| PER UN'"EUROPA NEUTRALE E ATTIVA" di Daniele Lugli Lidia Menapace avanza la proposta di un'Europa neutrale quale caratteristica costitutiva della stessa Unione. E' una proposta di grande interesse, che Lidia e' venuta precisando ed articolando. Non mi risulta, spero di essere disinformato, che sia fatta propria da forze politiche italiane o europee. Certo non lo e' da parte dei due raggruppamenti che si contendono il primato nel parlamento europeo. Popolari e socialdemocratici non sembrano infatti impegnati a tradurre nelle istituzioni il migliore apporto delle esperienze storiche alle quali pure pretendono di ispirarsi. Il movimento popolare, legato all'insegnamento delle chiese cristiane, ed il movimento operaio, orientato al socialismo, hanno infatti mostrato, nei loro momenti "buoni", identica repulsione alle guerre e capacita' di lotta politica e sociale senza ricorso alla violenza. Non siamo evidentemente in un momento "buono" se leader di tali movimenti sono populisti autoritari, come i presidenti dei consigli spagnolo ed italiano da un lato, e un laburista, che continua l'opera dei conservatori, come il premier inglese, dall'altro. Sono peraltro uniti nel sostegno alla peggior politica statunitense di uso spregiudicato della forza, di ricorso alla guerra come strumento normale per affrontare i problemi che si presentano. * La neutralita', Lidia lo ricorda, non e' un novita' in Europa: Svizzera, Svezia, Finlandia e Austria ne hano dato esempi protratti nel tempo. Possiamo aggiungere la Citta' del Vaticano. Non sembra che cio' abbia tolto loro influenza positiva nelle controversie internazionali, semmai il contrario, o li abbia esposti a maggiori pericoli. Si potrebbero obiettare il declino e la crisi del concetto stesso di neutralita'. Nella seconda guerra mondiale Belgio, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, tutti neutrali, sono stati egualmente occupati dalle truppe tedesche. La fine del confronto tra due super-potenze comporta anche il venir meno di ogni proposta di non allineamento e neutralita' rispetto ai massimi contendenti. L'idea di sicurezza collettiva, che ispira la travagliata esperienza dell'Onu, non sembra conciliabile con il "chiamarsi fuori" da conflitti, che tale sicurezza mettono in discussione. Ma un'Europa neutrale sarebbe tutt'altra cosa. La Svizzera, per citare un caso, ma ce ne sono altri, non ha visto violata nella seconda guerra la propria neutralita'. A nessuno conveniva, come ancor meno converrebbe attaccare un'Europa neutrale. Al conflitto Est-Ovest si e' sostituito un conflitto Nord-Sud. Un'Europa non schierata potrebbe ben impedire il suo approfondimento ed allargamento, grazie anche all'essere punto di contatto tra Nord e Sud, confinanti. Neutralita' oggi non sarebbe "chiamarsi fuori" ma "chiamarsi dentro" l'impegno a risolvere i conflitti con i soli strumenti idonei, che sono strumenti di pace. Neutralita' impone quindi anche la riflessione sul tipo di difesa coerente a tale scelta e, prima ancora, sulla cultura, sulla tecnologia, sulla politica, sugli interessi che hanno bloccato il processo di disarmo e fanno chiamare Difesa la predisposizione e l'uso dei peggiori strumenti di Offesa. * Negli anni '30 una Commissione del senato americano concluse i suoi lavori rivelando e denunciando gli alti profitti dell'industria bellica nella prima guerra mondiale. Il desiderio di conseguire tali straordinari profitti era gia' allora individuato come componente rilevante nella volonta' di suscitare guerre e prendervi parte. Seguirono una serie di leggi, Neutrality Acts, miranti a impedire tale influenza. Si prospetto' l'ipotesi che la stessa partecipazione degli Usa alla prima guerra mondiale fosse stata influenzata da interessi personali del presidente Wilson. Dall'indagine il presidente, nel frattempo deceduto, usci' pienamente discolpato. Sarebbe interessante che il Senato americano ripetesse questa analisi con riferimento agli interessi dell'attuale presidente e del suo entourage nella promozione delle guerre fatte e che ha in animo di fare. Non interessa qui rilevare l'appropriatezza o meno dei provvedimenti adottati, i loro effetti negativi, il loro collocarsi in una prospettiva isolazionistica di perseguimento di pura potenza degli Usa, fuori dalla Societa' delle Nazioni, pure ispirata dal'ex presidente Wilson. Resta il fatto che si trattava e si tratta di un grande problema politico, oggetto di scarsa e cattiva considerazione. Ne abbiamo avuto precisa esperienza con il peggioramento della legge sul commercio delle armi vigente nel nostro Paese per adeguarla, si e' detto, a standard europei. * L'Unione Europea e' stata connotata, con rudezza yankee, come "gigante economico, nano politico, verme militare". Piu' elegantemente Prodi sottolinea che all'Europa ci si rivolge, da Paesi estranei all'Unione, per avere aiuti, ma non per avere sicurezza. Chi puo' dare sicurezza, e toglierla, sono semmai gli Usa, con le variabili coalizioni che, di volta in volta, mettono in campo. Che una crescente e diffusa insicurezza sia un effettivo problema non e' dubbio. Che il ricorso alla guerra faccia parte, come componente decisiva, del problema e non della soluzione dovrebbe essere sempre piu' evidente. Un'Europa neutrale e attiva, che sostiene, sperimenta, qualifica forme di azione, che gia' hanno dimostrato la loro necessita' ed utilita', costituisce il presupposto per una efficace alternativa. Nel convegno di Gubbio abbiamo voluto sottolineare in particolare il possibile ruolo di Corpi civili di pace, capaci di raccogliere il meglio delle esperienze presenti. Anche per tale via ci sembra possa darsi concretezza alla prospettiva indicata da Aldo Capitini, concludendo lo scritto Attraverso due terzi di secolo, redatto poco prima dell'operazione alla quale non sopravvisse: "L'Europa, unita al Terzo Mondo e al meglio dell'America, elaborera' la piu' grande riforma che mai sia stata comune all'umanita', quella riforma che rendera' possibile abolire interamente le disuguaglianze attuali di classi e di popoli, e abolire le differenze tra i fortunati e gli sfortunati". TOP |