| RIFLESSIONE di Peppe Sini Aggiungo appena due note a margine, ma che proprio marginali non credo che siano, per insistere ancora su due persuasioni e un invito. La prima: uno dei meriti della proposta di Lidia Menapace a me pare che sia che essa muova da una consapevolezza che tanta parte del movimento per la pace non ha ancora raggiunto: che la nonviolenza e' maggioritaria. Che l'esigenza della nonviolenza, la preferenza per la nonviolenza, l'accostamento alla nonviolenza sono ormai sentimento e scelta condivisi non solo dalla gran parte degli operatori sociali, ma dell'intera famiglia umana. Forse e' sempre stato cosi', ma certo dopo Auschwitz ed Hiroshima tutto e' divenuto piu' chiaro, e in questi ultimi anni poi le ultime confusioni e ambiguita' sono cadute: solo la scelta della nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe, solo la scelta della nonviolenza puo' garantire la liberazione e promuovere la convivenza nel riconoscimento pieno della dignita' di ogni essere umano, solo la scelta della nonviolenza puo' inverare nella storia e nella societa' quanto di luminoso e di esatto vi e' nell'esistenza umana. La seconda: la nonviolenza e' quindi divenuta non piu' solo scelta di coscienza, testimonianza individuale, valore e criterio epistemologico ed assiologico, insieme di tecniche di gestione del conflitto, ermeneutica dell'ascolto dell'alterita', principio speranza e ortopedia del camminare eretti, fondazione dell'eguaglianza nel riconoscimento delle differenze, metodologia deliberativa ed operativa rigorosa e degnificante, proposta di azione sociale e politica, principio speranza concretamente agito nella coerenza tra mezzi e fini e nell'orientamento al riconoscimento e al rispetto dell'umanita' come valore incarnato in ogni essere umano; essa e' divenuta altresi' principio giuriscostituente: con sempre piu' autocoscienza le legislazioni future su essa si fonderanno, su essa le istituzioni future troveranno l'unica legittimita' ammissibile, su essa le politiche e l'amministrazione della cosa pubblica dovranno incardinare il loro statuto, la loro funzione, la loro organizzazione ed articolazione, i loro moventi, modi ed esiti. E quindi e' questa l'ora di una proposta nitida e forte per l'Europa: affinche' l'Europa scelga la nonviolenza e diventi operatrice di nonviolenza; affinche' il processo di unificazione europea ed i correlati processi legislativo, istituzionale ed organizzativo-amministrativo siano chiamati a svilupparsi su questa scelta. Cosicche' la proposta avanzata da Lidia Menapace e dalla Convenzione permanente di donne contro le guerre - proposta sulla quale si e' costruito nel tempo un confronto e una convergenza di tante diverse soggettivita' e tradizioni, riflessioni ed esperienze - di un'Europa "neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta" e' qui e oggi ineludibile un riferimento e un appello, di cui vorremmo che l'intero movimento per la pace cogliesse la crucialita', e la cogenza. L'incontro dell'8 novembre a Verona sara' una tappa importante di un percorso che puo' dar esiti di decisiva rilevanza: vivamente rivolgiamo anche noi un invito a tutte le persone amiche della nonviolenza affinche' la partecipazione sia la piu' ampia, profonda e vivace possibile; affinche' dall'incontro dell'8 novembre a Verona emerga un appello e un programma di lavoro, di cui avvertiamo la necessita' e l'urgenza, che articoli, arricchisca ed inveri la proposta di Lidia e la consolidi ed estrinsechi in iniziativa politica e culturale, in progetto legislativo, istituzionale, amministrativo ed organizzativo, in campagna di mobilitazione dal basso del "potere di tutti" partecipata ed efficace. TOP |