibilità e ha in sè contenuti di correttezza nei rapporti.
Una serie di idee scambiate rivelano una certa sintonia fra le idee dei Berretti e le sue riguardo all'apertura di un'ambasciata di pace, così come le entrature che ha in diversi ambienti, prevalentemente borghesi (almeno da quel che ho avuto modo di vedere) sono certamente segno di una presenza e di una continuità, con i limiti rilevati.
Pare trovarsi più a suo agio nello stare "sopra le righe", che in comportamenti più "defilati" e meno imponenti l'attenzione su di lui.
Quanto alla nonviolenza, non so dire in quanto non se ne è parlato.
Il dr. Marino Andolina, pediatra specializzato in trapianti, particolarmente di midollo osseo, presso l'IRCCS Burlo-Garofolo di Trieste si presenta come un "medico di guerra", vagamente hemingwayano. Dalla Bosnja al Kossovo, racconta di essere stato in tutti i luoghi dove recentemente si è svolta un conflitto, ivi compreso l'Afghanistan e l'Iraq sotto i bombardamenti. E' consigliere comunale di Rifondazione Comunista a Trieste.
Si presenta come persona molto pragmatica e dice che il suo mestiere è salvare vite umane. E non bada ad altro. Acquista generalmente i farmaci che porta in Iraq, in farmacie che si trovano in campi profughi palestinesi, tra Amman e Jerash, facendosi aiutare dal corrispondente giordano Ahmoud.
Si presenta anche come persona abbastanza complementare a Tusio, soprattutto dal punto di vista dell'equilibratura delle carenze e/o degli eccessi di Tusio. Anche se la sua "cifra" personale sta in un'ironia molto provocatoria, tipicamente triestina, che talora rasenta il cinismo
Ha una visione molto particolare delle cose, molto critica. Per es., rispetto al boicottaggio della Nestlé, sostiene che la multinazionale avrebbe smesso quel comportamento per cui è stata avviata la campagna. Oppure, rispetto agli ogm, che non ritiene affatto negativi dal punto di vista della salute, in quanto egli sostiene che la modificazione di specie avviene comunque attraverso l'innesto di cromosomi di esseri viventi, ma devastanti dal punto di vfsta economico. Soprattutto per la dipendenza del Sud del mondo che si verrebbe a creare.
E' luii che, con il finanziamento dell'ospedale, ha affittato la casa di Sel-ifi Islami, di proprietà della cognata di Saad Al-Tai, fino al dicembre dell'anno in corso.
In ogni caso, Marino opera per conto proprio, condividendo con la delegazione soltanto l'aspetto domestico della vita e ovviamente quello delle relazioni con i vicini.
Quanto alla nonviolenza, almeno a parole, siamo decisamente agli antipodi.
Rosa Rita Catani è una donna napoletana, sposata con Ahmoud, architetto giordano, che da circa un anno si è stabilita nei pressi di Amman, quando egli ha deciso di tornare probabilmente definitivamente nella sua terra natale. Sospesa tra le due differenti identità, europea e araba, ha partecipato al viaggio per raccogliere testimonianze sulla situazione attuale, che poi intende pubblicare su giornali e riviste cui collabora come free-lance. Il suo apporto si è rivelato prezioso anche come interprete, in quanto conosce la lingua araba, in particolare nei rapporti con i vicini.
In più di un'occasione ha fornito sponda a Tusio, anche riguardo ad argomenti di cui non mi è ben noto quale competenza possa avere.
Non credo che sia nonviolenta.
Incontri
Fin dall'arrivo si può dire siano incominciati gli incontri, in quanto la prima tappa è stata all' Ambasciata d'Italia a Baghdad dove Tusio ha incontrato Mohammed e, grazie al dr. Tommaso Nobile, diplomatico presso l'Ambasciata, in procinto di tornare in Italia, è stato possibile ottenere il visto per il giovane cantante e suonatore di liuto Iraqueno, così come telefonare a varie persone (io ho telefonato a Silvano) per comunicare l'arrivo a Baghdad.
Dal dr. Nobile si sono incominciate ad apprendere alcune notizie riguardanti la telefonia e le comunicazioni. Egli infatti ci ha detto che i telefoni GSM a Baghdad funzionano soltanto grazie ad una linea che è gestita dalla CPA (Coalition Provisional Administration) e che sono stati forniti soltanto ad Ambasciate e utenti similari. Questo al 21 luglio u. s.
L'incontro successivo è stato con i vicini dirimpettai. Una famiglia composta da madre, Umsarah, padre, Jes, tre figli, di cui una in procinto di andare all'Università, Adnan, di 13 anni e Shems, fratello della madre, Khaldoun ed il giovane findanzato della primogenita. Quest'ultimo viene tenuto in casa in quanto, avendo avuto un fratello ucciso dai soldati Americani, si teme possa decidere di commettere qualche atto imprudente.
Sono mussulmani, presumibilmente Sunniti. Siamo subito stati invitati a cena da loro. Ci hanno subito messo in contatto con Khalil, che sarebbe diventato il nostro autista, almeno fino alla partenza di Tusio e Rosa per Amman.
