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UN INVITO A VERONA L'8 NOVEMBRE CON LIDIA MENAPACE
di Giovanni Benzoni
Un continente di pace, neutrale e nonviolento: e' uno scopo che e', ad un tempo, un metodo; scopo e metodo che sono la reale possibilita' di fare politica nella nostra Europa, da subito. Anzi, a leggere il senso del dibattito che si e' sviluppato attorno all'appello di Lidia Menapace e della Convenzione permanente di donne contro le guerre, pensare ed operare per una Europa di pace, neutrale e nonviolenta puo' diventare evidente per ognuno di noi che questo e' lo scopo e questo e' il metodo, scopo e metodo che danno senso. Sensata allora puo' diventare quotidianamente la mia, la tua vita in un progressivo ampliamento di orizzonte capace di arricchire la vita quotidiana di tutti noi che facciamo parte del nord del mondo. Anche solo lasciando risuonare l'obiettivo come semplici parole d'ordine e' immediatamente evidente la distanza rispetto alla miseria dell'Europa che non sa pensare ed ordinare il suo futuro, se non in una dimensione oggettivamente di fortezza impaurita e inespugnabile. Paure, ansie di sicurezza, sostanziale incapacita' di salvaguardare le stesse conquiste sociali del ventesimo secolo, sono di fatto i parametri che regolano le scelte politiche della stragrande maggioranza dei gruppi di governo e rappresentativi, che pure avvertono il distacco crescente con una opinione pubblica assente, non partecipe. Eppure il no alla guerra che ha attraversato le coscienze della maggioranza degli abitanti d'Europa dall'inizio dell'anno e che ha sorretto governi e statisti che hanno saputo prendere le distanze dal grande alleato americano, dovrebbe essere oggetto di una attenzione, di una cura e di una proposta politica che si fa stella polare del lavoro politico dei prossimi anni. Se la proposta di Lidia la si avverte, come io la avverto, in questo orizzonte di quotidiano lavoro personale e collettivo, sono io il primo a cogliere l'abissale sproporzione tra la qualita' dell'appello e la quantita' di forze che dovrebbero farlo proprio, perche' l'appello non venisse relegato ad una delle tante belle idee che circolano e consolano le anime belle e l'attuale piccolo gruppo di "picchiati pacifisti ad ogni costo".
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Ecco, il senso della proposta di ritrovarci a Verona l'otto novembre (presso la Casa per la nonviolenza, in via Spagna 8, dalle ore 11 alle ore 16), e poi a Venezia il mese dopo utilizzando quella realta' di nicchia che e' il salone dell'editoria di pace (dal 6 all'8 dicembre 2003), sta tutto qui: mettere assieme le occasioni per maturare la cosa, per coinvolgere un crescente numero di persone e realta' persuase, per porre le basi di una trama di rapporti e richiami che possano avvolgere tutto il continente. Talvolta e' gia' successo che il tam- tam ottenga una copertura maggiore di ben altri mezzi e forze organizzate, dovrebbe poter succedere anche questa volta se, come pure e' indicato nell'appello di Lidia, sapremo in positivo indicare tutte le radici storiche, paese per paese, che sono alla base di questa possibile novita' dell'Europa dell'inizio del terzo millennio.
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