torna al sommario

Il servizio civile di pace:
un programma della Lega per la Difesa Sociale

traduzione di Sara Crimi,
Traduttori per la Pace

La Lega per la difesa sociale (LDS)
ha approvato il presente programma di servizio civile di pace
nel corso della riunione dei suoi esponenti tenutasi il 6 marzo 1994


SOMMARIO

Premessa

Il servizio civile di pace – un programma della Lega per la difesa sociale

Il servizio civile di pace – breve descrizione

Necessità e confini di un servizio civile di pace

Struttura e organizzazione del servizio civile di pace

Finanziamento del SCP

Avviamento e sviluppo del SCP

Suggerimenti per i progetti pilota

Richieste a Chiese, associazioni sindacali, partiti politici, Stato


Premessa
La Lega per la difesa sociale (LDS) ha approvato il presente programma di servizio civile di pace nel corso della riunione dei suoi esponenti tenutasi i 6 marzo 1994. Il programma è stato elaborato da un gruppo di lavoro composto, nelle fasi finali, da nove elementi: Klaus Bufe, Berthold Keuneke (Direttivo della LDS), Dedo v. Krosigk (Netzwerk Friedenssteuer), Ulrich Stadtmann (sezione tedesca della Helsinki Citizens Assembly, direttivo), Kurt Südmersen (Amministratore della LDS), Helga e Konrad Tempel (Commissione per la pace dei Quaccheri), Uwe Trittmann (Referenti per KDV e ZDL nella Chiesa Evangelica del Westfalen), Heinz Wagner (Pax Christi). L’idea di un simile programma ha avuto origine dall’impegno della LDS contro la guerra nella ex-Iugoslavia; in contrapposizione con il dibattito pubblico sulla necessità dell’intervento militare come apparente alternativa all’inazione, la LDS, in collaborazione con altre organizzazioni pacifiste, mostrò la possibilità di interventi non militari in caso di guerra e di crisi. Da queste esperienze si originò il programma del servizio civile di pace della LDS, che rappresenta un’alternativa costruttiva alle operazioni militari. Contestualmente al dibattito sulle possibilità non militari di soluzione del conflitto, la Chiesa Evangelica del Berlin-Brandeburg elaborò il programma di “servizio civile di pace”, che LDS ha acquisito allo scopo di inserirsi apertamente nel contesto di coloro i quali esigono un’istituzionalizzazione della mediazione non violenta e civile dei conflitti in pari misura rispetto agli strumenti di potere violento e militare. Ci auguriamo che il presente programma possa stimolare in modo nuovo il dibattito politico e che possa essere accolto e discusso da gruppi, movimenti, partiti, associazioni. Già nel 1994 avevamo sostenuto la necessità che le cittadine e i cittadini si appropriassero di questo programma e ne facessero oggetto di discussione con i deputati e nelle riunioni elettorali. Vi invitiamo a richiederne altri esemplari presso la LDS.

top


Il servizio civile di pace – un programma della Lega per la difesa sociale
La Lega per difesa sociale (LDS) è una delle associazioni promotrici del movimento pacifista, in essa si sono riuniti cittadine e cittadini che vogliono lavorare a un sistema di difesa non militarista – la cosiddetta difesa sociale – e sviluppare degli strumenti per interventi non violenti in caso di crisi. Dalla sua fondazione nel 1989, la LDS ha intrapreso una campagna per l’abolizione degli armamenti e per la soluzione pacifica dei conflitti. Riteniamo che il servizio civile di pace (SCP) possa considerarsi un passo importante in questa direzione. Perciò, la LDS ha salutato con speciale attenzione il suggerimento della Chiesa Evangelica del Berlin-Brandenburg di istituire tale servizio volontario e si sente in dovere di sottoporre qualche suggerimento per la costruzione, l’inquadramento sociale, la formazione dei volontari, così come per i possibili compiti e gli eventuali campi di applicazione di tale servizio, oltre che di cercare il dialogo con tutti gli interessati.