Il secondo giorno è proseguito con un passaggio all'Ambasciata di Tunisia per il visto e con l'incontro alla Hewar Art Gallery con Saad Al-Tai, attuale direttore della Sezione Arti Plastiche (Pittura, Scultura e Ceramica) dell'Accademia di Belle Arti di Baghdad, per concordare l'organizzazione di una mostra di opere di artisti Iraqueni, con l'invito di cinque di essi. Saad, Rodhan Bedha, professore di calligrafia, un giovane artista, presumibilmente pitture e due donne, di cui una ceramista. Il gestore della Galleria, anch'egli pittore, Qasim Abit Con Saad e con Rodhan si è poi andati a pranzo. Con Saad ho incominciato a verificare alcune delle ipotesi di lavoro, a partire dalla domanda sull'esistenza di una società civile in qualche modo organizzata. La risposta è stata negativa, egli mi ha citato comunque soltanto società di artisti e scrittori, che più che organizzazioni della società civile mi sono sembrate delle corporazioni . Quanto ai progetti mi ha risposto che un primo progetto potrebbe essere aiutare a rinascere l'accademia dopo le distruzioni e i saccheggi che ci sono stati. Questa è stata la cosa che mi ha detto a convincermi di meno, non sembrandomi davero prioritario per un'organizzazione come la nostra, un'operazione del genere. Quanto piuttosto il contatto fra piccole comunità Italiane e Iraquene per aiutare la ricostruzione, soprattutto là dove non vi è affare. Sin dal secondo giorno, ho incominciato a frequentare l'Internet Point di Marush Telecommunications, dove ho conosciuto il dr. Bashar Faiq Esmaeel, microbiologo di Nassiriya, che lo gestisce. Bashar mi ha chiesto di scrivere i messaggi in doppia lingua, italiano ed inglese. Con il dr. Bashar mi sono anche accordato per poter ricevere i messaggi, non solo per inviarli.
Il giorno successivo è stato dedicato al pranzo in questione. Con Saad ho provato a verificare la validità del progetto di microcredito. Saad non si è detto convinto dell'utilità di un progetto di questo genere. Alla domanda sull'opportunità di contatto con i partiti politici, Saad ha mostrato ulteriore perplessità, ritenendoli in qualche modo più gruppi di interesse, che organizzazioni della società civile. Saad sostiene che la guerra è stata giusta, che gli Iraqueni non si sarebbero mai potuti liberare di Saddam senza gli Americani, ma che, a questo punto, svolto il lavoro, questi ultimi si dovrebbero ritirare. Dalla Hewar Art Gallery si è accompagnato a casa Rodhan Bedha e si è incontrata la sua famiglia. Moglie, un figlio che lavora già come fotografo, e due figlie minori, di cui una deliziosa bimba di 7 anni. Nel pomeriggio, siamo andati nel quartiere di Al-Arazat per vedere una casa a cui pensare come alternativa per la sede dell'Ambasciata di Pace. Incontrando la signora che vi abita di fronte, che ha soggiornato in Italia, dove è nato il figlio, che si chiama Iraq, abbiamo appreso che la casa è stata già affittata ad un prezzo superiore a quello citato da Tusio.
Il quarto giorno, 24 luglio, è stato il giorno della visita all'ospedale da campo della Croce Rossa Italiana, con la consegna di pupazzi di peluche raccolti da Tusio ai bimbi ricoverati o ospitati negli ambulatori. Marino ha subito convenuto con alcuni medici in servizio presso l'ospedale il trasferimento in Italia per bambini che non è possibile curare persso la struttura. Siamo stati invitati a pranzo. Qui, presso la mensa dell'ospedale, abbiamo avuto modo di parlare con il ten. Barbieri, che si è qualificato come il comandante del reparto di carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania, che presidia l'ospedale. Da lui abbiamo appreso altre informazioni, per es. dell'autorizzazione da parte della CPA al possesso di un'arma per famiglia, ma a portarla fuori soltanto per motivi di servizio. Lo scambio di vedute è stato molto improntato ad un reciproco rispetto, anche laddove sono emerse le inevitabili differenze. In quell'occasione, essendo in visita, l'Amministratore Apostolico del Patriarcato Caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Wardouni, dal quale ho ottenuto un appuntamento per la sera stessa alle ore 18,30 presso la Knisa Mariyam, chiesa della Madonna, in Palestine Street. Con padre Shlemon avrei desiderato parlare di società civile, e del progetto del microcredito, ma egli ha prestato poca attenzione, non appena ha conosciuto le dimensioni dell'organizzazione, sebbene a tutti abbia sempre detto che l'intenzione di aprire un'Ambasciata adi Pace a Baghdad non era tanto come Berretti Bianchi soltanto, ma come Corpo Civile di Pace. Alla verifica sul progetto di microcredito, la risposta è stata sostanzialmente evasiva, citando genericamente la positività di quando si fa del bene, ma di fatto anche padre Shlemon ha mostrato un sostanziale disinteresse. Alla richiesta se la sua Chiesa avesse in programma di dar vita ad organizzazioni della società civile, la risposta è che la Chiesa ne ha già, citando le suore. Alla domanda se la guerra è stata giusta, padre Shlemon ha risposto che nessuna guerra è mai giusta, chiedendomi se avevo letto un suo libro, intitolato proprio sull'ingiustizia della guerra. E ha ampiamente citato il Papa. L'impressione è che padre Shlemon si sia molto istituzionalizzato.
Il quinto giorno, venerdì, siamo andati a Baquba, un città di 400mila abitanti capoluogo della provincia di Dhi Laq, ad un centinaio di km circa a nord est di Baghdad. Qui abbiamo incontrato il dr. Raad Al-Ayhali, pneumologo, direttore del locale ospedale, e locale personalità di spicco del partito Baath. al quale Marino ha consegnato un po' di medicinali e undici manometri per la regolazione dell'ossigeno. Il dr. Raad informalmente ha proposto a Tusio di organizzare un concerto di Gianna Nannini a Baquba. Con il dr. Raad si è fatta visita ad un Internet center di prossima apertura, gestito da suo cugino.
