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RIFLESSIONE
di Bruno Giaccone
Le recenti elezioni in Svizzera non sono di buon augurio per chi da anni si batte "per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta". La Svizzera non e' uno stato membro dell'Unione Europea, ma vi soffia lo stesso vento gelido che imperversa per il continente e che spinge gli elettorati a chiudere le porte - sempre piu' blindate alla giustizia, alla pace e alla solidarieta'. Ho aggiunto "giustizia" pensando non di riproporre quanto tutti gia' sanno: debito dei paesi poveri, interessi delle multinazionali, sfruttamento delle altrui risorse, ecc.; ma pensando piuttosto di guardarmi in faccia e di guardarmi dentro con il massimo di sincerita', e con freddezza quando serve. Ogni volta che faccio questa operazione mi allontano un po' di piu' dalle vecchie convinzioni secondo le quali la colpa e' sempre (e solo) dei "padroni", che noi facciamo le lotte, ma che il potere economico e' piu' forte e il popolo e' disinformato. Intendiamoci, continuo a pensare le stesse cose, ma in modo diverso, piu' disincantato, forse. In questi giorni ho seguito gli eventi della Bolivia e il dramma dei lavoratori di quel lontano paese, gia': lontano, non meno lontano del Cile, con la differenza che un giorno i lavoratori europei si mobilitarono per i lavoratori cileni sui quali sparavano i soldati di Pinochet, oggi invece chiudono le porte delle loro case. Si chiudono le porte delle case dei lavoratori europei, e sono porte blindate, perche' le nostre case, a confronto delle case dei lavoratori del terzo mondo (per favore non chiedetemi di scriverlo con la maiuscola), sono dei forzieri che contengono ogni sorta di oggetti preziosi: cibo in abbondanza, acqua potabile, acqua calda, vestiti, coperte (pardon: piumini), televisore, lettore dvd, orologi, lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere, ventilatore (per i piu' poveri), frigorifero, medicinali (vado a caso), continuo? Non e' il caso, vi suggerisco soltanto di dare un'occhiata ai cassetti della vostra cucina e guardare quanti attrezzi ci sono e di domandarvi quante volte li avete usati, eppure li avete comprati perche' non ne potevate proprio farne a meno. Vi risparmio di guardare in garage. Non vi risparmio invece la tendenza al diffondersi della cosiddetta badante "per il vecchio che e' rimbambito" anche nelle famiglie non proprio agiate. Vedete che anche noi facciamo qualcosa per i poveri del mondo? Che volete? Che diventiamo poveri anche noi? Certo non tutti la pensano cosi', grazie a Dio, ma cio' che mi fa intristire, e molto, e' che a pensarla cosi' sono sempre di piu' le classi sociali economicamente piu' basse. Sempre di piu' sono i lavoratori dipendenti, quelli che si dicono poveri, a votare per i partiti xenofobi e a sostenere gli investimenti nelle produzioni di armamenti, di prodotti inquinanti, ecc. Ci consoliamo spesso con la questione dell'informazione, ed e' un problema vero, ma e' anche vero che chi vuole informarsi oggi dispone di molti piu' strumenti di quanti ne aveva mia madre che sciopero' piu' volte per motivi di solidarieta' internazionale. Non si potra' parlare di "un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta" finche' non ci assumeremo personalmente le responsabilita' che ci competono anche individualmente. La denuncia delle ingiustizie dei potenti deve essere accompagnata da una severa analisi dei nostri comportamenti con conseguente con-versione del nostro stile di vita: se e' vero che l'Occidente consuma l'ottanta per cento delle risorse del pianeta generando squilibri, guerre, migrazioni ecc., e' altrettanto vero che quell'Occidente siamo anche noi con il nostro tenore di vita chiaramente insostenibile per quell'ottanta per cento di umanita' a cui rimangono le briciole. Concretamente: per "un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta", di quale percentuale siamo disposti a ridurre il nostro tenore di vita e avviare in questo modo una reale riconciliazione con quelli che spesso, da buoni cristiani/e ma altrettanto ipocriti/e, chiamiamo nostri fratelli e nostre sorelle. Con amicizia Bruno Giaccone, pastore.
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