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RIFLESSIONE
di Silvano Tartarini
Dico subito che riguardo alla possibilita' di una modifica migliorativa del testo della "Costituzione" europea non vedo oggi molte possibilita' e proprio per questo sono favorevole a sposare qualsiasi proposta che abbia un minimo di speranza di successo. La proposta della Menapace ne ha? Francamente non mi pare. Stimo molto la Menapace, tuttavia la proposta, data la brevita' del tempo che ci rimane, dovrebbe aver gia' ottenuto il consenso e la partecipazione di diverse associazioni. Cosa che non mi pare sia avvenuta. E' vero che non ho seguito tutto il dibattito ed e' possibile che abbia perso qualche passaggio. Ma se e' come temo, cioe' che su questa strada non otterremo niente, non rischiamo con il termine "neutrale" di confondere solo le nostre acque? Ho appena ricevuto una proposta da parte dell'Eplo ( European Peacebuilding Liason Office) rivolta alla Rete italiana dei Corpi Civili di Pace affinche' presenti al governo italiano una proposta di modifica degli articoli 40, 3 e III art. 212, modifica tesa a richiedere la costruzione di una Agenzia di Pace Europea. Anche Agenzia di Pace Europea e' un termine nuovo - almeno mi pare - per chi finora ha lavorato per i Corpi Civili di Pace. E' da appoggiare o no? Paolo Bergamaschi sostiene che la proposta e' lodevole ma non servira' a niente. Io vorrei capire a che dovrebbe servire questa Agenzia e in che rapporti sarebbe con i Corpi Civili di Pace. Il 16 ottobre ci sara' un incontro a Bruxelles, dove approfondiremo la cosa. L'essenziale e' non sprecare inutilmente energie.
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Ricordo che come segreteria del Forum "Verso i Corpi Civili di Pace", all'inizio dell'estate, abbiamo inviato una lettera alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Repubblica chiedendo che il tema dei Corpi Civili di Pace fosse mantenuto ma non all'interno dell'aiuto umanitario, bensi' all'interno del posto che gli competeva, cioe' della Sicurezza-Difesa. Le risposte che ottenemmo, anche se la risposta della Presidenza della Repubblica pareva mostrare piu' disponibilita', non ci hanno dato speranza che qualcosa venisse modificato nella direzione da noi indicata. Da allora non mi pare che niente sia cambiato. Non vorrei dirlo, ma temo che, per ora, dovremo saperci accontentare e continuare a lavorare per modificare nel futuro i rapporti politici in favore di una pace nella giustizia. Tuttavia, il dibattito e' stimolante e serve sempre, purche' non rimanga sempre e solo dibattito. Personalmente, a un'Europa neutrale preferisco una Europa partecipe e costruttrice di pace, perche' credo che sara' molto difficile essere neutrali negli anni che verranno. Capisco che qui si parla di una neutralita' pro pace e giustizia, di una solidarieta' attiva che vuole chiudere con una politica estera di guerra e guardare avanti. Ma resto con le mie perplessita' e non vedo la necessita' di utilizzare parole non nostre e gonfie di ambiguita', tanto piu' che la richiesta di un'Europa neutrale non sara' meno difficile da ottenere della richiesta di un'Europa che ripudia la guerra. I governi che vanno a costruire questa Europa sognano, purtroppo, una sicurezza basata sulla forza militare, e quando guardano ai costruttori di pace li vedono solo come utili portatori d'acqua ben all'interno della loro politica.
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I limiti dei costruttori di pace sono a tutti noti. Non si riesce a sconfiggere il nostro particolarismo. I progetti non mancano, ma non si riesce a costruirli assieme. Certamente tutto questo non si potra' superare con una proposta, anche se ci verra' da persona stimata e autorevole. Ci vorra' costanza e tempo e lavoro, e ci vorra' l'aiuto delle persone autorevoli. Quello che manca ancora al mondo della pace e' una sinergia su un progetto comune. Il tema, invece, e' scritto da tempo nelle cose, ed e' il tema della sicurezza. Il progetto dei Corpi Civili di Pace, che e' in itinere, dovrebbe essere il nostro progetto comune. Invece si continua ancora a vedere i Corpi Civili di Pace come una delle cose da fare, non come il nostro progetto comune. Io credo che verra' inevitabilmente il giorno che le persone capiranno che la sicurezza delle armi non e' sicurezza, tuttavia, quel giorno, se non troveranno altra sicurezza, rimarranno a quella delle armi. E' quel giorno che dobbiamo preparare assieme con umilta' e senza inutili particolarismi e dobbiamo essere puntuali all'appuntamento. Pazienza se dovremo per un po' camminare fuori delle istituzioni, l'essenziale e' che si riesca ugualmente a farci sentire e a far crescere le nostre proposte.
Se l'Europa fara' o non fara' una politica di pace sara' qualcosa che andra' oltre il testo pur importante della Costituzione, e dipendera' anche da noi popoli e non solo dai governi, che oggi guardano altrove.
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