top


Il servizio civile di pace – breve descrizione
Il servizio civile di pace è un servizio volontario, finanziato e sostenuto dal governo, il cui scopo è quello di mettere in grado uomini e donne di ogni età di intervenire in caso di crisi o di conflitti violenti con azioni pianificate non violente. Non è accoppiato al servizio di leva obbligatoria; i suoi esponenti sono libere organizzazioni che vengono abilitate a questo servizio secondo il principio della sussidiarietà attraverso condizioni generali statali. È inoltre possibile un servizio organizzato dallo Stato. I suoi criteri di applicazione si basano sul bene comune di tutti gli uomini e non su interessi particolaristici o nazionali.
Scopo delle azioni dovrebbero essere misure preventive nei terreni neutri dei conflitti, la fine e il superamento dei conflitti stessi, il tentativo di arrivare a soluzioni consensuali e la tutela di quelle forze che operano per la conciliazione e la risoluzione non violenta dei conflitti e il ripristino di condizioni normali. Il SCP dovrebbe rendere superfluo l’impiego dei mezzi militari. La Repubblica Federale Tedesca ha dato il proprio contributo, grazie anche all’opera prestata da molte cittadine e cittadini, alla consapevolezza della responsabilità e alla possibilità di intervento non violento. I compiti del SCP possono essere riuniti nel Ministero per il disarmo, la riconversione e il SCP, auspicato dalla LDS. Il servizio civile di pace cerca la collaborazione e il gemellaggio con i servizi civili di pace di altre nazioni, oltre che con altre organizzazioni internazionali. Nella Repubblica Federale Tedesca operano gli esponenti del SCP riuniti in un organo di coordinamento che garantisce l’adempimento delle condizioni generali di legge.

top


Necessità e confini di un servizio civile di pace
La situazione politica mondiale è oggi improntata alla crisi e al conflitto. Ci troviamo di fronte ai molteplici problemi delle minoranze e della salvaguardia dei diritti umani, in una parola alla tematica della partecipazione democratica. Allo stesso tempo si combattono battaglie per la spartizione delle risorse e per la supremazia economica. In Germania, come anche negli altri Stati europei, stanno aumentando in modo esponenziale l’avversione per lo straniero e il razzismo. In tutti questi conflitti la disponibilità all’uso della forza arriva fino all’omicidio, ad attacchi feroci contro gli stranieri residenti nel nostro paese, e il sanguinoso impiego della forza militare nei Balcani non sono che la punta dell’iceberg. Il recente quanto inutile impiego dei Caschi Blu dell’ONU in Somalia e l’inefficace intervento militare nei Balcani, così come la guerra del Golfo - insensata dal punto di vista politico -, dimostrano come l’immischiarsi della forza militare in questo genere di problema non solo non porta a una soluzione, ma conduce anzi a un’escalation della violenza, e che una pace duratura non si può “assicurare”, ma si può solo tentare. Non si tratta solo di uno scopo, ma di un intero processo e di un compito! In quest’ottica, il servizio civile di pace non può essere in nessun caso considerato sostitutivo di una politica di pace, sicurezza ed economia orientata alla legittimità, ma rappresenta un valido strumento di tutela di questa politica, nel contesto della quale può contribuire a lavorare sulle cause del conflitto, cercando così di impedire lo scoppio di aperte ostilità. Si dovranno così applicare le tradizionali tecniche di dialogo amichevole e di opera di mediazione, così come le nuove forme di mediazione aventi lo scopo di ottenere la comunanza di interessi. Si dovranno poi tenere in conto anche le pluriennali esperienze accumulate nel tempo, in patria e all’estero, da gruppi e organizzazioni; in primo luogo organizzazioni pacifiste e gruppi che si occupano di diritti umani, ma anche comunità religiose come per esempio i Quaccheri. La LDS pone particolare rilievo sul fatto che si traggano delle conclusioni da queste esperienze e che in politica non si faccia più affidamento sull’impiego della potenza militare, ma sui nuovi strumenti del servizio civile di pace, per prevenire le crisi e intervenire nei conflitti senza l’uso della forza. Così, ritorna prepotentemente all’attenzione l’essenziale compito di incentivazione della pace che unisce i popoli. La Germania può essere annoverata a pieno diritto per la propria “crescente responsabilità internazionale” con l’Unione. Scopi e compiti degli interventi sono la prevenzione della violenza, la cessazione e il superamento di situazioni conflittuali, la ricerca di soluzioni consensuali e la protezione di quelle forze che contribuiscono alla mediazione, alla risoluzione non violenta dei conflitti e al ripristino di condizioni normali. Per questa ragione il SCP non assume né il ruolo di poliziotto né offre protezione in caso di catastrofe, non ha la funzione del servizio sociale né del servizio civile. Non si tratta nemmeno di un nuovo tipo di corpo militare, nemmeno con l’elmetto colorato. L’attenzione per la dignità umana, il diritto all’incolumità fisica e psichica, il diritto all’auto-determinazione dell’individuo, così come dei gruppi, sono i principali campi di intervento dei volontari del SCP, che, in questo nuovo contesto, possono e dovrebbero portare avanti dei compiti di tutela e conservazione della pace. I volontari del SCP dovranno sforzarsi, con i mezzi non violenti, di essere attivi da tanti punti di vista e in particolare:

