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STORIA UMANA E PRINCIPIO SPERANZA
di Lidia Menapace
Ringrazio tutti/tutte quelle che prendono la parola sulla proposta di un'Europa neutrale attiva ecc. La proposta che avanzai anni fa nella forma odierna, solo un po' meno ricca e corposa, parte dal desiderio di avere una ipotesi da mettere avanti di fronte alla disperante ripetitivita' dei discorsi di chi si occupa di Europa. Il testo del Trattato (che non e' ancora una Costituzione ma tende a diventarla e ad essere vincolante come gia' vincolanti sono stati tutti i Trattati europei - Maastricht, Schengen ecc. - e che presenta procedure di modifica pressoche' impossibili a percorrersi) e' collegato con il peggio della storia europea, la storia del continente piu' aggressivo e cruento dell'intero pianeta (io pure ho proposto che l'Europa faccia una pubblica e solenne autocritica e cesura col suo passato). Noi cerchiamo di vedere se in quella storia terribile non vi sia nulla da salvare: e a noi pare che due movimenti (quello operaio e quello delle donne nati in Europa) abbiano sempre e solo usato tutti gli strumenti dell'azione nonviolenta e con cio' abbiano pero' cambiato la faccia della terra. Gli e le aderenti a tali movimenti sono stati per lo piu' neutralisti e non interventisti in occasione della prima guerra mondiale e resistenti nonviolenti nel corso della seconda. La storia e' tutta da rileggere: quella di Hitler fu una "resitstibile ascesa" come diceva Bert Brecht, e la Societa'delle Nazioni fu scavalcata dall'alleanza tra Mussolini e Hitler, uno dei segni funesti dell'arrivo della seconda guerra mondiale, e non poco e' da sottolineare l'inerzia degli altri paesi. Poi gli Usa intervennero, ma prima non fecero nulla per prevenire l'avvento del nazismo. Se oggi ci si mette in concorrenza militare con gli Usa la quarta guerra mondiale e' gia' vinta dagli Usa stessi che gia' hanno vinto la terza appunto inducendo l'Urss all'antagonismo militare invece che all'alternativa politica, sociale e morale.
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Da due anni chiedo che mi si dica come debbo chiamare una posizione che rifiuta la guerra, se nel diritto internazionale chi rifiuta la guerra viene definito neutrale. Non e' detto che sia sempre una posizione nobile; e la Svizzera non e' simpatica: ma la Svezia e la Finlandia sono certo meglio e anche l'Austria. Non possiamo studiare i loro modelli di difesa e collocare l'Europa al livello piu' basso a scendere? Non riesco a stare zitta e inerte (questa non sarebbe neutralita' bensi' accidia) mentre il mondo sta andando verso la guerra. Credo che nemmeno gli Usa possano comprare tutto e si sono gia' trovati in difficolta' al Consiglio di sicurezza; e a Cancun una inedita alleanza tra paesi poveri e movimenti alternativi dei paesi ricchi rivela di avere una qualche possibilita' di azione efficace. A Riva del Garda si e' molto discusso e anche efficacemente. Non e' colpa nostra se i giornalisti erano tutti li' ad aspettare gli scontri, e li avrebbero inventati se non ci fossero stati, nell'indifferenza di quelli che discutevano. E non si sono nemmeno accorti che la "Commissione giustizia e pace" dell'archidiocesi di Trento aveva aderito al forum e vi prendeva parte.
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Un paese neutrale non fa guerre e nemmeno politiche aggressive, e si sottopone al giudizio della comunita' internazionale se ne avvia; non offre il suo territorio ne' il suo spazio aereo al passaggio di truppe o di velivoli, non ospita basi militari sul suo territorio: questa sarebbe una base giuridica per avviare un contenzioso con la Nato, ad esempio. Dico una cosa per me pregiudiziale: la democrazia e' fondata su una idea positiva della specie umana, cioe' che nell'ambito delle cose probabili (che sono appunto il terreno sul quale si prendono decisioni politiche) le persone, se correttamente informate, tendono a scegliere per il meglio; e se si accorgono, o viene loro dimostrato, di avere sbagliato sono disposte a correggere le loro decisioni alla prima scadenza utile. Se si crede che non vi sia rimedio e che il mondo vada al peggio "per natura" e tutto e' perduto, meglio fare novene perche' una qualche divinita' trovi un buon tiranno che prenda le decisioni indiscutibili per tutti e tutte. Senza una qualche fiducia nella ragione - in una certa luce che si puo' fare in qualsiasi coscienza - e, insomma, senza speranza, non vi puo' essere democrazia.
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