QUALE EUROPA PER LA PACE?
di Nanni Salio

Per tentare di influire sul futuro assetto politico-militare-costituzionale dell'Unione Europea, dobbiamo essere consapevoli che, al di la' delle nostre dichiarazioni di principio e dei nostri desideri, ci troviamo in una situazione di minoranza, indifferenza e pertanto di parziale debolezza. Per poterci avvicinare a un'Unione Europea come quella descritta da Lidia Menapace (neutrale, disarmata, nonviolenta e, in piu', sostenibile e solidale) sara' probabilmente necessario muoversi contemporaneamente in piu' direzioni.
1. Costruire dal basso un autentico movimento per la pace su scala europea (oltre che mondiale), capace di agire e di essere presente sulla scena politica con continuita', e non solo nelle situazioni di crisi. Prevenire e' piu' facile che intervenire. Riconciliare e' indispensabile per evitare che il ciclo perverso della violenza si autoalimenti.
2. Questo movimento dovra' operare su tutte le scale (micro, meso, macro) della vita relazionale per impedire non solo la guerra, ma ridurre ogni forma di violenza (diretta, strutturale, culturale).
3. Oltre agli obiettivi finali generali (neutralita', disarmo, nonviolenza, sostenibilita', solidarieta'), occorre individuare tappe e obiettivi intermedi, ragionevolmente raggiungibili, da proporre ai "perplessi e dubbiosi della nonviolenza". Tra questi obiettivi si puo' porre quello di un'Unione Europea che cominci a eliminare tutte le categorie di armi offensive (tra le quali primeggiano quelle di distruzione di massa, di cui proprio i paesi occidentali hanno il quasi monopolio) per realizzare una difesa autenticamente e soltanto difensiva. Insieme a questo obiettivo e' possibile indicarne un altro, complementare e in gran parte compatibile, nella costruzione di corpi civili europei di pace a carattere permanente, preparati, addestrati e finanziati a livello istituzionale. La realizzazione di questi obiettivi comportera' una graduale, ma continua, riconversione delle strutture militari (spesa militare, ricerca militare, addestramento, eserciti) in strutture civili, che dovra' essere pianificata indicando quote percentuali precise e vincolanti, da raggiungere nel corso di periodi prestabiliti, sino alla transizione totale. E' il famoso transarmo, che richiede la progettazione della transizione. Non esistono bacchette magiche, ma c'e' la possibilita' concreta di avviare un processo duraturo.
4. Impegnare l'Unione Europea nel processo di riconversione ecologica dell'economia dall'attuale modello di sviluppo energivoro, consumista e non sostenibile, a un modello a bassa impronta ecologica, realmente sostenibile, fondato sull'impiego sistematico di fonti energetiche rinnovabili, decentrate, democratiche. Porsi l'obiettivo di realizzare concretamente gli obiettivi degli accordi di Kyoto e' una tappa intermedia fondamentale, in vista di obiettivi piu' maturi e impegnativi. Sganciarsi dall'economia mortifera del petrolio e' diventato un imperativo per la sopravvivenza dell'intero pianeta.
5. Avviare progetti di cooperazione decentrata, basati sul rispetto delle culture altre e sulla diffusione di tecnologie intermedie e appropriate, con i poli emergenti regionali dell'Eurasia (India, Cina, Russia, Sudest asiatico) e con le aree piu' povere (Africa, America Latina) per consentire alla stragrande maggioranza dell'umanita' di non ripercorrere gli errori commessi dagli europei in materia di conflitti, guerre e sviluppo.
6. Lanciare l'idea di un'Unione Europea dei giovani, basata sul paradigma gioioso della semplicita' volontaria, che sappia aprire prospettive e sogni fondati sull'amore, sulla felicita', sull'allegria, la leggerezza, la musica, l'arte, le espressioni culturali nonviolente.


TOP