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RIFLESSIONE
di Giulio Vittorangeli
Inizio con un ricordo personale. Maggio 1999, sono i giorni della guerra nella ex-Jugoslavia, ed avevamo organizzato come associazione Italia-Nicaragua a Viterbo una iniziativa su Rosa Luxemburg con la partecipazione di Lidia Menapace. In quella occasione Lidia ci parlo' della guerra, non come "calamita' naturale", ma come evento storico, come istituzione giuridico-politica. Di come alla guerra ci si puo' opporre con la nonviolenza, ricordando i due grandi movimenti che hanno usato le forme dell'azione politica nonviolenta, cioe' il movimento operaio e sindacale e il movimento delle donne. In questa direzione, parlo' della futura nascita della "Convenzione permanente di donne contro le guerre" e della "Fondazione Rosa Luxemburg". Rosa, nel 1918, scriveva: "Bisogna abbattere un mondo, ma ogni lacrima versata, anche se e' stata asciugata, e' un atto d'accusa; ed una persona che perseguendo uno scopo troppo importante calpesta un verme per brutale mancanza di attenzione commette un delitto".
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Mi sembra che partendo dalla sostanza di quella riflessione, opportunamente aggiornata, si sia giunti alla proposta "per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta". L'elemento fondante della proposta e' rappresentato dall'asse della politica estera europea, non a caso e' da tempo che manca all'Unione una politica estera comune. In sua assenza e' prevalsa (negativamente) nelle istituzioni comunitarie l'idea che essa comunque debba intrecciarsi con la politica della sicurezza e della difesa. L'articolo 11, quarto comma, e' lapidario: "L'Unione ha competenza per la definizione e l'attuazione di una politica estera di sicurezza comune, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune".
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La proposta che Lidia in un suo intervento ha chiamato "Eutopia", assumendo come asse centrale il diritto alla pace, spinge nella direzione di un'Europa che si costituisca come continente neutrale. La definizione "neutrale" puo' sembrare ambigua, o prestarsi (ad una prima lettura superficiale) a piu' di una interpretazione. Ma in questo senso, i chiarimenti successivi offerti da Lidia (per una neutralita' attiva: l'unica forma politica antagonista alla guerra), mi sembra che sgomberino il campo da qualsiasi ambiguita'. "La proposta della neutralita' e' la piu' equilibrata, moderata, gestibile sul piano del diritto internazionale e compatibile con una riconversione dell'economia di guerra in economia di pace... Nel diritto internazionale significa territorio che rifiuta di usare comunque la guerra, non fa politiche che inducano o avviino pericoli di guerre, non firma nessun trattato militare, non accetta sul suo territorio installazioni militari o passaggi di truppe". Un limite della cultura politica della neutralita' attiva mi sembra legato alla assenza di una riflessione e di una proposta, di intervento positivo, sui rapporti Nord/Sud del mondo. Esiste, e non da oggi, quella che definiamo (e pratichiamo) come solidarieta' internazionale, anche cooperazione allo sviluppo, nel suo termine piu' ampio. Cito, per fare solo un esempio, l'impegno (sostanzialmente ignorato) di destinare da parte dei Paesi sviluppati, lo 0,7% del Pil alla cooperazione. Nel preambolo della Costituzione euopea si afferma che "l'Europa desidera operare a favore della pace, della giustizia e della solidarieta' nel mondo" e nell'art. 3, quarto comma, che essa "contribuisce alla solidarieta' e al rispetto reciproco tra i popoli". Queste belle affermazioni purtroppo sono state seguite dal vuoto completo. Il problema del rapporto col Sud del mondo e' stato il grande assente in tutto il corso dei lavori della Costituzione. Non vorrei che anche noi, davanti a questo, chiudiamo gli occhi.
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Infine, sul "che fare?". Siamo ancora in tempo a promuovere la campagna verso le e i parlamentari nazionali ed europei perche' inseriscano un articolo del tenore del nostro art. 11 (ripudio della guerra)? Se si, chi immediatamente promuove la campagna? Penso alla "Convenzione permanente di donne contro le guerre". Ed ancora, questa campagna e' di per se' sufficiente? Non potrebbe essere sorretta da una petizione popolare (europea?) per un'Europa aperta, solidale, nonviolenta? Penso, come base, al testo circolato per la quinta assemblea dell'Onu dei popoli, del 4-12 ottobre scorso. Se si', (anche qui), chi la promuove? Esiste anche una proposta (non sono riuscito a rintracciarla integralmente) di 157 docenti dell'Universita' Cattolica che hanno ipotizzato due articoli aggiuntivi per la Costituzione europea, il primo per riprendere l'art. 11 e il secondo per chiedere la finalizzazione degli "interventi di politica economica, commerciale e monetaria dell'Unione Europea alla riduzione e all'eliminazione degli squilibri di ogni tipo che esistono tra Paesi sviluppati e Paesi poveri". Come coordiniamo e programmiamo tutto questo?
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