| IL CONTRIBUTO DEL DIALOGO ECUMENICO ED INTERRELIGIOSO di Brunetto Salvarani Vorrei intervenire sulla proposta di Lidia Menapace in merito ad un'Europa neutrale ed attiva, disarmata, smilitarizzata e nonviolenta. Lo faccio umilmente, da teologo ed educatore, dichiarandomi da subito in profonda sintonia con l'appello di Lidia e provando ad apportarvi un punto di vista che mi parrebbe rilevante quanto sinora sottaciuto. Mi riferisco ad un paradosso preoccupante: nella discussione, avviatasi da tempo, sulla possibilita' di citare nella futura Costituzione dell'Unione Europea le radici ebraico-cristiane della storia continentale, o di riportarvi addirittura il riferimento esplicito del nome di Dio, mi sembra che nessuno sia ancora intervenuto per ricordare che disponiamo gia' di un documento importante, la "Charta Oecumenica", firmata il 22 aprile 2001 a Strasburgo, congiuntamente, dalla Kek (la Conferenza delle Chiese europee, evangeliche ed ortodosse) e dalla Ccee (il Consiglio delle conferenze episcopali europee, cattolico). Nel testo, da giudicarsi un punto di partenza piu' che di arrivo poiche' non pretende certo di aver risolto gli spinosi problemi tuttora aperti in ambito ecumenico, si leggono peraltro affermazioni che sarebbe sbagliato lasciar cadere, e che - a mio parere - andrebbero fatte diffondere assai piu' di quanto non lo siano oggi. Al numero 8, ad esempio, troviamo scritto fra l'altro: "Noi consideriamo come una ricchezza la molteplicita' delle tradizioni regionali, nazionali, culturali e religiose. Di fronte ai numerosi conflitti e' compito delle Chiese assumersi congiuntamente il servizio della riconciliazione anche per i popoli e le culture. Sappiamo che la pace tra le Chiese costituisce a tal fine un presupposto altrettanto importante (...) Ci impegniamo per un ordine pacifico, fondato sulla soluzione non violenta dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni forma di violenza contro gli esseri umani, soprattutto contro le donne e i bambini (...) Ci impegniamo a contrastare ogni forma di nazionalismo che conduca all'oppressione di altri popoli e di minoranze nazionali e a ricercare una soluzione non violenta dei conflitti". So bene che non puo' essere sufficiente riportare su di un documento degli auspici e degli impegni, per vederli immediatamente realizzati. Nondimeno, la sensazione che la "Charta Oecumenica" sia ancora scarsamente conosciuta anche presso i cristiani italiani, e che la ricchezza che potrebbe scaturire da un ampio dibattito su di essa sia largamente sottovalutata, e' in me molto forte. Negli ultimi anni, e soprattutto alla luce di quanto e' accaduto dopo l'11 settembre, ho maturato una chiara consapevolezza di quanto il tema del dialogo ecumenico e interreligioso costituisca un argomento decisivo non solo in campo squisitamente ecclesiale, ma anche sul piano sociale, civile epersino politico. Ecco perche' il contributo delle chiese (e delle religioni) alla prospettiva di un'Europa finalmente educata alla nonviolenza e costruttrice di uno shalom autentico non dovrebbe essere trascurato, ma piuttosto apprezzato, valorizzato appieno e richiesto con insistenza. Da parte mia, in questi anni, mesi e giorni che sembrano concedere cosi' poco spazio alla virtu' teologale della speranza, mi ritrovo (forse non per caso) a soffermarmi con estrema frequenza su un illuminante passo del Diario di Etty Hillesum: "Una pace futura potra' essere veramente tale solo se prima sara' stata trovata da ognuno in se stesso, se ogni uomo si sara' liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avra' superato quest'odio e l'avra' trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non e' chiedere troppo... Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra...". TOP |