Roma, 14 dicembre 2000
Incontro con la stampa per la presentazione di "Anch'io a Bukavu"
Azione Internazionale Nonviolenta per la Pace in Africa

I Berretti Bianchi a Butembo
Corrispondenza da Licio Lepore
Corrispondenza da Pippo Mancuso
Dossier Congo

Beati i Costruttori di Pace
Ass. Papa Giov.XXIII-Operazione Colomba
Chiama l'Africa

24 febbraio - 2 marzo 2001
Azione Internazionale Nonviolenta di Pace per l'Africa
a Bukavu, nel Kivu (Repubblica Democratica del Congo)

"Congo: Il Vero Dramma Sono 50 Milioni di Civili Abbandonati a se Stessi"
Dichiara Pietro Ballero, Ambasciatore Italiano a Kinshasa

Roma, 14 dicembre 2000. Si è tenuto oggi l'incontro con la stampa per la presentazione di "Anch'io a Bukavu" Azione Internazionale Nonviolenta per la Pace in Africa.

Erano presenti Pietro Ballero - Ambasciatore Italiano a Kinshasa, Edo Patriarca - Portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, Don Albino Bizzotto - Presidente di Beati i Costruttori di Pace, Eugenio Melandri - Chiama l'Africa, Samuele Filippini, Ass. Papa Giovanni XXIII-Operazione Colomba.

"Anch'io a Bukavu" azione internazionale nonviolenta di pace per l'Africa promossa da Beati i Costruttori di Pace, Ass.ne Papa Giovanni XXIII (Operazione Colomba) e Chiama l'Africa sarà la prima azione di solidarietà con l'Africa a non avere per oggetto aiuti umanitari o attività di cooperazione, ma un incontro fra popoli, per appoggiare la resistenza nonviolenta, per denunciare le responsabilità del mondo occidentale rispetto non solo alla situazione del Congo - dove i diamanti e le altre risorse sono salvaguardati più delle persone - ma di tutto il continente africano.

Come ha tenuto a sottolineare l'Ambasciatore Pietro Ballero "Il vero problema - per parlare solamente del Congo - non sono, purtroppo, i quasi 2 milioni di morti, ma i 50 milioni di civili oramai allo stremo e abbandonati a se stessi, senza cibo, assistenza, collegamenti stradali e telefonici. Evidentemente del Congo e delle sue risorse (ricordiamo che
il Congo è tra i principali produttori di oro, diamanti e rame) le grandi potenze possono fare a meno".

A "Anch'io a Bukavu" hanno già aderito un centinaio di persone della società civile italiana ed europea, che cercheranno di raggiungere Bukavu, nel Sud Kivu, per lanciare, assieme alla società civile locale, una grande implorazione di pace. L'azione si terrà nel Sud Kivu dal 24 febbraio al 2 marzo 2001.
Il conflitto attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo coinvolge ben nove stati: "è la prima guerra mondiale d'Africa", come l'ha definita Madeleine Albright. Una guerra per i diamanti, l'oro e il controllo delle altre materie prime di cui è ricchissima la regione. Le guerre nella zona dei Grandi Laghi hanno causato negli ultimi quattro anni ben 4 milioni di morti, fra l'indifferenza generale. Secondo l'Unicef nel Congo orientale un bambino su tre è rimasto orfano di uno o di entrambi i genitori e in alcune zone questa tragica percentuale sale fino al 44 per cento. Il territorio è sconvolto dalla guerra e la popolazione è allo stremo anche per la povertà: strade impraticabili, banche e università chiuse, ospedali senza medicine, tutte le attività produttive e commerciali bloccate. Eppure la gente resiste e mette in atto splendidi esempi di resistenza nonviolenta: in occasione dell'8 marzo, le donne hanno proclamato lo sciopero "del pane e delle rose", contro la guerra, bloccando i mercatini da loro gestiti, paralizzando la città, rimanendo tutte dentro le pareti domestiche. Per 10 giorni consecutivi tutti i cittadini allo scoccare del mezzogiorno hanno sospeso ogni attività per dieci minuti per far rumore con qualsiasi oggetto, urlando "vogliamo la pace". Quando poi le violenze diventano insopportabili la città intera proclama la "ville morte", la città morta: nessuno esce per strada, nessuno lavora.
Nonostante le difficoltà, questa società civile si organizza per
accogliere nella città gli sfollati dalle campagne, fornendo gli aiuti alimentari, la solidarietà e l'accoglienza dei bambini nelle scuole. E' stata questa società civile a chiedere alla società civile europea un aiuto per attirare i riflettori dell'opinione pubblica sull'Africa. Una delegazione delle associazioni organizzatrici (composta dal don Albino Bizzotto, Lisa Clark e Alberto Capannini) tornerà sulle sponde del lago Kivu in questi giorni, per la seconda volta dopo esserci già stata a fine giugno, per costruire l'iniziativa, che ha preso le mosse da un appello della Societè Civile (coordinamento di un migliaio di gruppi e associazioni) delle Chiese cattolica e protestanti di Bukavu. Intanto migliaia di cartoline vengono recapitate in queste settimane all'Ufficio Onu di Roma. In esse si chiede al Segretario Generale Onu Kofi Annan, l'immediato cessate il fuoco, l'invio di una forza di interposizione Onu e di corpi civili internazionali di pace e la partecipazione dello stesso Annan all'azione internazionale nonviolenta di pace.
"La situazione è drammatica e in rapida evoluzione. Siamo consapevoli delle difficoltà dell'iniziativa, perché la situazione in Congo è molto complessa, ma non possiamo tirarci indietro - afferma don Bizzotto – la gente di Bukavu a noi dell'Occidente hanno chiesto tre cose: di farli contare quanto i loro diamanti, di rompere il muro del silenzio sui mezzi di comunicazione e di non mandare più loro armi. Questa volta sarà il Nord del mondo ad andare a Sud".

