LA DIFESA CIVILE
di Francesco Tullio

La difesa civile (1) e' un progetto per affrontare in chiave democratica, anche nei periodi di tensione e di crisi, il nodo fra sicurezza, ordine pubblico e difesa. Questo progetto deriva dalle esperienze storiche della resistenza nonviolenta, dalle esperienze interdisciplinari e multidimensionali della gestione costruttiva dei conflitti, dalle nuove frontiere della ricerca per la pace. Dal punto di vista pratico la difesa civile indica alcuni strumenti concreti da adottare ed adattare caso per caso, per migliorare la sicurezza nei quartieri, negli stadi, per resistere alla malavita ed alla diffusione della violenza. Le risposte piu' funzionali possono essere predisposte ed esercitate, ma non possono essere completamente predefinite e date a priori. Esse devono adattarsi al processo in corso fino ad indirizzarlo. Le risposte dipendono fra l'altro dai valori che si perseguono. La crisi implica spesso delle difficili scelta di priorita', delle decisioni in condizioni di non prevedibilita' degli esiti, dei dolorosi passaggi emotivi, alleanze con il meno peggio. L'elasticita' mentale di chi possiede valori etici e non si aggrappa rigidamente alle ideologie, puo' essere utile. La gestione della crisi e' talvolta analoga al trial medico in caso di grave catastrofe: devi scegliere a chi o cosa dedicarti prima. Parte della stessa difesa civile e' la costruzione delle condizioni necessarie, solo in parte gia' esistenti ed in parte da sviluppare, affinche' un popolo possa resistere ad un invasore straniero o ad una involuzione autoritaria interna, limitando al massimo l'uso della forza e sostituendola con l'uso strategico e contemporaneamente etico della comunicazione, della disobbidienza civile, della noncollaborazione. Vengono presi in considerazione gli aspetti strutturali, economici e culturali della societa' che la rendono solida e resistente se esiste un reale scambio comunicativo all'interno di essa e con l'altro da se'. La difesa civile rileva quindi l'importanza del confronto e della coesione sociale come espressione di una comunicazione orizzontale fra i cittadini e la necessita' di sganciarsi dalla suggestione della propaganda verticale e centralizzata. L'opzione per difesa civile sarebbe facilitata dalla scelta parallela di un processo di transizione verso un modello di sviluppo piu' equilibrato. Le scelte forzate dello sviluppo e gli alti costi ambientali e finanziari della deterrenza determinano nei fatti un rischio per la sicurezza delle societa', uguale e forse maggiore della minaccia che puo' venire dal dispiegamento degli armamenti nemici. La difesa deve quindi essere calibrata, proporzionata non solo ai pericoli esterni ma anche alle esigenze ed ai mezzi di una nazione, altrimenti si trasforma in un sistema per cui il riarmo drena tutte le risorse impoverendo il substrato della societa' per garantire dei vantaggi a gruppi limitati e diventando controproducente per la maggioranza dei cittadini di uno stato democratico (2). A tale proposito appare utile rivedere come si alimenta la struttura del potere interno ed internazionale, partendo dai bisogni, dalle dinamiche e dalle contraddizioni interpersonali ed intergruppali. Secondo la tesi da me rappresentata esistono dei meccanismi politici ed economici, radicati nella struttura psichica collettiva, che rendono la nostra civilta' occidentale espansionistica ed allo stesso tempo vulnerabile, ma incauta e parzialmente ignara delle conseguenze della propria crescita. Piu' una societa' e' vulnerabile, piu' la sua politica e' aggressiva e provocatoria, piu' conseguentemente adotta sistemi d'arma e progetti di difesa offensivi (3). Il modello occidentale di sviluppo, pur avendo bisogno per perpetuarsi di imporre le proprie condizioni e regole, e di scaricare i costi sull'ambiente, sulle altre culture e sulle generazioni future, presenta al suo interno differenti livelli di consapevolezza e differenti capacita' di gestire i conflitti interni ed esterni. Lo sviluppo o meno di queste caratteristiche puo' portare ad esiti diversi. Le piu' concrete applicazioni della difesa civile consistono attualmente negli interventi di solidarieta' alle societa' civili attraversate dalla violenza (4) nelle esperienze internazionali dei Corpi civili di pace, e nella insistente richiesta ai vertici politici italiani ed europei della loro istituzionalizzazione (5). Il "Centro studi difesa civile" e' ad esempio impegnato nella Rete italiana dei Corpi civili di pace (6), nella rete europea dei servizi civili di pace (7), nel progetto "Colombia vive", e nelle "Nonviolent Peaceforce" (8) che hanno dispiegato operatori per evitare il riesplodere della violenza in Sri Lanka e che offrono inoltre sostegno alle societa' civili di Birmania, del Guatemala, di Israele/Palestina, dell'Uganda.
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Note
1. Francesco Tullio (a cura di), La difesa civile ed il progetto Caschi Bianchi, peacekeepers civili disarmati, Franco Angeli, Milano 2001. Ricerca commissionata ed in parte finanziata dal Cemiss, Centro Militare di Studi Strategici.
2. Paul Wehr, Conflict Regulation, Westview Press, Boulder, Colorado, Usa 1979.
3. Johan Galtung, There Are Alternatives! Four Roads to Peace and Security, 1984; ed.it.: Ci sono alternative! Quattro vie per la pace e la sicurezza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986; Christian Ejlers (ed.), Peace Reseach, Copenhagen,1975-1988; Peace by peaceful means, Sage, Londra, 1996.
4. Si veda ad esempio il progetto "Colombia Vive". Per approfondimento sui processi di resistenza civile nonviolenta della Colombia, vedi: "Camminar en Dignidad", www.comune.narni.tr.it/pace.htm che descrive la comunita' di pace di San Jose' de Apartado'; "L'impegno della societa' civile in Colombia" e "Costruendo segnali di pace" nel sito del Centro studio difesa civile, www.pacedifesa.org
5. Nel sito del Centro studio difesa civile, www.pacedifesa.org
6. sito: www.corpidipace.too.it
7. Il sito di European Network of civil peace services (En.cps) e': www.en-cps.org En.cps fa parte dell'European Peace Liason Office (Eplo) che rappresenta le ong per la costruzione della pace all'Unione Europea: www.eplo.org/
8. www.nonviolentpeaceforce.org
(Fine. Le precedenti parti sono nei nn. 699-700)

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