| RIFLESSIONE di Giobbe Santabarbara La proposta di Lidia Menapace "per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta" mi pare stia catalizzando una riflessione ampiamente condivisa e fornendo un quadro di riferimento a varie proposte che da molte parti sono state avanzate e che potrebbero essere composte in un discorso complesso ed articolato, ma anche coerente e non subalterno. Alcuni elementi vanno definendosi con sempre maggior chiarezza, raccogliendo ed organizzando in discorso e progetto comune non solo proposte ed esperienze da piu' parti formulate e realizzate (ad esempio le molteplici esperienze di intervento nonviolento nei conflitti; ad esempio le variegate esperienze nell'ambito del servizio civile); ma anche esigenze ed intuizioni da piu' parti sentite come decisive e la cui traduzione nella pratica e' avvertita come necessaria e urgente. Elementi chiari, su cui e' possibile costruire un ampio consenso, una profonda persuasa condivisione delle persone di volonta' buona, delle esperienze migliori della societa' civile, delle istituzioni democratiche, della cultura piu' avvertita; e per fare qualche esempio senza alcuna pretesa di esaustivita': - cosi' la richiesta dell'inserimento nella cosiddetta Costituzione europea del principio del ripudio della guerra; - cosi' la richiesta dell'impegno giuridicamente codificato alla neutralita', come attiva e cogente opposizione alla guerra (che e' sempre omicidio di massa, e che nell'eta' atomica aperta dall'orrore di Hiroshima mette in pericolo l'intera civilta' umana, l'intera umanita'); - cosi' le proposte operative della difesa popolare nonviolenta, dei corpi civili di pace, di un servizio civile che inveri e universalizzi il prendersi cura, una prassi di welfare community; che nel loro insieme costituiscano forme efficaci di gestione della sicurezza, della difesa e della cooperazione, e strumenti adeguati di intervento per la risoluzione dei conflitti, la difesa e promozione della democrazia e dei diritti, la costruzione della pace: insomma un vero e proprio "programma costruttivo" (per usare la classica terminologia gandhiana) che sostanzi e renda operativa la costruzione di un'alternativa immediata al modello di sicurezza e di difesa fondato sulle armi e sugli eserciti (il cui catastrofico fallimento e' ovunque palese), che renda quindi concretamente esperibile una politica di disarmo e smilitarizzazione nel momento in cui e dal momento che si offrono e si costruiscono alternative adeguate, persuasive, efficaci; - cosi' quindi la scelta del disarmo e della smilitarizzazione come asse della costruzione di un'Europa dei diritti, della solidarieta', della cooperazione, della pace con mezzi di pace; - cosi' quindi e decisivamente la scelta della nonviolenza come principio giuriscostituente, come inveramento coerente e rigoroso delle aspirazioni e dei valori profondi e fondanti sanciti nelle carte costituzionali nazionali e nelle grandi dichiarazioni internazionali, dalla carta delle Nazioni Unite alla Dichiarazione universale dei diritti umani. * L'intervento di Mao Valpiana apparso sul n. 700 di questo foglio ha indicato - sviluppando idee gia' espresse da Lidia Menapace e da altri intervenuti - l'opportunita' di passare ad una fase ulteriore nell'iniziativa, dal dialogo all'incontro ed all'iniziativa pubblica, ed ha anche indicato due date possibili rispettivamente in novembre e in dicembre per incontrarsi e per dare attraverso una pubblica iniziativa rilevanza pubblica alla proposta. E' bene che a questo passaggio si arrivi, e che ci si arrivi presto: attendiamo a giorni una conferma per le date precise da Lidia Menapace e dalle altre portavoci della "Convenzione permanente di donne contro le guerre" (nel cui ambito la proposta che qui adesso diciamo "per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta" e' stata primieramente formulata ed elaborata con piu' precisione e centralita' che altrove - come e' noto, anche molti altri soggetti da anni su questi temi lavorano, ed e' bello scoprire quanto ampie gia' siano le convergenze e quanto intensa l'affinita' di variegate esperienze e riflessioni). Ed e' bene serrare