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IO DICO SEGUITANDO
di Peppe Sini
Mi sembra che ampie convergenze nei movimenti per la pace e i diritti potrebbero raggiungersi - e in qualche misura in non piccole aree sono gia' raggiunte - sia sulla Difesa popolare nonviolenta, sia sui Corpi civili di pace, sia sulla proposta di codificazione dell'equivalente dell'articolo 11 nella cosiddetta Costituzione europea di cui - come al solito acutamente - dice Lidia qui sopra, ma anche su altro ancora, e vorrei provare a formulare un piccolo elenco parziale e provvisorio, forse non disutile.
a) Politiche e pratiche di disarmo e di riconversione dell'industria bellica; ed in questo ambito occorrono sia scelte istituzionali, sia scelte politiche, sia scelte legislative, sia scelte economiche ed ecologiche, sia scelte sociali e culturali; sia anche, infine e decisivamente, campagne che queste scelte definiscano con chiarezza e promuovano e sostengano, ed inverino almeno parzialmente - come dire: in figura e in concreto ad un tempo -, campagne comprensive di un ampio e variegato ventaglio di iniziative inclusive anche di azioni dirette nonviolente, poiche' se si aspetta che sua sponte il potere dominante si orienti in questa direzione non se ne fara' mai nulla essendo la tendenza piuttosto orientata in senso inverso; esperienze significative ce ne sono gia', si tratta di rivisitarle criticamente, illimpidirle ove occorra e potenziarle, estenderle;
b) scelte di smilitarizzazione e di passaggio a forme di difesa civile, protezione civile, ma meglio e decisivamente: di difesa popolare nonviolenta; ed al riguardo valorizzare anche quanto gia' e' finanche nel corpus legislativo italiano;
c) sostegno alle pratiche di obiezione alla guerra e ai suoi strumenti e apparati; fondando queste pratiche anche precisamente sul rispetto di leggi fondamentali e imperative, come il preambolo della carta delle Nazioni Unite, come la Dichiarazione dei diritti umani del '48, come l'opposizione alla pena di morte (che e' posizione condivisa e qualificante nella e della Unione europea: e la guerra consistendo nell'uccidere, ne consegue che il rifiuto della pena di morte implica l'impegno al ripudio della guerra e quindi anche dei suoi strumenti, apparati e logiche), come anche nello specifico delle legislazioni nazionali - nel caso dell'Italia l'art. 11 della Costituzione;
d) collegamento e svolgimento delle pratiche di obiezione alla guerra - e a i suoi strumenti e apparati -, con programmi costruttivi in termini di servizio civile locale e internazionale, di welfare state e welfare community, di pratica della cittadinanza attiva e della solidarieta' inveratrice di diritti in loco ed internazionale;
e) un programma costruttivo di alternative fin d'ora praticabili: in primo luogo i Corpi cvili di pace, valorizzando quanto gia' a suo tempo assunto come impegno dal Parlamento europeo su impulso di Alex Langer e gia' praticato da molte esperienze di volontariato;
f) adottando la terminologia in uso nella specifica giurisprudenza, tra posibilita' di belligeranza e scelta del suo opposto, la neutralita' (e, come e' noto, tertium non datur, checche' ne dicano certi ipocriti ciarlatani complici delle guerre), promuovere un'iniziativa perche' la scelta della neutralita' (nel senso forte definito da Lidia, cioe' gramscianamente "attiva e operante" come e' stato ricordato; e che poi effettualmente in gran parte coincide con il significato tecnico del termine giuridico nella sua opposizione polare al termine inverso) non solo venga salvaguardata per gli stati europei che l'hanno gia' fatta, ma diventi principio costituente dell"assetto giuridico ed istituzionale europeo;
g) ma ancor piu' decisivo a me pare quanto segue: che diventi giuriscostituente la scelta della nonviolenza nella pienezza e dirompenza della sua proposizione come ipotesi non solo metodologica ed organizzativa, assiologica ed ermeneutica, ma anche politica, giuridica, istitutrice d'istituzioni oltre che di costumi e condotte;
h) naturalmente questo impegno per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e disarmista, smilitarizzata e antibellica, solidale e nonviolenta, richiede altresi' un collegamento forte a scelte di giustizia, ecologicamente sostenibili, socialmente orientate al riconoscimento e alla promozione dei diritti umani per tutti gli esseri umani; poiche' e' ovvio che il potere e l'attivita' miltare sono connessi al potere economico, e a quello politico e a quello ideologico - oggi si ama dire mediatico, ma ideologico e' piu' preciso e piu' ampio poiche' in estensione include anche gli "apparati ideologici di stato" e in profondita' apre al tema decisivo e concreto quant'altri mai dell'alienazione;
i) ed ovviamente occorrera' altresi' un lavoro educativo, dentro e fuori le istituzioni e le agenzie della socializzazione, dell'educazione, della cultura, della ricerca: ed anche in questo ambito proprio all'anno zero non siamo;