Tutti i partecipanti si prepareranno all'azione con due incontri di formazione nonviolenta. Gli organizzatori hanno chiesto la partecipazione e il sostegno al progetto a tutti i parlamentari e europarlamentari italiani, a Provincie, Regioni e Comuni con più di 15mila abitanti. Sono stati presi contatti con il Ministero degli Esteri, con le nazioni Unite, con l'Unione Europea. Sono attivi all'interno del progetto organismi di coordinamento e associazioni tedesche, olandesi, belghe, francesi, spagnole, svizzere e austriache. Nelle prossime settimane il coordinamento dell'iniziativa lancerà in tutta Italia la proposta "C'è troppo silenzio sul Congo, per favore, un minuto di rumore...", un digiuno a catena e sit-in di sensibilizzazione e informazione nelle piazze per porre all'attenzione individuale e collettiva la drammatica situazione del Congo e di tutta l'Africa.

Hanno già assicurato la loro partecipazione e/o sostengono
all'iniziativa: FORUM Permanente Terzo Settore (Roma), AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), Gruppo Abele, Pax Christi, Ass. Solidarietà Mungano (Vicomero), Ass. Botteghe del Mondo-Italia, LOC Italia (Lega Obiettori di Coscienza), Berretti Bianchi, Comitato Stop War (Catania), Gruppo Sprofondo (Imperia), SOS Solidarietà Organizzazione e Sviluppo (Padova), Ass. Una Proposta Diversa (Padova), Gruppo Munzihirwa (Madrid), ONG ANTHROPOS - Monaco (Germania), Concertation Chrétienne pour l'Afrique Centrale (Belgio), Gruppo MARTIN LUTHER KING di Goma (Congo), LARMES (piattaforma di Ong, Rep. Dem. del Congo).

On. Luciano Violante (presidente della Camera dei Deputati), Sen. Ersilia Salvato (Rifondazione), Pierluigi Castagnetti (segretario PPI), On. Giovanni Bersani (Cefa), Sen. Stefano Boco (Verdi), mons. Buguzzi (vescovo in Sierra Leone), mons. Luigi Bettazzi e mons. Diego Bona (Pax Christi Italia), mons. Giuseppe Andreozzi (presidente delle Pontificie Opere Missionarie italiane e dell'Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria), Moni Ovadia (attore, autore e regista teatrale), mons. Vinicio Albanesi (presidente CNCA) Hildegard Goss-Mayr (Movimento Internazionale di Riconciliazione, Vienna), Jean-Leonard Touadi (giornalista RAI), Trasmissione RAI TRE "C'era una volta", Trasmissione RAI DUE "Terzo Millennio", Daniele Barbieri (giornalista di "Carta"), Nicola Guarnieri (giornalista de "L'Adige"), Comune di Mira (Venezia), Comune di Trento, Gruppo musicale "Parto delle Nuvole Pesanti" (Bologna).