1. consigliando
2. proteggendo
3. dialogando e prestando opera di mediazione
4. garantendo la presenza internazionale
5. contribuendo alla “de-escaltion” e alla cessazione delle ostilità
6. protestando in modo non violento e organizzando la difesa sociale

1. Consulenza
Nelle situazioni di emergenza, per esempio quando i luoghi di asilo per i rifugiati vengono minacciati da estremisti di destra, o nel caso di guerre civili, i volontari del SCP offrono una consulenza competente, dal momento che possono contribuire a sviluppare delle soluzioni adeguate, o a costruire un programma di resistenza non violenta o di difesa sociale. Un’esperienza che la LDS dovette fare in prima persona, potrà forse essere esplicativa di ciò. Un anno prima dello scoppio della guerra civile nella ex-Iugoslavia, da un’organizzazione pacifista slovena arrivò una richiesta di aiuto concreto per lo sviluppo di strategie non violente per contrastare la minaccia della guerra ormai imminente. A quel tempo, per ragioni personali e finanziarie, la LDS non era in condizione di garantire un sostegno attivo. Oggi, un più solido personale in forza – finanziato nell’ambito di un servizio civile di pace istituzionalizzato – che possa operare in modo continuativo, sarebbe, in una simile situazione, immediatamente disponibile.

2. Protezione
Le esperienze dei movimenti pacifisti nella ex-Iugoslavia mostrano come la tutela diretta dei movimenti di opposizione alla guerra e alla violenza possa essere di grande aiuto. La costruzione della comunicazione al di là dei confini dei territori nemici e la realizzazione di canali mediatici e di opinione pubblica che contrastino con la propaganda bellica possono essere efficacemente portate avanti dall’esterno grazie a contributi tecnici e personali. I servizi civili di pace con maggiori possibilità economiche potrebbero compiere di gran lunga più azioni di quanto non sia stato possibile in passato. Così questa opera, in collaborazione con gli oppositori della guerra che si trovano in esilio, può essere in parte portata avanti direttamente dall’estero; attraverso il lavoro di formazione intrapreso da residenti sul territorio, l’effetto può essere poi moltiplicato. I gruppi di popolazione interessati dovrebbero essere incoraggiati e messi nelle condizioni di portare avanti efficacemente i propri interessi nel conflitto e di arrivare a una soluzione grazie alla propria responsabilità diretta.

