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RIFLESSIONE
di Carlo Schenone
Rileggendo il dibattito sulla proposta di una Europa neutrale ho provato un certo disagio derivante da alcune perplessita' che ho fatto un po' di difficolta' a razionalizzare. Tutti gli interventi che sono riuscito a recuperare esaltavano la proposta con alcuni minime osservazioni linguistiche riguardo al termine "neutrale". L'intervento di Tartarini ha catalizzato le mie perplessita'. Contrariamente a cio' che hanno affermato alcuni mi pare che la proposta non sia per niente supportata da una visione costruttiva. Nel contesto attuale sembra piu' un lancio per tacitare la propria coscienza nella certezza di non dover far fatica per farla progredire rimanendo inesorabilmente lettera morta che una proposta che intenda efficacemente raggiungere un risultato. In confronto la richiesta di allontanare le basi Usa dall'Italia, lotta decisamente minoritaria che non ha mai avuto l'appoggio neppure da parte di molta sinistra sarebbe solo una piccola concessione ai pacifisti. Per di piu' l'utilizzo del termine "neutrale" al meglio verrebbe associato alla neutralita' svizzera dove i maschi vengono chiamati per anni ed anni a svolgere un servizio militare intermittente pur nella comune coscienza che non e' quell'esercito che difende la Svizzera da attacchi ma i soldi di chi potrebbe attaccarla depositati nelle sue banche. Alla peggio la neutralita' verrebbe interpretata con un arroccamento iperarmato di tutta l'Europa che sta a guardare pur di non essere coinvolta. Pensare di vedere riconosciuta la "neutralita'/non belligeranza" dell'Europa andrebbe in contrasto con il graduale principio del transarmo che il movimento nonviolento e pacifista propone da anni richiedendo un completo ed improvviso cambio di prospettiva anche all'interno del modello militare arrivando perfino a rafforzarlo, il tutto scelto e digerito nel giro dei pochi mesi che sembrano mancare all'approvazione della Carta. A queste altre perplessita' si sommano (alternativita' ad iniziative gia' in atto, drenaggio di risorse da obiettivi realizzabili ed altre, non ultima la visione iniziale antimaschilista)... Penso sarebbe piu' utile imparare a costruire un dibattito che possa portare ad una proposta condivisa componendo le visioni, le idee e i sentimenti che a poco a poco emergono invece di inseguire proposte personali di alcune personalita', per quanto significative. E questa e' una cosa che io, per esempio, ho imparato soprattutto dalle donne.
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