l) occorrera' ovviamente anche ragionare sull'approntamento delle risorse finanziarie necessarie ed efficienti ad avviare questo processo: cose ragionevoli hanno scritto gia' altri intervenuti e ad esse rinvio (in particolare a questo passo dell'intervento di Nanni Salio riportato nel notiziario di ieri: "poiche' senza un finanziamento serio ogni progetto rimane lettera morta, una proposta concreta puo' essere quella del 5%: cerchiamo e/o costruiamo una forza politica che inserisca nel suo programma, per la prossima legislatura, una riduzione annuale del 5% delle spese militari per impiegare gli stessi fondi nella costruzione di una forza nonviolenta di pace, sulla scia di quanto gia' e' stato realizzato: Corpi civili di pace, Caschi e Berretti Bianchi, Operazione Colomba, PBI, Donne in Nero. Infine, lanciamo una poderosa campagna di contribuzione fiscale: 'Se vuoi la pace, paga per la pace', ovvero finanzia, dal basso, la forza nonviolenta di pace"). Aggiungerei solo che delle due articolazioni dell'approntamento di tali risorse (i finanziamenti pubblici, i finanziamenti volontari), ebbene, sul versante dell'impegno finanziario volontario abbiamo gia' esperienze significative: dalla campagna di obiezione di coscienza alle spese militari (e - appunto - per la difesa popolare nonviolenta), alle competenze acquisite con l'avvio dell'esperienza della banca etica; ergo sul lato dell'impegno della societa' civile vi e' gia' un patrimonio conoscitivo ed esperienziale che potra' dare buoni frutti. Invece sul versante dei finanziamento pubblico credo che dovremmo anche, in primo luogo, andare a una verifica sia di quanto chiesto, ottenuto, realizzato e rendicontato da ong, onlus ed altri soggetti ancora che da lungo tempo per ativita' di pace e solidarieta' attingono variamente e consistentemente a fondi pubblici (per quanto amaro possa essere fare una ricognizione critica in tale ambito, cio' e' necessario e propedeutico), sia delle scelte degli organismi internazionali, dei governi e degli enti locali; ma occorrera' anche coinvolgere piu' intensamente le grandi strutture associative, le organizzazioni sindacali, le chiese, e le fondazioni e le agenzie della ricerca e della cultura. E mi fermo qui perche' questa schidionata non diventi infinita e ancor piu' abborracciata di quanto gia' non sia. Credo che quanto emerso dal convegno di Gubbio, come dalla elaborazione del movimento delle donne (ed in particolare dalla Convenzione permanente di donne contro le guerre, nel cui ambito da tempo la proposta di Lidia e' divenuta riflessione condivisa e ricerca collettiva) e degli altri movimenti pacifisti e nonviolenti (e decisivo il lavoro della rete impegnata da tempo per i Corpi civili di pace), e anche dagli interventi apparsi su questo foglio, di Lidia Menapace, di Enrico Peyretti, di Nanni Salio, e altri spero seguiranno; cosi' come quanto emergera' dall'assemblea dell'Onu dei popoli che si svolgera' per iniziativa della Tavola della pace nei giorni precedenti l'edizione del prossimo 12 ottobre della marcia Perugia-Assisi, ebbene, offrano ed offriranno utili contributi a una riflessione e a un'iniziativa indifferibili. Di mio, per cosi' dire, aggiungerei costi' soltanto una duplice urgenza e un "pensiero dominante": - la prima urgenza: non lasciare che nel dibattito sulla cosiddetta Costituzione europea sia cancellata la voce antimilitarista, disarmista e nonviolenta delle donne, dei movimenti di solidarieta', pacifisti e nonviolenti, del sud del mondo martoriato dalle guerre del mercato e dal mercato delle guerre, del cosiddetto popolo della pace (trovo peggio che ambigua la formula della "societa' civile organizzata mondiale", ed altre similari e correnti, mi si dispensera' dall'usarle); condivido infatti con Lidia la persuasione che se non riusciamo ad influire sul testo del trattato ora in discussione poi ci troveremo tutti in condizioni di gran lunga peggiori; - la seconda urgenza: non permettere che si arrivi alle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo senza che il tema e la proposta dell'Europa neutrale (disarmata, smilitarizzata, nonviolenta, costruttrice di pace con mezzi di pace) e le sue applicazioni (Difesa popolare nonviooenta, Corpi civili di pace, "articolo 11" nella Costituzione europea, etc.), divengano, come e' necessario, un elemento centrale del dibattito, dei programmi e delle scelte delle forze politiche e dei candidati, con esiti impegnativi per esse ed essi; - il pensiero dominante: che la nonviolenza sappia divenire principio giuriscostituente, riconosciutamente fondatrice di convivenza civile, legislazione ed istituzioni, come e' accaduto ad esempio in Sudafrica - e in un ambito, il diritto penale, che parrebbe quanto di puo' estraneo alla nonviolenza come principio giuriscostituente; anche qui esperienze e riflessioni vi sono, vanno riconosciute, valorizzate, praticate, estese.
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