3. Dialogo e opera di mediazione
Un aspetto essenziale del SCP è il lavoro diretto sul posto con le persone che prendono parte al conflitto. La mediazione dei conflitti dovrebbe stare alla base di ogni azione; tramite la mediazione si dovrebbero portare avanti quanti più possibile processi di dialogo in diversi luoghi. Un metodo adatto a questo scopo è la formazione nel campo della mediazione (mediazione dei conflitti); una simile opera, infatti, può essere utile sia in quei conflitti che si sviluppano all’interno delle società, sia in quelle situazioni che degenerano fino alla guerra tra due paesi. Le potenze belligeranti non decideranno più da sole attorno al tavolo dei negoziati il destino delle persone coinvolte e sempre più spesso manipolate dalla propaganda. I volontari del SCP, poi, possono essere d’aiuto anche in occasione del dopoguerra, contribuendo, con la propria opera di mediazione, a smantellare l’odio fra le persone e i popoli gettando così le basi per la pace.
4. Presenza internazionale
L’esperienza insegna che le violazioni dei diritti umani sono sempre meno frequenti quando si ha la possibilità di denunciarle all’opinione pubblica. In particolare, quando l’attenzione internazionale è puntata su determinate violazioni dei diritti umani, queste vengono spesso interrotte. In modo particolare, sortiscono questo effetto le azioni di Amnesty International e di Peace Brigades International. Similmente, il SCP ha il compito di impedire quanto più possibile le violazioni dei diritti umani per mezzo di una – anche massiccia, se necessario – presenza internazionale. Questo non è tuttavia sempre efficace; in questi casi il SCP registrerà gli episodi di cui è venuto a conoscenza, offrendo così la possibilità di identificarne gli autori e di obbligarli, al momento opportuno, alla resa dei conti. Questa attività può potenzialmente rendere gli autori consapevoli delle proprie azioni, rendendo ben chiaro il fatto che saranno considerati responsabili dei fatti commessi in tempo di guerra.

5. “De-escalation” e cessazione delle ostilità
La dinamica dei conflitti violenti rende necessario un intervento rapido e adeguato combinato con misure finalizzate a bloccare la violenza, per evitare un’ulteriore escalation della violenza stessa. In questi momenti è spesso impossibile mettere in campo delle strategie di mediazione e di soluzione dei conflitti. In questi casi, lo scopo prioritario è quello di arrestare lo svolgimento violento delle cose e prendere tempo in modo tale che si possa aprire uno spazio al dialogo e alla risoluzione del conflitto. Simili strategie di “de-escalation” richiedono agli operatori una vasta esperienza, grande competenza, inventiva e coraggio. Nei conflitti degli ultimi 50 anni si trovano innumerevoli esempi di opposizione non violenta, ma resta ancora aperta la sfida di un impiego e di possibilità sempre maggiori per questo tipo di intervento.

6. Organizzazione di proteste non violente e della difesa sociale
In quelli che saranno i conflitti futuri, per esempio i rivolgimenti politici dell’Europa orientale, sarà di importanza capitale la possibilità che le popolazioni siano state preventivamente educate alla protesta non violenta contro l’oppressione. In questo modo verrà portata avanti una concreta difesa sociale e, a lunga scadenza, i diversi ruoli dei militari (come difensori della patria, elementi di potere interni alle nazioni, potenziali minacce dell’ordine politico e strumenti di potere e polizia internazionale) verranno messi in discussione e superati.

top


Struttura e organizzazione del servizio civile di pace
La struttura organizzativa necessita di riflessioni particolarmente approfondite e adeguate, alle quali possono fare riferimento anche dei funzionari amministrativi. Si deve garantire che l’amministrazione del servizio civile di pace possa assicurare l’adempimento degli obiettivi e dei compiti prefissati, che consenta una cooperazione orientata alle basi, che l’impostazione innovativa e creativa dia spazio a iniziative indipendenti dal governo e parimenti, in uno stato democratico, corrisponda alle legittime esigenze del controllo parlamentare.

