| RIFLESSIONE di Biagio Di Pasquale Il merito maggiore, e l'originalita' autentica, della proposta di Lidia Menapace a me pare che siano nel fatto che rispetto a tanti atteggiamenti rinunciatari e compromissori, o velleitari e cialtroni, essa unisce nettezza di posizioni, chiarezza di articolazioni, e praticabilita' concreta, come assai di rado accade nel dibattito pacifista. * In primo luogo questa proposta crea uno spazio politico grazie al suo stesso venir formulata: lo spazio politico di una posizione rigorosa e insieme aperta che entra nel merito del progetto politico, istituzionale e giuridico dell'Unione europea formulando una proposta dotata di una propria autonomia teorica sulla quale puo' essere aperto un confronto alla pari con le altre posizioni. Non e' piccola cosa, perche' purtroppo invece solitamente le proposte pacifiste o sono del tutto vellitarie ed ininfluenti (il "vogliamo tutto" meramente predicatorio) o astratte e quindi peggio che minimali (la richiesta di meri enunciati senza modalita' di applicazione e soprattutto senza costruzione di schieramenti a sostegno della loro pratica) o sono del tutto parziali (scavarsi una nicchia lasciando ad altri la "politica dei grandi", ed e' la scelta che poi consente l'assalto alla diligenza dei soldi pubblici da parte di intellettuali ed associazionismo senza disturbare troppo il manovratore che l'offa eroga), e soprattutto il piu' delle volte si presentano alle istituzioni o col cappello in mano o col rumorismo piazzaiolo, atteggiamenti entrambi che precludono di esser presi sul serio. * In secondo luogo questa proposta avvia un percorso grazie al suo stesso venir formulata: il percorso che convoca e aggrega esperienze e soggettivita' diverse, tradizioni che solitamente faticano a incontrarsi e riconoscersi. Poiche' essa nasce dalla riflessione e dalla prassi del movimento delle donne (storicamente la piu' rilevante esperienza della nonviolenza in cammino) e si propone a un impegno comune senza pretese autoritarie, senza volonta' assimilazionista o fagocitante, nella ricerca e nella costruzione di una mobilitazione plurale che non deprima ne' opprima la diversita' dei soggetti e delle tradizioni che convoca, ma insieme neppure accetti che si continui con le consuete litigiosita', l'ormai intollerabile soggiacenza a logiche spettacolari e carrieriste, il gioco stolto del "piu' uno". Sia dato merito alla proposta di Lidia Menapace di essere fuori e oltre le meschinita' in cui diuturnamente reciprocamente si affogano e azzannano tanti settori del cosiddetto movimento per la pace (che come costruttori di pace falliscono gia' nel loro essere incapaci di ascoltare e ascoltarsi senza ingiuriare e sbranarsi). * Ed e' in forza di questi due elementi che sara' possibile poi andare a un confronto e raggiungere esiti, e siano pure infine di mediazione, sicuramente piu' avanzati di quelli raggiungibili con posizioni meramente verbalistiche ("Europa di pace" senza poi saper dire cosa significhi) o astrattamente ideologiche ed alienate (le utopie palingenetiche incapaci di indicare il percorso attraverso cui costruire liberazione nella storia), o peggio ancora gia' del tutto arrese (la sinistra europea che si e' gia' inginocchiata al feticcio del militare, dell'industria bellica, dei patti leonini). * Questa proposta, se ben la intendo, e' netta nelle posizioni e chiara nelle articolazioni: - la proposta giuridica della neutralita' attiva; - la proposta politica (ed istituzionale ed amministrativa) di una gestione della difesa, della sicurezza e della cooperazione incardinate sul ripudio della guerra, e quindi sul disarmo e la smilitarizzazione, sull'alternativa nonviolenta; - posizioni quindi articolate nel programma costruttivo della riconversione ad usi civili dell'industria bellica, del servizio civile, della difesa popolare nonviolenta, dei corpi civili di pace, della cooperazione decentrata con tecnologie appropriate e promozione di democrazia, partecipazione popolare, diritti umani. Essa non elude quindi le domande cui tradizionalmente da parte degli stati si risponde con il militare (e si risponde peggio che male, aggravendo i problemi e provocando catastrofi), ma li affronta in una prospettiva nonviolenta di