Sabato, mentre Tusio e Rosa partivano per tornare ad Amman, con Marino siamo andati a Nassiriya, città del sud dell'Iraq, a circa 400 km da Baghdad, dove abbiamo portato presso l'Ospedale Pediatrico il carico di medicinali acquistato in Giordania e i rimanenti manometri per la regolazione dell'ossigeno. Con il direttore dell'ospedale Marino ha anche preso accordi per la donazione di un ecografo dismesso dall'ospedale per sostituzione, ancora in grado di funzionare. Dopo di che siamo stati alla sede del contingente italiano, dove abbiamo incontrato il magg. Vincenzo Lauro, portavoce dello stesso, con il quale Marino ha trattato per avere un aereo a disposizione per il trasferimento dell'ecografo e dei bambini da operare in Italia. Dopo l'acquisizione di una serie di informazioni e un casuale incontro con il comandante del contingente rumeno che compone la coalizione, casualmente appena arrivato in visita alla missione italiana, abbiamo fatto ritorno a Baghdad.
Fino a sabato non avevo potuto, con la sola eccezione dell'incontro con padre Shlemon e le frequentazioni del centro Internet di Marush, muovermi in modo autonomo. Domenica ho incominciato ad andare alla Hilal Ahmar, la Mezza Luna Rossa Iraquena, dove ho parlato con il dr. Ahmed Tariq Raoof, capo del Dipartimento Relazioni Internazionali, il primo a mostrare interesse per il progetto del microcredito. Anche a lui ho rivolto la domanda circa l'esistenza di organizzazioni non governative Iraquene, ma ho ricevuto soltanto i riferimenti di tre organizzazioni del genere internazionali, due islamiche (inglese e sudanese) e una della chiesa norvegese e, rispetto alle nostre esigenze, ha detto che è in grado di metterci in contatto con persone che possono metterci in contatto con persone in grado di affittarci l'appartamento. Unica differenza di vedute, laddove, a proposito di microcredito, ho parlato di preferenza di comunità povere e lontane, il dr. Ahmed ha detto che si potrebbe incominciare con comunità povere nei pressi di Baghdad.
Uscito dall'Hilal Ahmar, sono andato alla sede dell'Unicef, dove ho incontrato uno dei responsabili del Child Protection Department, Sardar M. Ali. Egli mi ha immediatamente invitato ad una riunione di coordinamento, il Child Protection Coordination Meeting, in programma mercoledì 31 alle ore 15, presso la sede dell'Unicef. Sardar mi ha anche detto che questa riunione si tiene settimanalmente fra l'Unicef e le organizzazioni non governative. Sardar mi ha anche procurato un appuntamento per il giorno successivo alle ore 12 con il Responsabile del Dipartimento, il libanese dr. Ghassan Khalil, in arrivo da Amman per la sera. Nel corso del colloquio, fra le informazioni ricevute, ho avuto quella relativa alla nascita di Committees for Human Relief in alcuni quartieri, fra cui proprio Al-Aadhamiya, di cui è presidente il dr. Riyadh Al-Aladhadh, medico presso l'ospedale Noman, proprio nel quartiere stesso. Sardar mi ha invitato a cercare di parlare con lui. Nel pomeriggio, appena appresa la notizia della presenza di Giovanni Esposito, insieme ad una delegazione di persone presenti a Baghdad collegati con l'Associazione Un ponte per, mi sono recato immediatamente all'Al Fanar Hotel, per proporgli di essere presente per conto dei Berretti alla riunione, dal momento che egli aveva in programma di rimanere fino al 5 agosto. Giovanni non mi ha risposto favorevolmente, dal momento che non erano del tutto noti i programmi della delegazione, ed egli si trovava specificamente per realizzare un video.
Proprio quando forse ho imbroccato il filone di lavoro, son dovuto partire. Grazie al fido Adnan e a sua madre Um Sarah, sono andato di prima mattina al Noman Moustashwa, in cerca del dr. Riyadh. Adnan mi ha fatto perfino la trattativa con il taxista, con il quale ha concordato un prezzo di 500 ID. Dopo aver conosciuto un paio di medici e aver girato l'ospedale, essendomi perfino fatto scivolare la possibilità di fotografare un camion carico di scatoloni recanti la scritta "Gift of the Government of the United States of America", sono stato accompagnato di fronte alla sede del "Global Peace - Coalition of Human Relief - Malaysia", dove ho incontrato il dr. Nazar prima e il dr. Riyadh N. Aladhhadh, del Al-Adhamiya Committee for Human Relief, vale a dire l'organizzazione di soccorso umano di Al-Adhamiya. Più che soccorso umano noi la chiameremmo servizio sociale, ma vale anche la pena di tener conto che uno dei significati della parola "relief" è risveglio. Credo che questo sia l'embrione di quella società civile che sono andato a cercare. Il Committee è un'organizzazione spontanea sostenuta da persone del quartiere e da Mussulmani che vivono all'estero e che ha incominciato un programma di riabilitazione per gli handicappati del quartiere, sia per cause naturali, che di guerra. La riabilitazione viene affidata a piccole attività lavorative, soprattutto nel settore dei computer, della stampa, dei lavaggi. Con l'apertura di piccoli negozi e di fabbriche con piccoli macchinari.