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Cari amici,

Vi informo che i berretti bianchi: Licio Lepore, Pierangela Marsili, Barbara Malfatti e Maria Ida Paolotti, tutti di Viareggio e Torre del lago Puccini, parteciperanno all'iniziativa " Anch'io a Bukavu" dal 24.02 al 4.03.2001. A sostegno dell'iniziativa l'associazione Berretti Bianchi ha stanziato un milione di lire già consegnato agli amici. I soldi consegnati sono veramente pochi, ma non abbiamo potuto fare di più. Con i "versiliesi" partiranno i berretti bianchi: Fabiana Bruschi di Reggio Emilia, Giuseppe Mancuso di Cremona e Luciano Setti di Udine.Per ora è tutto.

per la segreteria dei Berretti Bianchi
Silvano Tartarini

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Corrispondenza da Licio Lepore

Potrà sicuramente fare piacere leggere un resoconto, sebbene disordinato (metto subito le mani avanti), dell'iniziativa " ….. anch'io a Bukavu' che si è svolta dal 24 febbraio al 4 marzo in Congo, zona Grandi Laghi. All'iniziativa i Berretti Bianchi hanno dato un'adesione ufficiale e un contributo di £. 1.000.000# di cui ha beneficiato il gruppo di Viareggio - che ne aveva a suo tempo fatto richiesta: Maria Ida Paolotti, Barbara Malfatti, Pierangela Marsili e il sottoscritto. In realtà anche altri 'Berretti' hanno partecipato alla marcia: Fabiana Bruschi, Luciano Setti e Pippo Mancuso.

Con molta sincerità devo dire che avevo inizialmente una sorta di prevenzione verso l'iniziativa che avvertivo sbilanciata sul piano religioso, (tuttavia gli elementi che condividevo mi hanno fatto ritenere che potevo percorrere un tratto di strada, io non credente, insieme a chi credente lo è, come spesso in questi anni mi è capitato di fare), in effetti non ho mai vissuto un disagio in questo senso se non in rarissimi momenti. L'iniziativa credo abbia raggiunto l'obbiettivo di partenza e forse anche di più. E' stata un'esperienza unica per tutti i partecipanti che hanno avuto modo di entrare in contatto con la realtà africana, pur in un contesto drammatico, gustando l'entusiasmo e la gioia della sua gente per la nostra presenza pacifista. Nei nostri confronti c'è stata un'aspettativa che è andata ben al di là di quello che in effetti stavamo rappresentando. Siamo stati considerati dei veri e propri portatori di pace, e questo in molte occasioni è anche stato imbarazzante perché in effetti dimostrava l'eccessiva considerazione rispetto a ciò che realmente eravamo in grado di determinare. Molti sapranno che Jean Pierre Bemba, capo dei movimenti ribelli filo ugandesi nel Nord Kivu, durante la manifestazione conclusiva (giovedì 1 marzo) della tre giorni del SIPA ( Simposio Internazionale per la Pace in Africa) ha lasciato di stucco le centinaia di migliaia di persone venute per assistere all'iniziativa (si svolgeva all'aperto, in una grande
spianata vicino alla Cattedrale di Butembo). "Chiedo perdono …… chiedo perdono per tutte le atrocità, le violenze e i saccheggi dei miei soldati. Mi impegno a far rientrare nelle caserme di Beni tutti i militari dislocati a Kyondo, Musienene e Maboya". In proposito c'è da sottolineare:
a) in quell'occasione Bemba è arrivato spontaneamente
all'incontro,
b) è un avvenimento abbastanza raro che un capo militare chieda pubblicamente scusa al popolo ammettendo la responsabilità di gravissimi fatti di sangue, ruberie ecc.

