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EUROPA ANTIFASCISTA, EUROPA NONVIOLENTA
di Severino Vardacampi
Nell'usura e nello svuotamento del linguaggio che consente anche ai neofascisti di dirsi antifascisti, anche ai golpisti di dirsi legalitari, anche ai totalitari di dirsi liberali, anche ai rapinatori di dirsi socialisti, l'appello "per un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta", ha un merito grande, anzi due. Il primo merito: la chiarezza del linguaggio, il rigore delle idee, la concretezza e inequivocabilita' delle proposte. Non e' casuale che questa riflessione e questo progetto nascano dal pensiero e dalla pratica del movimento delle donne, ed abbiano trovato la principale elaboratrice e quasi figurale individuazione in Lidia Menapace, che della storia dei movimenti di liberazione in Italia - dalla Resistenza al movimento delle donne - e' una sorta di monumento vivente (che alla monumentalita' sa sottrarsi con l'ironia e la leggerezza, la tenerezza e l'agilita' con cui sa porsi all'ascolto e rimettersi in gioco, sempre costruendo ponti e relazioni, aprendo spazi di liberta' ed incontro, nuovi suscitando movimenti e pensieri nuovi suscitando). Il secondo merito: l'eredita' piu' rilevante dell'antifascismo, ed il suo piu' nitido inverarsi - lo si avverte con sempre maggior chiarezza - e' la nonviolenza. La nonviolenza e' il cuore della Resistenza che si prolunga in processo-progetto di liberazione asintotico e aperto, cogente e creativo: e non e' casuale che Aldo Capitini - l'antifascista apostolo della nonviolenza in Italia - sia stato all'origine e nel cuore di una delle esperienze piu' limpide e preziose dell'antifascismo, e non e' casuale che nell'Italia repubblicana volle proporre ancora altre vie, altre forme, altri varchi di partecipazione popolare, di inveramento degli ideali dell'antifascismo e della Resistenza, di spinta al passaggio dalla mera cornice formale della democrazia all'integrale espressione di essa nella concretezza e nella pienezza del "potere di tutti". Questa nonviolenza non solo e' la "nonviolenza del forte" di gandhiana memoria, e' anche la nonviolenza che ci piace chiamare giuriscostituente: ovvero un progetto e una ricerca e un'azione - una scelta logica e morale e un movimento storico - non solo testimonale, pedagogica, sociale, ma anche propriamente politica nel senso piu' ampio e piu' forte: capace cioe' di essere fondativa non solo di generica socialita' ma anche di costumi, e di leggi, e di istituzioni: quel che forma la civile convivenza, il libero federarsi delle persone e delle comunita', l'ordinamento giuridico nel senso piu' universale. Ci pare che la proposta di Lidia Menapace abbia il merito quindi di cogliere e proporre questo significato della nonviolenza, e di tradurlo in proposta ed azione politica con un riferimento concreto: l'Europa, che oggi si trova davvero ad un bivio. Come Ercole in quel luogo classico.
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Ed ineludibili vi sono oggi tre questioni che costituiscono altrettante sfide cui le persone amiche della nonviolenza sottrarsi non possono: - l'azione affinche' si ottenga il ritiro dall'Iraq delle forze armate di invasione e occupazione: azione necessaria ed urgente per contrastare i terrorismi tutti, ripristinare il criterio fondativo del diritto internazionale (e per quanto riguarda il nostro paese anche per rientrare nella legalita' costituzionale violata dai poteri golpisti dell'eversione dall'alto), riaprire spazi di gestione e risoluzione politica ai conflitti internazionali, fermare una processione di crimini, una crescente valanga di stragi che possono travolgere ed annichilire l'umanita' intera; - una sostanziale modifica del testo della cosiddetta Costituzione europea: affinche' in essa si affermi con chiarezza l'impegno dell'Europa ad essere soggetto costruttore di pace con mezzi di pace; e quindi vi si dichiari il ripudio della guerra, si scelga la neutralita', si indichino nella difesa popolare nonviolenta e nei corpi civili di pace le forme appropriate di intervento nell'ambito della politica "di sicurezza e cooperazione" (insieme, ovviamente, ad altre iniziative costruttrici di dialogo e di pace, di riconoscimento dei diritti umani per tutti gli esseri umani), si operi senza indugi per il disarmo e la smilitarizzazione; - che alle ormai prossime elezioni europee tutti i candidati e tutti gli schieramenti debbano pronunciarsi pubblicamente e pubblicamente impegnarsi su quell'insieme di proposte che nella proposta di Lidia Menapace, nei punti di convergenza del dibattito che ne e' seguito, nell'appello di Verona dell'8 novembre e in interventi ulteriori sono emerse come criteri e impegni condivisi tra le persone che hanno raggiunto la consapevolezza della necessita' e dell'urgenza che l'Europa scelga la nonviolenza e che la nonviolenza dia forma all'Europa, alle sue leggi, alle sue istituzioni, alla sua amministrazione pubblica, alla politica sua.
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Non era scontato il fatto che questo dibattito abbia saputo in questi mesi interessare e coinvolgere soggetti anche molto variegati: e qui non diciamo soltanto dell'impegno di personalita' eminenti del movimento delle donne, degli storici movimenti nonviolenti, di persone ed associazioni in vario modo impegnate nei movimenti per la pace e i diritti, ma anche di autorevoli figure istituzionali come ad esempio il vicepresidente del Parlamento Europeo che su questo stesso foglio e' recentemente intervenuto. Non era scontato: ma prevedibile si': poiche' a noi sembra che vi sia un bisogno e un'attesa; che molte coscienze ed intelligenze percepiscano come matura ed esigano come urgente una proposta nonviolenta per l'Europa. Perche' e' necessaria la scelta della nonviolenza all'Europa, ed e' necessaria l'azione persuasa dell'Europa alla nonviolenza.
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