Il dr. Riyadh ha preso subito in reale considerazione le mie parole (gli ho raccontato dei nostri precedenti in Iraq e soprattutto l'operazione con l'istituto di Banja, gli ho detto del nostro progetto, ivi compreso il discorso relativo al microcredito) e come prima cosa mi ha chiesto di vedere la casa in cui siamo. Poi mi ha detto dell'urgenza di reperire almeno uno, meglio due containers di latte in polvere, soprattutto per bambini da 0 a 6 mesi e del progetto di apertura di un asilo e soprattutto di un centro per giovani, per dare ai più poveri una prospettiva. Un po' di tempo dopo, è giunto nel luogo dove ci trovavamo ildr. Jawad I. Rasheed, presidente del Al-Zafaraniya Committee for Human Relief, analoga organizzazione sorta nel quartiere di Al-Zafaraniya. Quando mi sono schermito rispetto alla mia necessità di essere alla sede dell'Unicef per incontrare il dr. Ghassan Khalil, mi son sentito rispondere dal dr. Riyadh che anche lui doveva incontrarlo, per cui, se fossi stato d'accordo a fargli vedere la casa, poi ci saremmo andati insieme.
Il dr. Riyadh ha visto la casa dal di fuori e ha subito detto che per le nostre esigenze è in grado di farci trovare di meglio e a meno. Credo che esserci presentati insieme al dr. Ghassan possa essere stato un buon biglietto da visita per noi. Il dr. Ghassan, che dirige il Child Protection Departement dell'Unicef ha preso in seria considerazione il discorso relativo al microcredito, citandomi l'impegno dell'organizzazione volto soprattutto alla lotta contro il lavoro minorile. Mi ha detto che, per es., vi sono casi in cui il microcredito è stato utilizzato per permettere ai genitori di comprare una mucca per evitare che il bimbo fosse sfruttato con il suo lavoro o che ad un padre taxista è stato accordato un finanziamento per riparare il taxi rotto oppure acquistarne uno nuovo.
Il dr. Riyadh ha detto che per radicarci in quartiere la donazione del latte in polvere potrebbe essere un buon inizio (ha usato spesso l'espressione "to propagate your activities"). Alla mia spiegazione rispetto alla necessità di un organizzazione locale come garante, per ovviare a situazioni createsi in altre situazioni (ho citato l'esempio di chi in Serbija ha usato i finanziamenti per comprare l'altare per i defunti, di cui mi aveva parlato Tanja del GVC), il dr. Ghassan mi ha risposto che il Committee potrebbe essere il garante in questo caso. Egli ha avanzato pure l'ipotesi che per certe operazioni potremmo avere come partner economico l'Unicef stessa, che potrebbe direttamente contribuire a integrare il nostro eventuale microcredito. Ad un certo punto, non ricordo in quale contesto, non ho pensato due volte a chiedere se in tutti questi interventi non potrebbe esservi spazio anche per programmi di educazione alla pace. Il dr.Ghassan è stato molto possibilista su questo, forse non attendendosi questa domanda. Sardar ha cercato di mettermi in contatto con il dr. Mohammed Ali Billa, somalo, responsabile dell'Education Department, ma la sua collaboratrice mi ha invitato a chiamare per le 4,30 per vecdere se potevo incontrarle. Le ho dato il mio biglietto sempre con la specificazione "Financial Control Advisor", come del resto mi presento sempre. Credo che tutti siano rimasti molto colpiti, anche dalle mie sottlineature rispetto al nostro stile di vita: niente vita in alberghi, uso di macchine che non siano taxi, vita in quartiere, spesa nei negozi, nessun privilegio
Poi sono andato all'Hewar Art Gallery, per verificare se Saad aveva ricevuto quello che gli hai mandato. Ho scoperto che i compagni del "Ponte" erano a invitati a magiare il pesce e sono rimasto con loro. Poi siamo stati invitati a prendere il caffè a casa di Saad e così, ascoltando le sue storie, in particolare su alcune malefatte di Uday e su quello che è successo a suo fratello e a suo nipote (scomparso), non sono riuscito a telefonare all'Unicef, al dr. Mohammed.
La situazione sociale
La parte di Baghdad che ho girato, essenzialmente tra Al-Adhamiya e Al-Mansoor, vale a dire la più moderna, in quanto più distante dall'ansa sul fiume Tigris su cui la città si è formata, si presenta di giorno apparentemente tranquilla, una metropoli con un grosso problema di traffico, molto dovuto anche alla situazione di guasti ai motori, parzialmente a causa della guerra. Una città molto inquinata, protetta dal caldo secco che in qualche modo attutisce l'impatto dei fumi residui della combustione dei carburanti degli autoveicoli e dei generatori che, a causa delle forti limitazioni nell'erogazione della corrente elettrica, vengono usati per produrre l'energia necessaria alla vita nelle case e nei luoghi di attività e di lavoro.
Una città in cui grandi quantità di macerie non rimosse si incontrano in ogni strada, così come sono evidenti segni di recenti saccheggi seguiti da incendi o danni provocati da schegge di bombe soprattutto sui vetri delle finestre. Una città talmente laica da convivere con un'occupazione, come quella definita "della coalizione", in realtà completamente statunitense. La gran parte di edifici pubblici recano, oltre al segno eventuale di bombardamenti soprattutto con missili, anche quelli dei recenti incendi seguiti ai saccheggi.
Al di là di questa apparenza, tuttavia esiste un grosso problema connesso con l'uso delle armi da fuoco. Sparare, è normale. Lo dicono tutti, perfino persone tutt'altro che avvezze a comportamenti avventati, come, per es., il dr. Riyadh.
