EUROPA DI PACE E MODELLO DI SVILUPPO
di Luciano Benini

La proposta di Lidia Menapace su un'Europa neutrale e disarmata va sicuramente nella giusta direzione. (A parte l'aggettivo "neutrale" che non mi piace, perche' potrebbe indurre l'idea di un'Europa che di fronte alle ingiustizie internazionali e alla prepotenza dei piu' forti sui piu' deboli se ne sta a guardare - il che, come gia' detto da altri, significherebbe di fatto stare coi prepotenti -, mentre Lidia propone un impegno attivo). Osserverei che neutrale e disarmata deve significare un'Europa che rinuncia ad avere una sua autonoma capacita' di fare la guerra, sia quella offensiva (perche' contraria ai principi internazionali, e qui diventa importante riuscire a far inserire il ripudio della guerra nella Costituzione europea), sia quella per risolvere i conflitti internazionali (perche' tale funzione deve essere in capo solamente ad un'Onu dotata di caschi bianchi e corpi di polizia internazionale), sia quella difensiva (perche' affidata in via preventiva alla costituzione di rapporti di giustizia e solidarieta' con tutti gli altri paesi e in via operativa alla Difesa popolare nonviolenta). Per mettere in atto una siffatta politica di difesa occorre in realta' ripensare la politica economica, energetica ed internazionale dell'Europa. Cioe', come bene ha detto Nanni Salio, "impegnare l'Unione Europea nel processo di riconversione ecologica dell'economia dall'attuale modello di sviluppo energivoro, consumista e non sostenibile, a un modello a bassa impronta ecologica, realmente sostenibile, fondato sull'impiego sistematico di fonti energetiche rinnovabili, decentrate, democratiche. Porsi l'obiettivo di realizzare concretamente gli obiettivi degli accordi di Kyoto e' una tappa intermedia fondamentale, in vista di obiettivi piu' maturi e impegnativi. Sganciarsi dall'economia mortifera del petrolio e' diventato un imperativo per la sopravvivenza dell'intero pianeta". Purtroppo, invece, in queste ore di black-out, si sta chiedendo l'esatto contrario, cioe' non il risparmio energetico e l'uso di fonti energetiche rinnovabili ma la costruzioni di nuove centrali (e la richiesta di tornare al nucleare e' dietro l'angolo). Credo insomma che non basti adottare una diversa politica di difesa se non si mette mano anche alle altre questioni: il modello di difesa europeo, l'esercito europeo, la politica militare europea sono congeniali a questo modello di sviluppo, e se non si cambia questo sara' impossbile e inutile cambiare quell'altro. In sintesi: rinunciare all'ombrello Nato per affidarsi e dare credibilita' all'Onu; rinunciare all'esercito europeo e creare i corpi europei di pace, offrendo al mondo europei disponibili ad intervenire prima e durante un conflitto per evitare la degenerazione della guerra; cambiare il modello economico-energetico attuando una vera e propria riconversione ecologica dell'economia.

TOP