Secondo un fax datato 6 marzo, inviato da padre Giovanni, una persona speciale, conosciuta a Butembo e con la quale abbiamo visitato la missione di Lukanga dove abita, "….. a Musienene i soldati sono partiti sabato (3 marzo), hanno rubacchiato per due notti ma non è stato molto grave, siamo un po' abituati. A Kyondo hanno addirittura inviato dieci altri soldati per controllare che non si verificassero guai. A Maboya, tutti partiti. Pare che da Musienene, verso nord, ci sia un vero smantellamento, almeno degli ugandesi …. Quindi anche Butemo e Beni.

A sud invece, verso Kanyabayonga, ci sono ancora tutti ….. ma speriamo." Queste considerazioni e buone notizie possono giustificare un qualche ottimismo. Il viaggio è stato molto faticoso a causa delle lunghe distanze e delle strade veramente disastrate. I mezzi sono stati messi a dura prova (all'andata il pullman dove malauguratamente era il sottoscritto e qualche altro sfigato si è rotto credo almeno dieci volte), abbiamo fatto un esercizio forzato di resistenza del quale spero potremo fare tesoro se dovessero presentarsi momenti difficili. All'arrivo della carovana nella città di Butembo, centinaia di migliaia di persone, gruppi folkloristici, poliziotti schierati, la banda musicale e non so più cos'altro sono letteralmente esplosi dalla gioia nel vederci, non smettendo un attimo di salutarci, di stringerci le mani ….. E' stata un'emozione indescrivibile perché quello che veniva espresso dalla gente non era formalità ma sincera manifestazione di un sentimento di felicità per la nostra presenza. Questo atteggiamento da parte della popolazione si è ripetuto in diverse altre occasioni. Quando in circa trenta persone siamo andati a visitare la missione di Lukanga, trenta Km. a sud di Butembo, in un tratto di strada che abbiamo percorso a piedi, ci hanno addirittura tirato addosso petali di fiori. In questa occasione abbiamo potuto incontrare un gruppo di profughi, famiglie intere, fuggite dalle loro capanne nella foresta a causa delle continue incursioni dei May May, (si ritengono guerriglieri partigiani, combattono contro gli ugandesi invasori di parte del territorio congolese), in verità le loro razzie sono all'ordine del giorno come pure uccisioni e rapimenti di bambini che vengono costretti a combattere. La testimonianza dei profughi ha consentito di approfondire meglio la situazione della guerra nella zona e comprendere il grande coraggio di quella gente che, sebbene in alcuni momenti ha sentito molto forte il richiamo delle armi per organizzare una qualche autodifesa, alla fine ha scelto la non violenza. Al di là di cosa ognuno di noi possa pensare in proposito rimane la loro grande dignità e l'indubbio coraggio, tanto più in una situazione di quel tipo. Qualcuno di noi, in quei giorni, ha ipotizzato cosa potrebbe rappresentare un'Ambasciata di pace in quei luoghi. In effetti, al di là di facili entusiasmi, un tale progetto non solo sarebbe possibile ma rappresenterebbe un enorme aiuto, nella sua modestia, alla popolazione locale. La sola presenza di stranieri, con funzione di monitoraggio, se non addirittura inseriti in precisi progetti, sono spesso deterrenti per violenze e soprusi. A titolo di cronaca informo che sabato 10 marzo, su RAIDUE, alle 10,30 è andato in onda un sevizio sulla marcia, della durata di circa un'ora, girato da giornalisti presenti là insieme a noi, molto efficace per la
comprensione del valore dell'iniziativa.

A livello locale (Viareggio - Lucca) abbiamo fatto conferenze stampa, sia prima della partenza che al nostro ritorno, con quotidiani e televisioni e in effetti l'informazione sull'iniziativa è stata abbastanza buona. Abbiamo, tra l'altro, appuntamento con alcune televisioni, alla fine di marzo, per 'speciali' che andranno in onda sull'argomento. Sempre a livello locale abbiamo avuto l'adesione e l'appoggio concreto,
oltre che dai Berretti Bianchi anche da: Comune di Viareggio, Comune di Camaiore, USL 12 - Versilia, Centro Missionario Diocesano, un gruppo parrocchiale, e numerosi cittadini che in varia misura hanno contribuito partecipando alle iniziative che abbiamo 'partorito'. Il dibattito del Simposio, durato tre giorni, ha visto alternarsi rappresentanti della Chiesa Cattolica, protestante, musulmani …. Della Società Civile, rappresentanti del mondo della cultura ecc.. Erano presenti delegazioni provenienti dall'Italia, Germania, Spagna, Svezia, Belgio, Francia. Stati Uniti, Tanzania, Zambia e Burundi, oltre naturalmente ai padroni di casa congolesi.

