| "COMBATTI LA POVERTA': UCCIDI UN MENDICANTE" di Normanna Albertini Concordo pienamente con Lidia Menapace sul fatto che essere neutrali significa prendere posizione e agire nelle varie situazioni in tutti i modi, tranne con le armi. Ma poi mi chiedo: puo' questa Europa permettersi questo? La nostra neutralita' militare presuppone una neutralita' economica e limpidezza etica che, di fatto, non abbiamo. Ecco perche' anche Prodi sostiene che l'Europa "deve" avere un esercito e che "si puo' "(e "si deve") promuovere la pace con le armi. Se ci si sofferma su alcuni articoli della Costituzione dell'Unione europea, si comprende che cio' che si vuole tutelare sono gli interessi economici dell'Europa, non la pace. E' lampante che le missioni militari vi siano contemplate. E vi sono previste persino nella "lotta al terrorismo" sul territorio di paesi terzi. * Sembra che questa Europa debba prepararsi a difendersi militarmente. Da chi? "Combatti la poverta': uccidi un mendicante", scriveva Eduardo Galeano. Questa Europa "deve" prepararsi a difendersi militarmente dai poveri e a difendere i propri interessi nei paesi poveri, anzi: contro i paesi poveri. Neutralita'? La Svizzera e' neutrale? Il cardinale di Kinshasa ha chiesto in questi giorni- lo riferisce padre Zanotelli- un tribunale internazionale per i crimini perpetrati nelle guerre d'Africa ( in Congo, 4 milioni di morti in 5 anni) e che i presidenti del Rwanda e dell'Uganda e i loro generali siano portati davanti al tribunale con gli Usa e l'Inghilterra. Poi ha invocato l'embargo sulle armi all'Uganda e al Rwanda e che i beni rubati ( l'Onu ha nomi e cognomi di chi ha razziato e moltissimi fanno riferimento a banche svizzere) vengano restituiti. La neutralita' della Svizzera e' vera neutralita'? E la nostra ipotizzata neutralita', e' possibile se si va a Cancun con la deliberazione che l'acqua e' merce e non un bene primario, ben sapendo che gia' oggi il 70% dell'acqua commercializzata e' in mano a due multinazionali? Difficile chiamarsi fuori dalla logica militare se come Commissione Europea si preme sui governi che domandano aiuto e finanziamenti perche' cedano le loro risorse idriche alle multinazionali. E come la mettiamo con le sovvenzioni all'agricoltura (350 miliardi di dollari tra Usa e Unione Europea destinati ai propri agricoltori) che "... minano alla base lo sviluppo economico, impediscono alla nostra agricoltura di modernizzarsi, ci obbligano a importare... e provocano l'esodo rurale che va ad aumentare il numero degli abitanti delle bidonvilles", come ha spiegato il presidente senegalese Abdoulaye Wade? Quale dei nostri sindacati e dei nostri partiti politici potrebbe ammettere un dibattito sulla materia? Come possiamo vivere "neutralmente", in pace coi nostri vicini se quotidianamente li rapiniamo? E li rapiniamo assicurandoci anche i 200 miliardi di dollari di interessi annuali sui 2.500 miliardi di dollari di debito totale accumulato dai paesi poveri. Qualcuno se lo ricorda? Qualcuno vuole ricordare che la finanza internazionale non arriva neanche a 50 miliardi di prestiti a quei paesi e che quindi sono i poveri a sovvenzionare i ricchi? Ecco perche' le armi a questa Europa sono essenziali. E la neutralita' inattuabile. * Ma c'e' ancora un altro problema, gravissimo, che, mi pare, non e' entrato nello scambio di idee: il peso della Nato nell'Unione Europea. Anche Prodi dice che l'Europa potra' contare soltanto se sara' al pari militarmente con gli Usa, in una nuova "guerra fredda" che, da Usa/Urss, diventera' Usa/Unione Europea. E il funzionamento della Nato, dopo il vertice di Washington del '99, che trasformo' l'alleanza da difensiva in offensiva, praticamente uno mezzo per affermare gli interessi dei paesi membri in qualsiasi parte del mondo essi li vedano minacciati, comporta un obbligo gravissimo sull'Unione Europea. Nemmeno la piu' vantaggiosa delle Costituzioni potrebbe sostenerne l'impatto. Nel vertice di Praga del 2002, la Nato ha poi sposato la teoria dell'attacco preventivo, ribaltando la strategia dalla difesa all'attacco militare. Il tutto passato senza venir sottoposto alla verifica di nessun parlamento nazionale ne' dei cittadini. E' evidente che gli accordi Nato hanno per i governi nazionali una forza piu' importante delle rispettive norme costituzionali e possono violarle impunemente. Purtroppo, sembra che anche nel centrosinistra europeo abbia preso il sopravvento un accostamento alla linea atlantica, che ha trovato beneplacito in Giscard d'Estaing e Giuliano Amato, disposti a fluidificare le disapprovazioni piu' brusche all'ideologia della guerra preventiva. E' l'esistenza stessa della Nato a impedire la "neutralita'" dell'Europa. * Cio' che doveva essere il fulcro della Costituzione europea e' riassunto nell'affermazione portata avanti dalla campagna italiana perche' entrasse nella Costituzione stessa: "L'Europa ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e riconosce nella pace un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. L'Europa contribuisce alla costruzione di un ordine internazionale pacifico e democratico. A tale scopo promuove, favorisce il rafforzamento e la democratizzazione dell'Onu e lo sviluppo della cooperazione internazionale". Mi ha impressionato l'accanimento delle alte gerarchie ecclesiastiche e di molti leader politici nella richiesta di una Carta europea con chiara caratterizzazione cristiana. Nessuno scandalo, non una parola, invece, sul valore della pace, accettata solo come obiettivo e, quindi, destituita da guida principale di ogni azione politica. Nessuna pressione, nessuna invocazione ne' richiesta. Eppure, invocare le "radici cristiane", per me credente, cattolica praticante, dovrebbe significare pretendere di fondare la Carta sulla pace, l'amore e la nonviolenza predicate da Gesu' Cristo. Piu' che invocare i crocefissi appesi ai muri. Ma i cristiani d'Europa, come gli europei atei o di altre confessioni religiose, non hanno l'incolpevolezza etica e la "neutralita' economica" per farlo. Cosi', senza queste fondamenta, la neutralita' militare non potrebbe essere altra che quella, opportunistica, che mantiene al sicuro le banche svizzere. TOP |