Può capitare, come è accaduto, che in pieno giorno, nel centro, nei pressi della sede Unicef, a poche centinaia di metri dall'Hotel Palestine, vale a dire il luogo di rappresentanza per eccellenza oggi in città, un ragazzo di età attorno ai quindici anni, crei un grosso problema, imbracciando un mitragliatore Kalashnikov, sparando per aria, probabilmente, semplicemente per manifestarsi. E, se si pensa che questo può attirare, in qualche modo le forze di occupazione, con l'imprevedibilità delle reazioni conseguenti, si coglie la portata della situazione. Oppure può capitare che un vicino di casa spari in aria davanti a casa perché presume che i nuovi arrivati, occidentali, siano Ebrei e, in quanto esiste una fatwa emessa dalle autorità religiose islamiche, sciite e sunnite, che decreta la morte per tutti coloro che venderanno casa agli Ebrei e questi ultimi che le acquisteranno.
E' nella notte che tutta questa apparenza tranquilla salta completamente. Non è raro udire nella notte qualche raffica di colpi, soprattutto, dal rumore, di mitragliatori Kalashnikov, spesso difficile da percepirsi a causa del rumore dei generatori che rimangono in funzione generalmente per notti intere. Più raro invece udire la sequenza di colpi da parte dei mitragliatori a ripetizione posti sui tettucci dei mezzi americani. Nella notte in cui in tutta Baghdad si sparava, secondo quanto ci è stato detto da Saad AL-Tai, soprattutto per festeggiare l'assassinio di Uday, termutissimo figlio minore del rais Saddam Hussein e del fratello Qusai ad opera di forze americane a Mossul, a diverse centinaia di km a nord, i soldati americani, hanno deciso di ristabilire l'ordine passando in strada con i carri blindati e i riflettori accesi, pronti a sparare su ogni oggetto non ben identificato che avessero visto, come pare sia consuetudine.
Quando i colpi sono singoli o meno di quattro, potrebbe anche essere semplicemente una sparatoria per rapina con relativa difesa da parte dei rapinati.
Altro elemento di inquietudine è dato dall'usanza di dare fuoco ai cassonetti della spazzatura o talora agli ammassi di essa ai bordi delle strade, soprattutto verso la metà del pomeriggio, probabilmente per impedirne la fermentazione favorita dalla temperatura molto calda.
L'occupazione statunitense si presenta piuttosto variegata. Sebbene ogni edificio pubblico sia saldamente presidiato con carri armati e blindati, essa è, in alcuni quartieri e luoghi particolari, rinforzata con un presidio mobile, generalmente di due camionette, una delle quali armata con un mitragliatore sopra il tettuccio, che girano continuamente intorno all'edificio di cui sono a guardia. E' il caso, per es., dei Ministeri della Difesa e degli Esteri. In altri quartieri, per es., come Al-Adhamiya, essa è molto meno evidente. Si rende tale soprattutto quando i soldati statunitensi, nella quasi totalità, molto giovani, e in gran parte di colore, compiono una specie di giro di ronda, talora piuttosto rilassato, disponibili perfino a farsi fotografare. E' probabile che sia vietato ai soldati consentire la ripresa fotografica di mezzi, soprattutto laddove sono a guardia di edifici. Si presenta come una vera e propria occupazione, contro la quale la resistenza Iraquena si scatena soprattutto di notte. I soldati sono generalmente terrorizzati e conseguentemente pronti a reagire nel modo peggiore, sparando, in ogni situazione che non risulti chiara. Si hanno notizie di gente a cui hanno sparato dopo che aveva scattato una fotografia, per es. Personalmente ho dovuto affrontare il problema una sera, di rientro dall'Internet Point di Marush, dopo aver fotografato da un taxi il carro armato posto ad una delle porte dell'ex palazzo presidenziale sito all'entrata di Al-Adhamiya. Il soldato che stava sul carro se ne è accorto e ha subito dato l'allarme. Sono stato costretto a chiedere al taxista di fermarsi, aprire molto lentamente la portiera dell'automobile e, dopo che presumibilmente lo stesso soldato che si era lasciato fotografare nel giro di ronda davanti a casa mi ha intimato di consegnargli la pellicola, ho dovuto darla al poliziotto Iraqueno che coopera con le forze d'occupazione. Nonostamte promettessi di non farlo in seguito, l'Iraqueno mi ha chiesto di dargli la pellicola, giustificandosi:- "It's my job". Come si vede, un'occupazione che, al momento buono, sfrutta le risorse locali, per non assumersi neppure la responsabilità dei propri atti. E' molto probabile che, se io non avessi consegnato la pellicola al cooperatore Iraqueno, questi sarebbe finito nei guai. L'occupazione militare statunitense ha il segno netto del potere. Infatti l'esistenza ufficiale di un orario di coprifuoco, le 23 della sera, ma anche l'inopportunità dell'essere in circolazione dopo le 22, depongono a favore di ciò. Di tutt'altro segno, per es., l'occupazione italiana (e non solo) a Nassirya, dove il magg. Vincenzo Lauro, ci ha detto non esservi coprifuoco, ma anzi di rilevare con soddisfazione, che incomincia ad esservi frequentazione anche serale dei locali, soprattutto da parte dei giovani. Sebbene, comunque, quando siamo arrivati a Nassiriya in città, i soldati italiani avessero appena disperso un tentativo di sassaiola da parte di ragazzi contro la caserma dei carabinieri. Notizie che in Italia non arriveranno mai.