L'intervento di Albino Bazzotto, fatto a nome dei trecento partecipanti italiani, è stato apprezzato per schiettezza e incisività. "… Chiediamo perdono per le colpe legate alla colonizzazione e oggi ai gruppi di potere economici e politici. Perdonate noi e i nostri concittadini perché molte delle armi che hanno ucciso e mutilato tante persone sono made in Italy, France, England. Il nostro Governo, come molti altri, non ha fatto niente per arrestare il commercio delle armi, spesso gli stessi aiuti non sono stati al servizio della pace, da tanto tempo i vostri minerali sono considerati più importanti delle persone".

Riporto alcuni stralci del documento conclusivo:
"Il Simposio è stato il luogo dove una buona rappresentanza della popolazione da molto tempo ignorata e mai ascoltata dai potenti di questo mondo e dai signori della guerra, ha finalmente avuto l'occasione di esprimersi. (…) Solo una vera globalizzazione dei diritti umani potrà garantire la pace nel mondo. (…) Lanciamo un grido alla Comunità internazionale che, da un lato ha dimenticato e continua a dimenticare la realtà del nostro paese, il Congo Kinshasa, nonché le sofferenze della sua popolazione, sebbene dall'altro canto rimanga molto sensibile alle sue ricchezze. (…) Ci impegniamo a:
- Disarmare il nostro spirito al fine di riconoscere tutti i congolesi e tutte le donne e gli uomini armati della pace come nostri fratelli.
- Perdonare, in un contesto di dialogo e di giustizia, coloro che ci hanno aggredito.
- Assumere i diritti umani come punto di partenza per la costruzione della pace.
- Uscire dal torpore, dalla corruzione della menzogna e dalla ricerca dell'interesse personale in tutti i nostri impegni politici.
- Rifiutare la tentazione del ricorso alla violenza, alla vendetta, all'odio, per incamminarci risolutamente sulla via della nonviolenza che è l'unica forza di verità. (…)

Alle Nazioni Unite chiediamo di predisporre una forza di interposizione reale e non simbolica, da dispiegarsi nel più breve tempo possibile alle frontiere. Chiediamo di creare un tribunale internazionale per i crimini commessi nel nostro paese al fine di combattere la cultura dell'impunità.
(…) Siamo fieri di essere congolesi. Siamo altresì fieri di essere Figlie e Figli di quest'Africa che è la culla dell'umanità. A partire da questo Simposio lanciamo un appello a tutti gli africani: 'Non facciamoci più la guerra tra di noi ma lavoriamo insieme per costruire un continente in cui ogni donna e ogni uomo abbiano il diritto e la gioia di vivere".

La considerazione che mi viene spontanea è relativa alla difficoltà che avremo nel condividere, fra tutti i gruppi pacifisti, il valore di quello che è stato fatto che non dovrebbe rimanere patrimonio dell'esperienza personale dei trecento partecipanti. Sarebbe bello rappresentasse un momento di crescita per l'intero movimento (sic!) o perlomeno un' occasione di riflessione.

Mi scuso per la discontinuità del discorso che ho cercato di fare e mi auguro che le informazioni date possano essere gradite. Gli altri 'Berretti' presenti in Congo che leggono queste righe potrebbero magari integrarle e aggiungere considerazioni.

Ciao a tutti, Licio

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Corrispondenza da Pippo Mancuso

