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DA VERONA A VENEZIA
Il giorno 8 dicembre 2003 a Venezia muove un passo ulteriore la proposta, formulata da tempo da Lidia Menapace e dalla "Convenzione permanente di donne contro le guerre" e tradotta in appello lo scorso 8 novembre a Verona, di un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta. Una proposta aperta e inclusiva che vuole chiamare l'intero "popolo della pace" europeo ad uscire dalla subalternita' e dalle ambiguita', a non delegare piu' a ristrette oligarchie le decisioni che tutti riguardano, ad essere soggetto attivo non solo culturale e sociale, ma politico in senso pieno e forte: a prendersi la responsabilita' di dire quale Europa vogliamo costruire, con quali regole e quali strutture, quali programmi e quali istituti; a prendersi la responsabilita' di fare della nonviolenza una scelta decisa e decisiva, non solo assiologica e metodologica, ma politica e
giuriscostituente; a proporre un proprio programma costruttivo nonviolento per l'Europa su cui chiamare alla riflessione e al dialogo e alla lotta, su cui costruire un confronto con tutti gli altri soggetti - politici ed istituzionali, su cui spostare i rapporti di forza verso la scelta della pace con mezzi di pace, verso la scelta dell'affermazione di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani, verso la scelta della nonviolenza.
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Un'Europa neutrale e attiva: vale a dire che rifiuti la belligeranza, ripudi ogni guerra, ed a tutte le guerre si opponga, si opponga attivamente con politiche, istituti e interventi di pace. Un'Europa disarmata e smilitarizzata: poiche' senza disarmo e senza smilitarizzazione non si contrasta la guerra, non si sconfigge il terrorismo, non si difende la democrazia, non si salva l'umanita' dalla catastrofe. Un'Europa solidale e nonviolenta: che accolga tutti, che cooperi con tutti, che dialoghi con tutti, che a tutti offra ascolto e aiuto, a tutti riconosca diritti, informi il suo agire alla solidarieta'; che si impegni per relazioni internazionali e un diritto internazionale cosi' come definiti nel preambolo della carta delle Nazioni Unite - le Nazioni Unite dei popoli, e nella Dichiarazione universale dei diritti umani; che faccia della nonviolenza il principio informatore delle sue enunciazioni giuridiche ma anche delle sue strutture operative e della sua politica concreta.
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Un'Europa spazio politico di donne e di uomini di volonta' buona, della partecipazione di tutti al bene comune, della difesa della biosfera, del rispetto dei diritti delle generazioni presenti e di quelle future (e dell'eredita' delle passate), di relazioni coi popoli e le culture del sud del mondo non piu' fondate sulla rapina e la denegazione, ma sulla restituzione di quanto sottratto e sperperato lungo secoli e secoli, e sul riconoscimento della comune preziosa irriducibile inalienabile umanita'. Un'Europa della democrazia e dell'umanesimo integrale. Della gestione e risoluzione nonviolenta dei conflitti. L'Europa della difesa popolare nonviolenta e dei corpi civili di pace. L'Europa della scelta socialista e libertaria che presagi', penso', propose Aldo Capitini, e con lui, come lui, alcune delle figure piu' belle - piu' nitide e piu' luminose della contraddittoria storia di questo martoriato continente: da Rosa Luxemburg a Simone Weil.
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