Di particolare rilievo anche l'uso della rappresaglia. Il giorno successivo alla diffusione della notizia dell'uccisione dei propri figli, il rais è comparso in televisione, con un messaggio registrato diffuso dal canale satellitare arabo Al-Arabiya, che è il più seguito, anche di Al-Jazeera, come invece si crede qui. Me ne ero accorto personalmente, avendo udito nel quartiere, con chiarezza, la diffusione della voce del rais, che peraltro riconoscono piuttosto bene, anche dal tono sempre abbastanza categorico della voce, anche se il ritmo della pronuncia delle parole è sempre piuttosto lento e minaccioso. Il rais ovviamente ha incitato gli Iraqueni alla resistenza, secondo i racconti che sono stati fatti da persone che hanno seguito la trasmissione. E nel citare la resistenza ha usato la parola "jihad", che in Occidente viene tradotta sempre, con un uso a senso unico, "guerra santa". La risposta americana non si è fatta attendere. Nella notte successiva un'edificio nel centro del Mansoor è stato bombardato con un missile. Il portavoce militare americano ha giustrificato l'orrendo crimine, rispetto al quale non si hanno notizie perché non ne vengono date, con informazioni sulla presunta presenza in quel momento del rais nell'edificio, peraltro smentita dai fatti.
D'altronde, contro l'occupazione statunitense, non esistono mezzi termini. La resistenza Iraquena, che ci è stato detto dal medico incontrato a Baquba, avere una composizione sociale molto complessa, miete vittime costantemente, anche grazie alla copertura che gode e al consenso che incontra nella quasi totalità della popolazione. Gli Iraqueni non ne possono più di questa occupazione e questo pone una grossa incognita sul futuro. Perfino una persona tranquilla e molto disponibile, come il negoziante, mi ha detto che se l'occupazione americana durerà ancora a lungo, gli Iraqueni combatterranno gli statunitensi e li sconfiggeranno (cito letteralmente). Anche perché, nonostante incominci ad essere chiara a molti la situazione di "repressione interiorizzata" in cui hanno vissuto, gli Iraqueni non si sentono liberati. Persone appartenenti ad un ceto alto come Saad sostengono che la guerra è stata giusta almeno fino a che ha consentito di togliere dalla scena politica il rais. Ma, ad es., altri che non cito in quanto non autorizzato a riferire le proprie opinioni, sempre appartenenti ad un ceto medio di uomini che si inventano in qualche modo la condizione dell'uomo d'affari più per trovare canali di sopravvivenza che altro, alla domanda se era meglio prima, rispondono che "prima avevo dei diritti, adesso non ne ho più". Il che, se si pensa alla situazione di "repressione interiorizzata", di "controllo sociale diffuso", è tutto dire. In ogni caso, comunque tutti dicono che la CPA , per es., non sta facendo nulla per affrontare il grosso problema della criminalità che sta emergendo come quello che terrorizza la popolazione. Il terrore seminato dagli "Alibaba" (i criminali) è uno dei principali problemi dell'ordine nella città. Ci viene riferito che sono stati gli Statunitensi stessi a creare il problema, avendo dato via con un'operazione propogandistica, presumibilmente di ricerca del consenso, ai saccheggi e alle devastazioni. In pratica essi hanno incitato gli Iraqueni a riprendersi tutto ciò che era stato portato loro via dal rais, e anziché avere della gente che si riappropriava di ciò che era stato loro impedito di fruire, si sono trovati bande di delinquenti, che con una delle sue mosse propagandistiche, Saddam aveva fatto liberare un mese prima della guerra, a cercare di portare via tutto e bruciare per non lasciare tratti del loro passaggio.
Al quadro sociale piuttosto inquietante, caratterizzato da una mancanza totale di legalità che non pare interessare l'autorità statunitense, si aggiungono i problemi legati alla disoccupazione, soprattutto il ritorno del lavoro minorile. Ogni semaforo di Baghdad, soprattutto in zone non centrali come il Mansoor, è occupato da ragazzini che vendono di tutto, dai ventagli di paglia alle banane oppure spesso si vedono anche bambini in cima a grossi autocarri generalmente stracarichi di qualsiasi merce e/o furgoncini pick-up. Infatti il dr. Ghassan ha citato la lotta al lavoro minorile come una delle priorità. E l'altro è il ricorso all'elemosina, soprattutto da parte delle donne. L'incertezza riguardo al lavoro, cui si aggiunge il fatto che, almeno fino all'epoca in cui sono stato a Baghdad, non sono stati corrisposti gli aiuti economici che non è ben chiaro se fossero stati promessi dall'amministrazione occupante o attesi dagli abitanti del luogo, e di cui comunque il deposto governo si era sempre fatto carico.
La situazione politica
Il quadro politico ovviamente è dominato dall'occupazione, che è e resta il problema n.° 1. Si intreccia strettamente con quello sociale, ma in particolare è caratterizzato dalla presenza di qualcosa come oltre ottanta partiti. Vengono abbastanza esclusi come punto di riferimento e quindi non considerati neppure organizzazioni della società civile perfino da personalità come Saad o il vescovo. Di questi ottanta partiti, che non sembrano godere di grande consenso sociale, ne ho individuato alcune sedi. In particolare grande folla di persone ho visto nei pressi dell'Islamic Action Party, peraltro presidiatissimo dai soldati americani. Gli occupanti stanno commettendo una serie di errori, primo dei quali è la presumibile attesa del momento buono per insediare alla presidenza del Paese Ahmed Chalabi, banchiere Iraqueno cha all'epoca del Baath fu uno dei sostenitori dell'insediamento al potere del rais, per poi emigrare dapprima in Giordania, dove pende sul suo capo una condanna a 22 anni di carcere per bancarotta. Alcune persone incontrate mi hanno detto che se la CPA insedierà Chalabi alla presidenza dell'Iraq, gli Iraqueni sono pronti ad ammazzarlo.