Carissimo Silvano ,Carissimi Berretti,
cercherò in queste righe di condividere con voi, alcune emozione e senzazionmi di questo viaggio in terra d'Africa. L'accoglienza è stata di un calore sicuramente non prevedibile alla partenza, soprattutto da parte delle donne e dei bambini di Butembo, che hanno veramente visto in noi i portatori della pace. La situazione economica che abbiamo trovato è davvero arretrata, la luce elettrica e un lusso per i ricchi e per gli istituti religiosi che utilizzano dei generatori privati, non c'è ombra di fabbriche solo qualche bottega artigiana che lavora il legno per i bisogni locali, niente fogne,
niente strade con asfalto solo piste polverose anche dentro la città. La chiesa è l'unica istituzione che funzione e che gode di grande prestigio, la Societè Civile che ci ha invitato, ho avuto l'impressione che sia il tentativo della chiesa di far crescere in una società che ha conosciuto solo colonialismo e dittatura con relativa corruzione diffusa, un qualcosa che si rifaccia a quello che in occidente chiamiamo democrazia. Ma la strada è tutta in salita la cultura corrente e quella della legge del più forte, chi guida una macchina non ha rispetto per chi va in bici o a piedi, chi con l'autobus non ha rispetto per gli automobilisti, e questo mi ha fatto pensare al bambino soldato che con un fucile in mano si sente forte e migliorare la sua condizione di ultimo della scala. Una missionaria ci raccontava che nella sua parrocchia faceva sedere in prima fila i bambini i quando arrivavano le donne li spingevano a terra per sedersi loro, anche fra i bambini questa è la regola i grandicelli staccavano i piccoli che ci davano la mano per prendere il loro posto , considerando che noi europei in quel momento eravamo l'attrazione. Vedono in noi europei i benefattori e ho sentito molto diffuso il senso di inferiorità. Aspirano di entrare negli istituti reliligiosi unica possibilità di mangiare, vestirsi, istruirsi e magari emigrare. Hanno molti brutti ricordi, raccontano di morti ammazzati, di ruberie e di violenze. Purtoppo anche i bambini ne sono colpiti, un gruppo di loro circa 150 ai quali abbiamo fatto fare dei disegni, una buona mettà rappresentavano mamme con bambini colpite al cuore o alla testa soprattuto quelli non scolarizzati, lo si capiva perche non sapevano scrivere il proprio nome. Il simposio che si è svolto a Butembo ha permesso di raccogliere coraggiose denuncie nonostante la presenza di Bemba, Presidente del fronte che comanda nella zona Nord-Orientale del Congo,sono stato colpita dall'intervento di una donna di Bukavu che ha denunciato nel simposio la poca presenza femminile e il fatto di averla fatta intervenire a fine
simposio quando tutti erano già stanchi. Ma il colpo di scena è stato durante la funzione eucaristica a conclusione della marcia il presidente Bemba intervenendo ha chiesto perdono per ciò che avevano fatto i suoi soldato ha dichiarato di sottoscrivere e di far suo il documento conclusivo del simposio e come primo atto annunciava il ritiro delle sue truppe dal territorio di Butembo e dintorni, a questa comunicazione un grido liberatoria si è alzato dalla folla e fra un mare di sorrisi ci nominavano loro ambasciatori .

L'iniziativa è perfettamente riuscita grazie ad un grande lavoro fatto in precedenza, e a un pò di fortuna che non guasta. Personalmente però la cosa è finita maluccio, per un incidente che forse per stanchezza o per il mio integralismo. L'iniziativa era ruotata intorno alla chiesa e la proposta di concluderla con una messa a Kampala al santuario dei martiri Ugandesi con consegna all'ambasciatore Italiano in Uganda, ha diviso il gruppo dei trecento fra cattolici e non, e lo schierarsi di don Albino Bizzotto per la messa, che con il metodo del consenso voleva dire che bastava il veto di una sola persona per impedire agli altri di farla e don Albino questo lo ha ricordato. La mediazione raggiunta dai portavoce dei gruppi fu di inserire fra la messa e la consegna del documento con un lavoro di costruire un messaggio dei 300 al mondo. Ma io ero ormai in crisi, cadeva quell'immagine di garante di don Albino che mi ero costruita e che avevo difeso rispetto a chi non partecipava all'iniziativa perché ritenuta troppo connotata di cattolicesimo. E' già il terzo giorno che siamo rientrati e ancora non l'ho superata completamente, nonostante per l'intervento di alcuni del mio gruppo di affinità ho parlato con don Albino. Per me è difficile affidarmi a una persona totalmente se non gode di tutta la mia fiducia perche al di la del metodo del consenso e il coordinamento che prende le decisioni.
Un saluto e un abbraccio
Pippo Mancuso
Castelleone 6 marzo 2001

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