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L'EUROPA E LE DONNE
di Ileana Montini
In una domenica di settembre del 2002 Dacia Maraini, la psicoanalista Anna Salvo e Silvia Vegetti Finzi si ritirano nel castello di Trani per i "Dialoghi di Trani", una manifestazione letteraria che riunisce tanti autori. Ogni autore introduce il tema del suo libro, poi si apre il dibattito che coinvolge tutti i presenti. Un piccolo libro edito da Laterza ha raccolto la trascrizione dell'ultimo dialogo, sul rapporto tra madri e figlie introdotto dalla giornalista Maddalena Tulanti. Questo scambio tra antiche rappresentanti del femminismo italiano, puo' contribuire validamente a capire alcuni nodi della differenza sessuale, che, come hanno scritto le donne della Libreria di Milano, resta un tema valido anche per costruire l'Europa. Dacia Maraini ha raccontato della sua infanzia con una madre molto affettuosa, che pero' aveva dovuto rinunciare alla sua vocazione di pittrice per seguire il marito etnologo in Giappone. Silvia Vegetti Finzi racconta invece l'assenza della madre fino a cinque anni a causa delle leggi razziali che allontanarono dall'Italia entrambi i genitori. Insomma, madri un po' perdenti, con le quali, ieri come oggi, e' difficile identificarsi. Madri che hanno perso il treno, perche' hanno abbandonato le loro ambizioni, i loro sogni, per un motivo o per l'altro. Per le donne, dell'Europa nuova, e' pero' anche oggi lacerante la scelta tra professione e famiglia, cosa che agli uomini non accade. Dice Dacia Maraini: "Quante ragazze vengono fuori dall'universita' brillanti, intelligenti con grandi capacita' di studio, di ricerca, e quante sono costrette ad abbandonare al primo figlio che si trovano fra le braccia? E sembra la cosa piu' naturale, normale, perche' si presume che una donna debba dedicarsi ai figli, mentre nessuno chiede a un uomo di scegliere tra la professione e la famiglia". Le immagini fotografiche delle grandi riunioni che ci giungono a proposito della costruzione dell'Europa, la sua Costituzione, eccetera, presentano uno scenario da patriarcato incombente. Se le cose procedono in un certo modo, su certi binari e assolute convinzioni e principi, non e' da imputarsi anche al permanere di una certa relazione uomo-donna? Dice Anna Salvo: "D'altra parte la gagliardia, la pienezza, il senso di trionfo con cui gli uomini governano il mondo da qualche parte deve pur venire. Il mio sospetto e' che venga anche dall'enorme spinta che, fin dalla nascita e per tutta l'infanzia, sostiene il figlio maschio tramite un riconoscimento senza condizioni e senza riserve. La madre, e non soltanto il padre, trasmette e consegna al bambino un senso di appagamento narcisistico che riverberera' poi in tutta la vita affettiva di lui, mentre la bambina dovra' spesso fare i conti con il fantasm.a della delusione e quindi con il sentimento profondo della propria inadeguatezza". A questo punto e' interessante la domanda dell'intervistatrice: esiste un potere al femminile? Prendiamo la risposta di Dacia Maraini. Si dice d'accordo con Silvia Vegetti Finzi sulle capacita' delle donne di accudire, ascoltare e nutrire, e si chiede se non possono anche gli uomini imparare queste modalita' comportamentali: "Non e' che gli uomini non siano capaci di accudire e di nutrire, solo che hanno castrato in se' questa capacita' di nutrire e di accudire per dare valore a un'immaginaria virilita' basata sulla conquista guerresca e sulla predazione. Questo non vuol dire che, al contrario, tutte le donne siano buone, per carita', ci sono anche donne che praticano la violenza, che volentieri brutalizzano e uccidono, ma non e' questo il punto. La divisione del mondo e' stata costruita su una femminilita' debole pero' accudente e su una mascolinita' vincente, aggressiva, che deve imparare a uccidere, a ferire, anche a morire naturalmente (l'eroe e' per antonomasia maschio)". Rincara la dose Silvia Vegetti Finzi facendo notare che l'ideale sociale delle relazioni maschili e' l'esercito. Uno schema che si ripete ovunque, dall'universita' alla fabbrica, al giornale e all'ospedale. Mi chiedo: che posto ha, nelle nostre discussioni politiche, questo tipo di riflessioni?
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