i tempi anche per valorizzare i frutti dell'assemblea dell'Onu dei popoli e della marcia Perugia-Assisi, che hanno detto una parola chiara sull'"Europa che vogliamo": un'Europa centrata sul ripudio della guerra, un'Europa da costruire sulla scelta di essere "aperta, solidale, nonviolenta". Anche se nel programma della marcia come formulato dalla benemerita Tavola della pace tali parole d'ordine potevano dare l'impressione di restare un po' generiche ed astratte, l'assemblea prima e la marcia poi indicano come esse possano trovare uno sbocco concreto, e lo sbocco concreto a noi sembra che sia nella proposta di Lidia Menapace, che quelle formule raccoglie ed invera in proposte operative, estrae dall'astrazione e dalla marginalita' e rende cuore di un progetto politico e legislativo, ed istitutivo-organizzativo, istituzionale ed amministrativo, oltre che culturale - di immediata praticabilita', di urgente attuazione. Ed e' bene naturalmente che la riflessione comune continui a svilupparsi, ed anzi si intensifichi adesso, che altre voci si esprimano, che l'analisi si approfondisca, che le proposte si incontrino e confrontino, che i nodi, le implicazioni e le contraddizioni e i limiti e le difficolta' anche vengano alla luce; ancora una volta invitiamo tutte e tutti ad esprimersi in merito, su questo foglio come altrove. * Come e' stato da piu' interventi rilevato, siamo in un momento topico: e' adesso che l'Europa deve elaborare una propria proposta di politica internazionale che si opponga al disegno strategico della "guerra preventiva" che sta alimentando ogni sorta di terrorismo nel mondo (di stato, di gruppi, di singoli) e sta devastando oltre che saccheggiando il pianeta; all'Europa incombe il dovere di una proposta di politica internazionale che sia di valido sostegno a un'Onu rinnovata e democratizzata; una proposta di politica internazionale che abbia come criterio-guida la costruzione della pace con mezzi di pace, la promozione della democrazia con la democrazia, la difesa dei diritti umani attraverso il rispetto dei diritti umani: detto in una parola: una politica internazionale della nonviolenza come principio giuriscostituente e come prassi di pace e di cooperazione coerente nei mezzi e nei fini. Ve ne e' urgente, immenso bisogno in un mondo dilaniato da guerre ed immani ingiustizie globali. Perche' l'Europa elabori e pratichi questa politica occorre contrastare qui e adesso taluni pericolosissimi processi degenerativi in corso: occorre opporsi alle politiche di riarmo e militarizzazione, ed occorre formulare e sperimentare valide alternative fondate sulla scelta della nonviolenza. Ed occorre che nella Costituzione europea tutto cio' sia scritto a chiare lettere, subito. Ed occorre che le forze politiche ed i candidati che si presenteranno alle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo tra qualche mese prendano posizione prima del voto in modo inequivoco e impegnativo sulle proposte per un'Europa di pace sopra accennate ed insomma sulla proposta dei movimenti delle donne, di solidarieta'e di liberazione, per i diritti sociali, ecopacifisti e nonviolenti, che compendiamo nell'espressione "per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta" e che hanno trovato una sintesi nella proposta di Lidia Menapace. * Se, come si usa dire, vi e' in Europa un forte movimento per la pace e la giustizia, che non si limita solo ai cortei e alle assemblee, ma vuole essere soggetto politico e culturale rappresentativo e portatore di interessi generali - l'interesse fondamentale dell'umanita' intera: la pace come condizione necessaria per la civile convivenza -, questo e' il momento in cui deve farsi sentire e far si' che la sua azione sortisca esiti legislativi ed istituzionali (non c'e' tempo da perdere con le chiacchiere ininfluenti ed i vacui esibizionismi ad uso dei media); questo e' il momento in cui deve fare delle scelte: e la scelta delle scelte e' la scelta della nonviolenza, che sia azione trasformatrice e criterio di edificazione di un'Europa di pace, che sia principio giuriscostituente dell'Unione Europea. 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