|
QUELL'AGGETTIVO "NEUTRALE"...
di Giancarla Codrignani
Sono abituata a pensare che io lavoro per la democrazia per darla anche a chi e' inerte o rema contro. Anche ai fascisti, per intenderci. Ma non mi sento "neutrale" e l'aggettivo mi piace poco anche in campo politico internazionale. Per esempio, credo che un occidentale debba tener d'occhio i suoi governi per contestarne le politiche negli organismi sovrannazionali e capire come dovra' votare; sempre per esemplificare, da Cancun si capisce che, sia quelli che tengono per il commercio, sia quelli che tengono per lo sviluppo (schematicamente i paesi ricchi e i paesi poveri), scelgono da che parte stare anche nel negoziato. Se toccasse a me andare al Wto, so che, dato il luogo, come occidentale, dovrei mediare, ma non "al di sopra delle parti". E se il Wto questa volta e' andato a gambe all'aria, e' stato perche' i poveri erano uniti; domani puo' darsi che la Cina aspiri a egemonizzare il fronte e lo spezzi, cosi' come puo' darsi che gli occidentali scelgano di abbandonare la trattativa multilaterale per mettersi d'accordo con qualche governo costretto ad accettare i ricatti. Occorrera' pensarci per tempo, anche noi che non crediamo ai miracoli dei governi e che sappiamo che le guerre nascono da vertenze economiche.
*
Inoltre, una cosa e' sostenere la politica guerrafondaia di Bush, un'altra pensare che sarebbe bello se la legge americana sancisse la neutralita' degli Usa: a noi europei basta ripensare alla seconda guerra mondiale per renderci conto che, senza l'intervento americano, in Europa avrebbe dominato - o almeno sarebbe durato piu' a lungo - il nazismo. Anche il pensare alla neutralita' svizzera fa correre qualche brivido lungo la schiena, pensando aitreni di rifornimenti, anche militari, che passavano attraverso il suo territorio verso la Germania. Stare dalla parte della speranza - la piu' difficile delle teologali non significa illudersi che ci siano prossime palingenesi. Alla mia mente idealista costa non poco, ma e' necessario che mantenga il senso della: e' gia' molto se gli stati - e l'Unione Europea nel suo complesso - opereranno una politica di "prevenzione dei conflitti". Cosi' potremo parlare di pace come "politica di pace" per tutti, di sicurezza come "politica di sicurezza" per tutti, di nonviolenza come "politica di nonviolenza" di tutti; e dicendo"politica" intendo dire un "fare" a cui sono tenuti tutti, gli stati come i cittadini anche se ai cittadini spetta prima di tutto, in democrazia, il controllo sui propri governi.
*
I principi sono molto importanti, in se', ma soprattutto per metterli in pratica nelle condizioni "date". Dopo la prima e la seconda guerra mondiale tutti dissero solennemente "mai piu'"; e non si fece nulla, anzi gli italiani, subito dopo la prima, votarono il fascismo che pose le premesse della seconda. Oggi il sistema in cui viviamo e' quello di una terza, diversa, diffusa conflittualita' mondiale che nessuno osa chiamare guerra, tanto meno "terza". La "Costituzione" europea sembra dover essere un "trattato" piu' che una "Carta" fondante e forse sara' piu' facilmente riformabile dopo un qualche collaudo. Rispetto al prossimo sistema a 25, io sono preoccupata soprattutto per il voto a maggioranza nei processi decisionali. Ve lo immaginate quanto ci possono mettere gli Usa a "comperare" un paese piccolo e povero e fargli mettere il veto su decisioni scomode per il grande impero? Anche qui si tratta di creare conflitti. Con questo non intendo dire che non sia importante indurre a rinnovare i nostri schemi ideali e riposizionare il"ripudio della guerra" della nostra Costituzione nelle situazioni che via via si presentano. Vorrei solo sommessamente dire che bisognerebbe essere capaci di "tornare all'impegno" con occhio scaltrito dalle esperienze che via via abbiamo fatto e facciamo. Vi ricordate quando tutti i vertici, dall'Onu ai governi locali, garantirono che si sarebbe dimezzata la miseria entro il 2010? siamo a meta' percorso e si vedono risultati ancora modesti: tutta responsabilita' del cinismo internazionale? Per ricollegarmi a Cancun, come mai non c'e' stata nessuna marcia per eliminare in Italia i sostegni finanziari pubblici all'agricoltura? Non crederemo mica, protestando dopo, di essere neutrali...
TOP |
|