RIFLESSIONE
di Ermanno Vurticati

1. Mi sorprende non poco che in molti interventi l'attenzione si focalizzi sul dito anziche' sulla luna. Perche' la proposta di Lidia Menapace di un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta, mi sembra avere proprio il pregio di una chiarezza e coerenza e complessivita' che pressoche' nessuna delle altre esposte sulle bancarelle del bazar pacifista possiede. Poiche' non si limita a proporre un'Europa genericamente di pace, ma appunto qualifica la scelta di pace con le caratteristiche del disarmo, della smilitarizzazione, della nonviolenza, della "costruzione di pace a mezzo di pace", con un "programma costruttivo" alle cui origini c'e' - tra altro – la riflessione delle donne dell'incontro di Pechino (un evento poco o punto "mediatizzato", ma aggettante assai piu' di tanti altri incontri forse piu' roboanti ed ingegnosamente spettacolarizzati, ma di gran lunga piu' poveri e inadeguati nei contenuti e nelle metodologie). Poiche' non si limita a indicare un obiettivo, ma cerca di proporre una via, e costruire uno schieramento. E propone la via della riflessione e dell'azione politica, di una politica una volta tanto non dereistica e non subalterna, non cialtrona e non collusa; e propone la costruzione di uno schieramento che rifugga dalle illusioni velleitarie e dalle pretese unanimiste, che contrasti i processi compromissori e autoritari che tanto hanno degradato e depotenziato sia il movimento per la pace che quello cosiddetto contro la globalizzazione neoliberista. Propone, se afferro bene il ragionamento, di valorizzare le forme sia organizzative ed operative che di pensiero e di condivisione sperimentate soprattutto dal movimento delle donne nel definire una progettualita' e una metodologia complessiva, che aggreghino e informino un movimento plurale e rigoroso, una rigorosa e plurale mobilitazione, che per una volta sappia essere non rifiuto astratto e irresponsabile delle mediazioni, ne' assalto alla diligenza dei soldi pubblici (e delle carriere e delle prebende), ne' nicchia escapista, ma soggetto capace di proporre, di determinare e di gestire politiche pubbliche, assetti istituzionale, codificazioni giuridiche. Poiche' meglio di altre mi pare cogliere la specificita' europea e all'interno della specificita' europea la peculiarita' del proceso politico, istituzionale e giuridico che oggi e' l'Unione europea e che potrebbe diventare qualcosa di piu' e di meglio solo se vi sara' un protagonismo consapevole e reciprocamente rispettoso dei popoli e delle culture promosso dalle istituzioni e dai movimenti sociali di solidarieta' e di liberazione, per la pace, la democrazia e i diritti. Infine poiche' non si limita all'alata predicazione, ma propone una definizione e codificazione giuridica (appunto il vincolo del ripudio della guerra, che nel linguaggio tecnico del diritto ha un nome preciso: neutralita'), e il cielo sa quanto vi sia assoluto bisogno che il movimento per la pace e la giustizia si decida a farla finita con le chiacchiere generiche e gli inverificabili castelli in aria (che poi servono sovente a coprire pratiche e contiguita' innominabili ed effettuali irresponsabilita'), e passare a proposte concrete traducibili in deliberati, in leggi, in istituti, in "res publica" sia sostanziale che formale (poiche' senza la formalizzazione anche la sostanza finisce per sgocciolare via, come spiega quella canzoncina del buco nel secchio).
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2. Detto in sintesi, e riprendendo cose gia' dette da altre ed altri, e scusandomi per la ripigliata stracca e il tono tra manualistico e predicatorio: - un'Europa di pace, neutrale e attiva, che per legge costituzionale ripudia la guerra, e interviene in modo nonviolento per la gestione e risoluzione dei conflitti e per la difesa e promozione dei diritti umani; - un'Europa che si doti di strumenti di sicurezza e difesa, come di intervento internazionale, fondati sulla scelta della nonviolenza, ed in particolare: la difesa popolare nonviolenta, i corpi civili di pace; - un'Europa che avvii subito smilitarizzazione e sostituzione degli eserciti con forme di servizio civile (e di protezione civile, e di prevenzione dei conflitti, e di welfare community globale) nonarmato e nonviolento; - un'Europa che avvii subito disarmo (anche attraverso percorsi di transarmo, ma con una rigida scelta di principio e di direzione: quella del disarmo unilaterale) e riconversione ad usi civili dell'industria bellica; - un'Europa che nei campi dell'educazione, della salute, dell'assistenza, del servizio civile; come in quelli dell'informazione, della comunicazione e della cultura; come nell'economia e nella difesa dell'ambiente e delle risorse; come nella pubblica amministrazione e nella tutela giuridica dei diritti umani, promuova e inveri la scelta della nonviolenza come idea-forza, principio di organizzazione sociale e civile convivenza democratica e solidale, inveramento dei principi codificati nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione universale dei diritti umani, proposta giuriscostituente e criterio-base di una politica (e di un assetto istituzionale, e di un'articolazione e gestione amministrativa) all'altezza delle sfide poste dalle ingiustizie globali e dalla minaccia della distruzione del mondo.
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3. Mi pare cosa buona, vi si aggiunga la mia pietruzza.

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