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I PIEDI NEL PIATTO E IL CAMMINO DA FARE
di Peppe Sini
L'intervento di Normanna pone con lucidita' e commozione, con dolore e tenerezza, ed insieme con fermezza di sguardo e di dettato, alcune questioni di fondo ed una esigenza fondamentale. Che sono al cuore della proposta di Lidia e sulle quali tutti, Lidia, Normanna, Luciano, Nanni, Angela, Daniele, Enrico, Fausto, e tanti altri ancora, stiamo lavorando - ciascuna e ciascuno coi propri limiti, le proprie contraddizioni, la propria fatica - sovente da molti anni. Gia' altre ed altri lo hanno sottolineato: per costruire la pace occorrono scelte di giustizia e di modello di sviluppo adeguate e coerenti, ed a tutti i livelli: internazionale, degli stati, locali, tanto delle istituzioni quanto della societa' civile, delle comunita' e delle persone. E vi sono nodi che non si possono eludere e che e' bene vengano indicati per quello che sono: ad esempio la Nato, la cui abolizione e' fin dalla sua imposizione una necessita' impellente; e a maggior ragione dopo l''89; e a maggior ragione ancora dopo quel catastrofico '99.
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Io, come Normanna, come Lidia, come le altre e gli altri che su questo foglio dicono la loro, condivido quell'opinione di Gianni Rodari: che fatta la diagnosi dei mali del mondo da qualche parte dobbiamo cominciare a riparare. Molte sono le cose che a vari livelli ed in ambiti diversi si possono fare e che molti gia' fanno; e potrei fare un elenco infinito del frugifero e luminoso lavoro di Lidia, di Normanna, di Enrico, di Angela eccetera; pur sapendo quella verita' che appresi da Primo Levi: che la lotta contro il male e' una lotta infinita; ma proprio perche' e' infinita tu arrenderti non devi giammai, e nulla e' inutile di quanto di buono e' fatto. Tra le molte cose mi pare che la proposta di Lidia sia un ottimo punto d'inizio (o di presa, o di attacco, per usare un gergo che m'immagino alpinistico).
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Poiche' lo spazio sociale e civile e politico ed istituzionale europeo, ed in esso quell'oggetto per piu' versi ancor misterioso e ameboide ed in fieri che e' l'Unione Europea, e' un contesto dinamico e contraddittorio, e presenta molteplici aspetti favorevoli alla promozione della pace, dei diritti umani, della nonviolenza: come ad esempio il fatto, cruciale, che rispetto ad altre aree del mondo - e certo anche grazie a un privilegio che abbiamo e che non e' innocente ma frutto di quella plurisecolare e attuale rapina che Normanna denuncia - abbia sistemi politici democratici, ordinamenti giuridici statuali fondati sul principio dello stato di diritto, relativamente notevolissime garanzie e immensi spazi espressivi ed operativi per chi gode del beneficio della cittadinanza (una persona come me, per esempio, credo che difficilmente in un luogo non europeo sarebbe ancora vivo e libero e avrebbe a disposizione tutti i vantaggi e i conforti di cui beneficio). Quindi l'Europa puo' essere ed e' un luogo in cui piu' agevolmente che altrove si puo' lavorare a costruire un processo che inveri un'alternativa fondata sulla democrazia e sulla giustizia, sul rispetto e la promozione dei diritti, sulla solidarieta' e la cooperazione internazionale, e - mi si passi il termine confuciano - sulla benevolenza. Non mi si fraintenda: non ho mai creduto ad una pretesa e razzista "superiorita'" europea; e ritengo e sostengo da sempre che molte delle cose che piu' contano (e alla cui scuola e sequela mi sono messo fin dalla mia lontana gioventu') vengono pensate e sperimentate nel sud del mondo, negli infiniti e infinitamente diversi sud del mondo; sto semplicemente constatando un dato di fatto: che l'Europa e' un contesto favorevole per un'azione di pace e per i diritti umani, per l'inveramento della nonviolenza nei rapporti sociali e politici e nella loro codificazione giuridica; e che essa Europa puo' divenire anche nella sua organizzazione istituzionale e politica - oltre che nella sua complessita' culturale e vivacita' civile - un soggetto attivo di tale azione e di tale inveramento. Ed e' urgente qui e adesso iniziare dal punto piu' critico: le politiche della difesa e della sicurezza, l'opposizione alla guerra, la costruzione della scelta di pace con mezzi di pace, il disarmo e la smilitarizzazione, la scelta della nonviolenza proprio nell'ambito in cui si annida il rischio dell'apocalisse per tutti.
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"Neutralita' attiva e operante": cioe' disarmo, smilitarizzazione, difesa popolare nonviolenta, corpi civili di pace, "articolo 11" nella Costituzione europea, nonviolenza giuriscostituente, una politica internazionale di cooperazione e di giustizia, di "produzione di pace a mezzo di pace", raccogliendo e inverando l'eredita' feconda del movimento delle donne, del movimento operaio, delle esperienze di Resistenza all'inumano e di liberazione dell'umano, antirazziste ed anticolonialiste, antimperialiste ed ecologiste, di uguaglianza nel riconoscimento delle differenze e di solidarieta' nell'affermazione di tutti i diritti umani per tutte e tutti. Molto c'e' da fare e molto possiamo fare, qui e adesso. Consapevoli certo di tutte le difficolta', di tutte le contraddizioni, di quanto arduo - e ad un tempo urgente - sia il compito, delle profonde trasformazioni che esso implica e con cui deve intrecciarsi e interagire o che deve innescare. Rifiutando ugualmente gli atteggiamenti velleitari e quelli rassegnati, il fatalismo e il fanatismo, l'abulia e l'epilessia che sovente affliggono i movimenti sociali e le persone di volonta' buona, e non di rado li travolgono nell'inane e nel corrotto. Si tratta, quindi, di mettersi in cammino, di non lasciarsi paralizzare, di uscire dalla subalternita'. Con quel pessimismo e quell'ottimismo di cui diceva anche il prigioniero di Turi. Con la saggezza luminosa e la fervida tenacia di Lidia, con la lucidita' di sguardo e l'acuta scienza del cuore di Normanna, con il rigore logico e morale e le ipotesi di lavoro di Nanni (penso anche ad esempio al suo piccolo ma prezioso libro sugli Elementi di economia nonviolenta), e cosi' via. E cosi' via, direbbe Kilgore Trout.
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