Mi è stato riferito da Sardar, dell'UNICEF il nome di colui che dovrebbe essere il ministro per il lavoro e gli affari sociali, un certo dr. Lazar, che egli definisce una persona abbastanza degna di credito, destinata ad essere probabilmente il nostro interlocutore principale. Secondo quanto mi ha detto, sul suo nome dovrebbe esservi consenso. Dovrebbe essere uno dei membri del governo provvisorio che sta mettendo insieme la CPA.
La situazione politica è peraltro molto complessa. Gli incontri fra i rappresentanti delle varie forze politiche che partecipano alla formazione del nuovo governo e dell'assemblea parlamentare, sotto la guida della CPA, hanno deciso dopo una interminabile serie di riunioni, che la presidenza sarà affidata ad un consiglio composto di 6 persone, che a rotazione gestiranno la presidenza per un mese. Fra costoro vi è anche Chalabi.
Quanto questo processo sia effettvamente seguito dalla popolazione è estremamente difficile dire. Al momento, secondo Saad si comincia a pronunciare il nome di Saddam a voce alta, e questa la situazione. Quale che sia il seguito dei rappresentanti dei partiti è cosa piuttosto oscura. Certo la gran parte dei nostri interlocutori, ivi compresi i funzionari incontrati dell'HIlal Ahmar e dell'UNICEF, non sembrano fare affidamento su queste forze politiche che vengono più considerate come gruppi mossi da interessi non ben specificati.
Certamente un ulteriore elemento di complicazione è portato, se è vero ciò che ci è stato raccontato, che il massiccio acquisto di case da parte di Israeliani, che corrisponde comunque al progetto del "grande Israele", cioè riunire tutto il "popolo eletto" nella regione che va dalla "terra dei padri" al Giordano. Non dimentichiamo che Ur (oggi Nassiriya) è la terra del patriarca Abram, riconosciuto il primo profeta dai Cristiani e dagli Islamic e Ninive (oggi Mossul) è terra altrettanto "loro". Vi è, ad es., ambientata la parabola del giudice e della vedova raccontata da Joshua.La forte reazione delle autorità islamiche non è cert elemento di distensione all'interno di un quadro generalizzato di tensione sociale epolitica, di cui le prime vittime, c'è da scommettere, saranno le nuove generazioni.
Non so se è esagerato dirlo, ma è prevedibile che l'occupazione americana, con la "coda" dell'acquisto immobiliare israeliano, rischi di generare una seconda situazione come quella "palestinese" all'interno di un'area "di frontiera", soprattutto da un punto di vista culturale, la vera demarcazione fra il Sud e il Nord del mondo.
Le prospettive: un grande laboratorio per la nonviolenza
Da quello che ho osservato, secondo ciò che mi era stato richiesto, le condizioni per l'apertura di un'ambasciata di pace mi pare vi siano tutte. Ed anzi Baghdad mi sembra in questo momento il luogo ideale per una sperimentazione in questo senso.
Intanto, con il problema del "monopolio" delle armi, della "normalità" dello sparare, della violenza diffusa, che rischia di essere l'orizzonte delle nuove generazioni, l'educazione alla pace, mi sembra essere una priorità per dare delle alternative ai bambini e ai giovani. Ovviamente un progetto che sia compatibile, anzi direi "lavato" nella cultura araba, che peraltro, a dispetto di ciò che si crede qui, ha notevoli aspetti di laicità, come spesso Rosa ha sottolineato, anche invitandomi a vedere al di là dell'apparenza del "velo" (nel senso dell'hidjab), che, a suo dire, è sbagliato ritenere un segno di arretramento.
Dunque il progetto mi pare possibile su due direttrici fondamentali: non abbandonerei il discorso del contatto fra le piccole comunità, per arrivare a portare la ricostruzione là dove gli interessi legati agli affari non arriveranno. Non dimentichiamoci che, al momento, appare questo il passaggio successivo alla discesa in piazza di oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo contro la guerra.
Ma soprattutto ciò che è importante, dal "punto di vista della pace" 'è il contributo alla ricostruzione di un tessuto sociale, dal momento che gli Iraqueni hanno bisogno di non vedere più guerra all'orizzonte. E dunque in questo il progetto di un sostegno attraverso il microcredito ad un soggetto collettivo, più che una famiglia, come si presenta il Comitato di Al-Aadhamiya, per aprire un centro per i giovani, con la prospettiva di una prima sperimentazione di un progetto di educazione alla pace, che sarebbe un primo seme, potrebbe aprire una prospettiva, se ne fossimo in grado, anche ad evitare uno scontro con gli occupanti statunitensi e, nel caso di Nassiriya, italiani. In questo, con tutti i limiti, il concorso dell'Unicef potrebbe essere utile e determinante.