politica di pace realizzata con mezzi di pace. La difesa popolare nonviolenta significa partecipazione democratica e gestione nonviolenta della sicurezza e della difesa; i corpi civili di pace possono essere strumento principe di politica estera sui temi della risoluzione dei conflitti, della costruzione della pace e della difesa dei diritti umani; politiche di solidarieta' (ergo "neutralita' attiva") come cooperazione internazionale; le politiche di accoglienza e di assistenza (serrvizio civile, welfare state, welfare community) come inveramento dei diritti umani in loco. Infine, e' una proposta concretamente praticabile, poiche' valorizza esperienze gia' esistenti, e invera indicazioni gia' presenti sia nelle legislazioni nazionali che nei trattati europei che negli altri costituti in cui si concreta il diritto internazionale (la Carta dell'Onu e la Dichiarazione universale dei diritti umani in primis). * Il problema dei problemi, ancora una volta, sara' riuscire a passare dal cielo delle enunciazioni alla terrestrita' della pratica (ma va ricordato che senza il "prologo in cielo" non c'e' neppure la possibilita' di un successivo "prologo in terra"), ovvero riuscire a costruire un movimento e una mobilitazione che sappiano rendere centrale questa proposta nel dibattito in corso sia nelle istituzioni sia nei grandi soggetti collettivi che concorrono a comporle; sia nel dibattito giuridico che nell'attivita' legislativa ed amministrativa; sia, infine e soprattutto, nella riflessione collettiva, in quel confuso e complesso fenomeno sociale che si chiama opinione pubblica. Quali le forme? Azzardiamo un percorso possibile. In primo luogo aggregare attraverso un confronto serrato un ampio arco di movimenti delle donne, dei lavoratori, di solidarieta', ecopacifisti, solidali e nonviolenti su un testo condiviso recante un numero limitato e inequivoco di proposizioni. Poi, su quell'appello-programma, raccogliere adesioni. Poi, su quell'appello-programma promuovere una serie di iniziative pubbliche di dibattito e confronto. Poi anche una serie di incontri per cosi' dire bilaterali tra una rappresentanza di promotrici e promotori della proposta-programma con interlocutori specifici (ad esempio i gruppi politici democratici rappresentati nel parlamento europeo, e quelli dei singoli parlamenti nazionali degli stati dell'Unione; gli enti locali gia' impegnati per la pace; le altre agenzie pubbliche - sovranazionali; nazionali, locali che lavorano sui temi della pace e dei diritti umani; ma anche le grandi organizzazioni sindacali dei lavoratori; le varie ong che con l'Unione europea hanno gia' rapporti di collaborazione; gli organismi rappresentativi delle Chiese impegnate per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato; le istituzioni della cultura e della ricerca; ed anche i governi degli stati e la Commissione dell'Unione). Insomma molte sono le cose da fare, ed alla mobilitazione deve ovviamente affiancarsi lo studio, il dibattito e l'approfondimento, anche quello specificamente tecnico-giuridico e tecnico-amministrativo. * Molti lo hanno gia' scritto: il tempo e' poco. Ma la consapevolezza per fortuna e' crescente. Il fatto che l'assemblea dell'Onu dei popoli e la marcia Perugia-Assisi quest'anno siano dedicate specificamente al tema dell'Europa di pace puo' molto aiutare in questi giorni e non manchera' di avere una ricaduta benefica nell'immediato futuro. Naturalmente si tratta di riuscire a formulare una proposta e un percorso, ed a costruire uno schieramento, in tempi ristretti: avendo presente la necessita' di riuscire a intervenire sulla cosiddetta Costituzione europea prima che essa venga "blindata" sulle pessime posizioni che attualmente contiene ed enuncia; e di riuscire a influire sui programmi delle forze politiche e dei candidati che comporranno il parlamento europeo che sortira' dalle elezioni del 2004. O ci si riesce adesso, o sara' un altro appuntamento mancato, poiche' allo stato attuale sia la bozza di Costituzione, sia le posizioni egemoni nel parlamento europeo, sono pressoche' del tutto supine alla logca militarista e bellicista che rischia di travolgere il diritto e le relazioni internazionali in un spirale di guerre, rapina e terrore. TOP |