| DAL PENSIERO ALL'AZIONE NONVIOLENTA PER L'EUROPA di MAO VALPIANA Non nascondo di essere rimasto deluso dal fatto che al termine del convegno di Venezia sull'Europa neutrale dell'8 dicembre, non siamo riusciti a realizzare la manifestazione che avevamo immaginato: alcune decine di persone sul Ponte di Rialto con cartelli ed uno striscione sarebbero bastate per rendere visibile il nostro messaggio. Ed invece ci siamo arenati: non erano stati avvisati i giornalisti, non era stata fatta la comunicazione alla Questura, non c'erano i cartelli ne' lo striscione. Non voglio colpevolizzare nessuno, ma semplicemente evidenziare una mancanza collettiva. Il pensiero senza l'azione e' inefficace; l'azione senza pensiero e cieca. Dunque dobbiamo trovare, anche per la campagna "Europa neutrale", il giusto equilibrio fra pensiero e azione. Il dibattito seguito alla proposta per l'Europa neutrale e' stato ampio e articolato. A mio giudizio l'elaborazione fatta collettivamente ha raggiunto un buon livello di maturita'. Ora si tratta di articolare i contenuti per una campagna vera e propria, e di individuare i luoghi e gli strumenti per un'azione volta a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. (Si badi bene che parlo semplicemente di azioni nonviolente, ed evito accuratamente il termine "azione diretta nonviolenta", per non alimentare la confusione che si sta creando attorno a questo concetto. Senza dover scomodare le caricature o le mistificazioni - mi riferisco alle pseudoazioni fatte con caschi, volti coperti, scudi, e condite con insulti alla polizia -, rimango molto perplesso quando una minima, elementare, semplicissima iniziativa viene pomposamente presentata come "azione diretta nonviolenta". Recentemente persino l'invito ad un volantinaggio per il 4 novembre e' stato presentato come azione diretta; e si sfiora quasi il ridicolo quando anche una proposta di raccolta fondi per Lilliput viene presentata come azione diretta di autofinanziamento! C'e' il rischio di creare equivoci e di perdersi in una grande confusione di termini). Penso che la nostra campagna per l'Europa neutrale abbia a questo punto urgente bisogno di una iniziativa pubblica nonviolenta. Ancor di piu' dopo il fallimento del vertice di Bruxelles. Immagino una esemplare manifestazione nonviolenta, condotta con rigore, chiara nel messaggio e nella simbologia, preparata adeguatamente da un digiuno, silenziosa piuttosto che chiassosa, propositiva piuttosto che contestativa, gioiosa piuttosto che rabbiosa, dialogante piuttosto che escludente. Essendo una manifestazione pro Europa (disarmata, solidale, nonviolenta) possiamo immaginarla in un luogo simbolico come un confine dove si combatte' nella prima guerra mondiale, magari in una di quelle trincee oggi trasformate in sentieri di pace. Se cosi' fosse potremmo programmarla in un fine settimana della prossima primavera. Immaginare e realizzare una simile iniziativa e' certo poca cosa; ma e' gia' un modo per passare dal pensiero nonviolento sull'Europa, all'azione nonviolenta per l'Europa. TOP |