RIFLESSIONE
di Rosangela Pesenti

Sono ovviamente d'accordo con la proposta di Lidia e non ho risposto subito, oltre che per i soliti ritmi di vita, a causa di un pensiero che interferisce con forza sempre maggiore con la mia voglia di scrivere. Ho la sensazione di essere soverchiata da un eccesso di scrittura, che prolifera come una tra le molte merci di quel mercato invasivo che e' diventato il nostro mondo. La scrittura come una delle forme dell'esposizione di se' in una gara della sopravvivenza che ha perso le coordinate della realta' delle nostre singole vite. Sento il bisogno di sobrieta' anche nella "produzione e consumo" delle parole perche' penso che scrivere pubblicamente significa chiedere all'altro (altre e altri che conosciamo) di dedicarci una porzione del suo tempo, un bene prezioso e precario perche' disponibile in quantita' limitata. Certo ognuno puo' scegliere di non leggere, ma c'e' qualcosa di inquietante in tutta questa scrittura che circola ignorata (migliaia di libri che pochissimi leggeranno) e ancora piu' inquietante e' la necessita' di scegliere che ci porta a preferire il conosciuto rispetto allo sconosciuto. Avverto un grande senso di spreco in chi scrive e in chi non legge (appartengo all'una e all'altra delle due schiere), gli uni e gli altri (anche nella declinazione femminile) collocati nel proprio bisogno di esistere e nel limite di tempo a disposizione per praticarlo. Per sobrieta' sulla proposta di Lidia avrei dovuto scrivere che sono d'accordo e basta, ma capisco che tu implicitamente mi chiedi perche' sono d'accordo e forse soprattutto come. Cerchero' di dire il piu' brevemente possibile.
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1. Penso che noi, abitanti del benessere, abbiamo urgente bisogno di ritrovare il senso del nostro esistere come collettivita'. Le Costituzioni prodotte nei vari Stati europei sono figlie di una storia (ovviamente generalizzo) che guardava con speranza alla democrazia, ma ancora non ne conosceva la fatica della pratica. Assumere un'identita' europea "disarmata" puo' essere un modo di, o un'indicazione per, diventare collettivamente adulti e adulte e quindi imparare a mettere il passato in valigia come bagaglio utile rinunciando ad utilizzarlo come paterna e materna protettiva sicurezza per giocarci interamente nella responsabilita' di pensare e praticare un concreto progetto di futuro. Siamo mortali non solo come individui ma anche come specie, e nessun possesso come nessun potere, sulla terra e i suoi beni, garantisce l'immortalita', e questa a me sembra una cosa positiva perche' garantisce invece alle nostre vite una porzione di liberta'. La rinuncia all'uso della violenza e delle armi nelle controversie tra persone e tra piccole/grandi collettivita' puo' aiutarci a ripensare la nostra identita' individuale e collettiva a partire dalla straordinaria
fragilita' del corpo che solo senza armatura puo' percepire e conoscere il mondo con ogni centimetro di pelle. Per proteggerci bastano dei buoni abiti, adeguati alle stagioni e ai luoghi, e qualche sedimentata, creativa competenza nelle relazioni, vale per le persone e vale per i gruppi.
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2. Sento la responsabilita', come donna adulta, di fare i conti con la mia storia, personale e generazionale, senza reticenze o manipolazioni, e di recuperare da questo processo, che in realta' dura quanto la nostra vita, un piccolo "lascito" di parole e di pratiche utilizzabile da chi verra' dopo e gia' mi cresce accanto. La pace non e' un'utopia e non e' una norma, e' il contenuto della democrazia e quindi una pratica che puo' trovare diversi livelli di esperienza e di "formalizzazione". La neutralita' attiva scritta nella Costituzione europea puo' diventare un elemento di orientamento sociale, una direzione che ognuno puo' percorrere secondo le proprie inclinazioni e scegliendo la strada che preferisce, ma senza rischio di perdersi. Scegliere un orientamento, una direzione significa cominciare a camminare.
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3. Sul "come", oltre alla disponibilita' a pensare insieme agli altri alle forme pubbliche praticabili e congruenti con la proposta, ritengo che il contributo piu' significativo che posso dare sia il mio quotidiano, anonimo, modo di vivere. Non c'e' scrittura che possa dire davvero, se non come evocazione letteraria, lo scorrere dei giorni in cui misuro se e come diventa praticabile, in ogni frammento del qui ed ora, il futuro che abita i miei pensieri.
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Sono, per storia personale, una femminista non pentita, e per stravaganti vicende biografiche sono stata per qualche tempo una dirigente dell'Udi (definizione arcaica ma sinteticamente efficace), ma sento davvero di appartenere soltanto a quel mondo di gente comune che vive e lavora percorrendo tutta la vita piccoli territori senza mai dimenticare che abitiamo in molti un unico pianeta.

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