Probabilmente questo ci permetterebbe anche di mantenere il rapporto con gli artisti, che non ritengo debbano essere, come attualmente rischiamo che sia, i nostri interlocutori "privilegiati". Ma, se non altro, persone come Saad, ci possono aiutare a concepire un progetto di educazione alla pace che sia frutto della contaminazione fra le due culture, quella nonviolenta e l'araba, soprattutto islamica. Sebbene poi dobbiamo considerare persone come il dr. Riyadh i nostri interlocutori "privilegiati", in quanto certamente più vicini alla popolazione di quanto non siano gli artisti, che rimangono pur sempre una fascia di popolazione che ha più risorse di molte altre persone.
Una prima ipotesi di progetto
Tusio ha pienamente ragione quando dice che l'ambasciata di pace deve avere una caratterizzazione forte, ma non mi trovo d'accordo con lui quando privilegia, a mio avviso, la valenza "mediatica" della provocazione politica costituita dall'apertura di un'ambasciata di un corpo civile di pace, paventando perfino il rischio di espulsione semplicemente perché si è lanciata a tutto il mondo una provocazione di questa portata.
PIuttosto vedo nell'operazione spazio per tutte le componenti, secondo perfino i diversi "stili" e principi. Certamente penso che per gli amici dell'Operazione Colomba un'operazione di queste dimensioni sarebbe proprio un bell'"abitare i luoghi di conflitto", per noi Berretti Bianchi sarebbe un passo in più rispetto alla rivitalizzazione di una realtà come quella dell'Istituto di Banja Koviljaca, che forse è l'operazione che ha avuto più successo delle varie che abbiamo tentato, e che forse noi non valutiamo adeguatamente. Per l'area nonviolenta in generale sarebbe un bel momento di affermazione e di verifica sul campo della validità del nostro modo di pensare, non dimenticandosi una volta tanto la matrice e la provenienza orientale della cultura nonviolenta. E sarebbe anche forse anche una bella risposta, anche se non necessaria, a tutti i guerrafondai incapaci di "pensare" la pace, che magari ci considerano "anime belle", ma incapaci di proporre qualcosa di alternativo altrettanto concreto quanto lo è la guerra. Questo potrebbe anche servire a smontare le ragioni della guerra, visto che l'effettiva liberazione da un sistema di "repressione interiorizzata", che è oggi una potenzialità, più che una realtà, è un argomento che fa oggettivamente pendere la bilancia dalla parte della giustificazione della guerra, altrimenti ingiustificabile, dal momento che la ragione iniziale del "disarmo" risulta completamente saltata. Sono solo George W. Bush ed Anthony Blair, che pateticamente ogni tanto lo tirano fuori, quasi più per raccontarsela a se stessi più che agli altri.
Ciò detto, tenendo conto che l'ambasciata dovrebbe avere un organico dalle 5 alle 7 persone, in cui è assolutamente determinante una forte presenza femminile, considerando anche lla particolare compartimentazione dei ruoli che mi pare percepire nella cultura islamica, in cui mi pare che le funzioni di mediazione siano soprattutto svolte da donne, è necessario pensare ad una casa che abbia almeno 3/4 stanze da letto, una cucina abitabile, una stanza da adibire ad ufficio e possibilmente due bagni. In Al-Aadhamiya potremmo trovare una casetta a due piani, zona giorno di sotto, camere al piano superiore, da affittare per una cifra che vada dai 300 ai 500 USD al mese. Da ragionare sull'ipotesi di tenere una stanza per ospitalità a persone in visita.
Tenuto conto che a Baghdad presumibilmente è possibile vivere con 20-25.000 ID al giorno, contando una spesa di 10.000 per taxi, 5.000 per il cibo e 10.000 per servizi, pari a circa 15/16 ¤ al giorno e, ovviamente la spesa va anche diminuita in relazione al fatto che su un organico da 5 a 7 persone la spesa per i taxi va ripartita e quindi non caricata su una sola e via dicendo, Il costo, molto grezzamente calcolato, verrebbe intorno ai 500 ¤ a persona al mese. Inoltre è pensabile che sul lungo periodo le persone incomincino a muoversi avvalendosi degli autobus e non più dei taxi, anche come stile di vita. Va da sè che una persona, se si trova in un certo spirito, poi impara anche a risparmiare e quindi a contenere i costi.
Queste mi paiono le dimensioni dell'operazione, che non sono da poco e richiedono un notevole impegno, principalmente con un forte sostegno dall'Italia, che rappresenta il problema più complicato, a causa della difficoltà nelle comunicazioni. A questo punto si potrebbe perfino rendere necessario un accordo con un Centro Internet, eventualmente proponendo un costo forfaitizzato.
Non so se integrare nei costi dei servizi anche la consulenza di alcuni interpreti, che presumo sarà necessaria, a meno che non troviamo nell'organico dell'ambasciata persone che sappiano parlare e scrivere l'arabo. E' comunque necessario che, se non tutti, almeno alcuni rappresentanti in ambasciata sappiano parlare e scrivere l'inglese. Direi che questo è un requisito essenziale. Dell'organico dell'ambasciata è necessario facciano parte persone estremamente motivate, il che non esclude la possibilità di servizio anche per obiettori di coscienza e ragazze che si dedicano all'anno di volontariato.
Come è già accaduto per l'ambasciata di Belgrado ritengo necessario che venga redatto, se possibile consensualmente e - perché no - con un percorso seminariale un codice di comportamento molto rigoroso, dal momento che lo stile di vita è più che mai garanzia e strumento di credibilità dell'ambasciata, in quanto si opera in un paese nel quale, per quanto laico effettivamente sia, sono in vigore codici piuttosto rigorosi. E soprattutto molto osservati.
Genova, 4-18 agosto 2003
SOMMARIO
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