| RIFLESSIONE di Angela Giuffrida Le proposte di Lidia Menapace per la costruzione di un'Europa neutrale mi trovano completamente d'accordo. Ritengo anche giusto non considerare la guerra una "calamita' naturale... legata ad immutabili istinti". C'e' da chiedersi, pero', come mai essa sia diventata un'istituzione politico-giuridica ineliminabile, al punto da essere posta "come nuova forma e base del 'diritto'". Se i potenti, anche quelli che si situano a sinistra, non riescono a vedere che "le armi generano solo risposte violente", se la pace resta "una buona intenzione" senza mai trovare pratica realizzazione, se persino il movimento operaio, messo alla prova, finisce per rinnegare la sua "tradizione antimilitarista, neutralista e pacifista", bisogna chiedersi se non sia il sistema concettuale che governa il mondo, centrato su un'esasperata conflittualita', a prevedere, rendere necessaria e giustificare la guerra. Se davvero si vuole formare "una cultura politica radicalmente nonviolenta" ed agire per "conservare, preservare, promuovere" la pace, non si puo' far finta di credere che la guerra sia solo quella armata che oppone i popoli. E' pensabile, infatti, che nazioni che si reggono sul lavoro non pagato delle donne, cioe' sul vergognoso sfruttamento delle madri umane, possano stabilire tra loro relazioni pacifiche, collaborative e nonviolente? E' credibile che siano in grado di improntare i loro rapporti alla democrazia, quando la sorda resistenza ad un possibile empowerment femminile impedisce la realizzazione di una democrazia effettiva, non solo formale, al loro interno? L'affermazione della pace come valore ha alla base il riconoscimento del valore della vita. Che possibilita' ha la pace di affermarsi nel mondo se la parte della specie che da sempre produce la vita e la sostiene, e percio' ha imparato a riconoscerne il valore, e' impossibilitata a decidere le regole del gioco, potendo solo, e solo in minima parte, partecipare ad un gioco gia' stabilito unilateralmente da una componente? L'inclinazione degli uomini a fissare un unico problema, senza ampliare lo sguardo, rende impossibile dare risposte significative agli infiniti problemi che ci affliggono. Nella fattispecie non e' possibile separare la guerra guerreggiata dalla guerra dei sessi senza rendere pregiudizialmente inoperante qualsiasi soluzione si voglia dare al problema, visto che sono le donne a possedere una visione unitaria del reale, basata sulla connessione non sulla disaggregazione e opposizione dei dati. Naturalmente le donne, singolarmente o in gruppo, possono legittimamente fare qualsiasi proposta considerino utile, ma perche' un altro mondo sia davvero possibile e' necessario che, insieme, diano inizio ad un'attenta opera di riconcettualizzazione al di fuori dei parametri maschili. Ricostruire una visione organica del mondo che permetta l'integrazione di se', dell'altro, della natura nella propria mente e' un'operazione urgente ed indispensabile se si vuole dare vita a comunita' equilibrate, centrate sul potere di generare e sostenere la vita, non sul potere di infliggere sofferenze e dare la morte. Sperare che organizzazioni della dominanza, la cui matrice e' costituita da prevaricazione e sfruttamento, possano trasformarsi in sistemi sociali civili attraverso qualche riforma qua e la', e', a mio parere, una pura illusione. L'unica risposta possibile non puo' che essere l'elaborazione di uno stile di pensiero capace di superare la millenaria tradizione intellettuale parziale e riduttiva, attraverso il recupero di quelle prerogative sviluppate dalle madri della specie e divenute la sostanza stessa della civilta'. TOP |