RIFLESSIONE
di Mario Di Marco

Il dibattito in corso su piu' fronti circa i principi da includere nella Costituzione europea sta facendo affiorare la confusione (e la carenza) dei valori che da tempo interessa un po' tutte le societa' occidentali. La riscoperta di nobili radici comuni (e tra queste non si potrebbero trascurare quelle cristiane originarie, che, tra l'altro, potrebbero portare a trarre inevitabili conseguenze nella direzione della pace e della nonviolenza) risulterebbe senz'altro importante, ma in ogni caso cozzerebbe contro una realta' che manifestamente le contraddice e le rende anacronistiche. Certo non per questo si puo' rinunciare a proporre un nuovo modello di Europa che possa contrastare (e non assorbire) quello neoliberista made in Usa, tant'e' vero che molti di noi si stanno preparando al grande appuntamento della Perugia-Assisi che quest'anno e' finalizzata proprio all'inserimento nella Costituzione europea sia del ripudio della guerra quale mezzo di soluzione dei conflitti, sia del ruolo di costruttrice di un ordine internazionale pacifico e democratico. Temo sara' pero' molto difficile che la proposta venga accolta, ed altrettanto ardua sara' una iniziativa per il principio della neutralita' di cui si sta trattando su questa rivista telematica. Se l'Europa davvero lo volesse adottare, dovrebbe infatti prima liberarsi dalla dipendenza politica, economica, militare (e per tanti versi persino culturale) da quel paese "straniero" le cui politiche (interne ed estere) sono sempre piu' ispirate ai principi di un neoliberismo disumano e delirante. Non si vuole dimenticare il ruolo decisivo degli Stati Uniti nella liberazione dell'Europa dalla barbarie nazista, ne' quello (seppur contraddittorio) di deterrente contro l'espansionismo sovietico, ma ormai da tempo il debito e' stato pagato e nessun patto prevedeva l'asservimento ad allucinanti piani di dominio globale quali sono quelli della cosiddetta pax americana. Invece i padri costituenti sono dei progressisti come Blair, fedele scudiero di qualunque avventura, dei conservatori come Chirac, che ultimamente occorre ringraziare anche se sappiamo si muove soprattutto per interessi nazionalistici, dei servi di corte (all'uopo giullari) come certi altri personaggi. Ciononostante la proposta di Lidia Menapace e' intelligente ed opportuna in quanto, come dice lei stessa, e' gia' stata realizzata da piu' di uno stato europeo dando i suoi frutti. Essa e' realizzabile anche perche', diciamolo, e' "sostenibile" pure dal punto di vista occupazionale (e con la neutralita' anche se gli eserciti restassero, sarebbero comunque un male minore se fossero finalizzati strettamente alla legittima difesa). Tuttavia credo che l'ambito vincente non sia quello europeo, bensi' quello nazionale: solo se il numero degli stati neutrali crescera' si potra' arrivare ad un'Europa neutrale. Dobbiamo allora agire prima di tutto in casa nostra. Abbiamo gia' nella nostra Costituzione un'avanzata base giuridica quale l'art. 11, siamo prossimi ad una probabile svolta di governo, ebbene, che sia allora un vero cambiamento. Che tutte le sigle della societa' civile "democratica" si riuniscano attorno ad un progetto di neutralita' del nostro paese, che sulla base del suo inserimento nei programmi di governo discriminino le compagini che si affronteranno nelle prossime elezioni politiche, considerando anche la possibilita' di non votare qualora nessuno si dovesse prendere impegni precisi. Un'Italia neutrale sarebbe un grosso passo avanti sulla via della pace ed avrebbe una grande forza trainante su tutto il continente.


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