1. Rappresentanza
La varietà dei compiti che abbiamo descritto interviene già in favore di una coesistenza di organizzazioni pacifiste indipendenti, riunite sotto la comune insegna della LDS. Così, per esempio, sarà molto difficile annoverare fra i collaboratori un’organizzazione che, nelle zone di guerra, si occupa del sostegno diretto agli oppositori alla guerra; in particolare, per determinati compiti è determinante che il servizio civile di pace sia del tutto indipendente da qualsiasi regime. Questo aspetto può diventare particolarmente necessario, poiché nella maggior parte dei conflitti i governi, per ragioni diplomatiche, devono parteggiare per qualcuno perdendo così la propria indipendenza, oppure dal momento che vengono a buon diritto identificati in quanto guidati da questo o quell’interesse nazionale, anche di politica basata sulla violenza. Per questa ragione, suggeriamo che i rappresentanti volontari siano messi nelle condizioni di costruire un servizio civile di pace indipendente, pur nella collaborazione e nell’effettiva connessione con gli organi statali.

1.1 Rappresentanti volontari
Le organizzazioni non governative (ONG) costituiscono il cuore del servizio civile di pace. In quanto rappresentanti volontari, e conformemente al principio di sussidiarietà, verranno messi, grazie ai finanziamenti governativi, nella condizione di costituire il servizio civile di pace sotto la propria responsabilità. Nelle loro azioni non sono sottoposti alle direttive statali, devono rispettare gli obblighi derivanti dai principi fondatori del SCP, l’adempimento dei quali costituisce una conditio sine qua non per essere riconosciuti come rappresentanti volontari del servizio civile di pace. Un modello simile viene già applicato con successo all’ambito del sostegno allo sviluppo. I singoli rappresentanti lavorano riuniti in un coordinamento, tramite il quale sono padroni di decidere dove e quando portare avanti i propri progetti, nella misura in cui questi soddisfano i criteri che vengono sviluppati insieme agli organi statali.

1.2 Rappresentanti statali
I compiti statali possono essere riuniti in un Ministero per il disarmo, la riconversione e il servizio civile di pace, auspicato dalla LDS. Accanto alle libere organizzazioni di rappresentanti, anche lo Stato può disporre di una rappresentanza nell’ambito del SCP, nel quale possono essere formati dei funzionari e delle truppe operative, che possano prendere il posto delle truppe armate nelle zone di guerra o essere messe a disposizione dell’ONU. In caso di attacco contro la Germania, questi gruppi di esperti potrebbero anche essere impiegati nel coordinamento della difesa sociale.

1.3 Ufficio federale per il servizio civile di pace
La costituzione di un Ufficio federale per il servizio civile di pace rappresenta uno dei grandi scopi del SCP. In sé, l’Ufficio non ha dei compiti cui adempiere, ma serve ai rappresentanti volontari e alle istituzioni statali veramente indipendenti (per esempio le società di pubblica utilità come il Servizio tedesco per lo sviluppo, STS). L’Ufficio ha, tra gli altri, i seguenti compiti: coordinamento dei diversi rappresentanti e dei loro compiti; garanzia del riconoscimento dei diversi campi di intervento da parte di governo e parlamento; riconoscimento di organizzazioni di pubblica utilità; pubblica assistenza ed enti pubblici in quanto organizzazioni di rappresentanti del servizio civile di pace; sorveglianza e controllo dell’ottemperanza ai principi fondatori (Documento programmatico) del SCP e della relativa gestione del finanziamento pubblico.

1.4 Ulteriori compiti
Nella misura in cui questo fosse necessario, il servizio civile di pace cerca anche di salvaguardare le già esistenti organizzazioni statali o non statali, come per esempio quelle che si occupano di trasporti, della costruzione di sistemi di comunicazione e di consulenza economica, in particolare attraverso gli istituti di ricerca sulla pace. Questo contributo è importante, quando si tratta di analisi preventive sui terreni di guerra, o per quanto riguarda la lingua, la cultura, la storia delle varie regioni.

2. Struttura e dimensione del SCP
Siamo consapevoli del fatto che il servizio civile di pace non potrà essere realizzato nella sua appropriata dimensione dall’oggi al domani. Il numero dei collaboratori dovrà essere incrementato per gradi e conformemente alle esperienze di formazione e intervento, alla sempre crescente difesa sociale e all’aumento delle risorse messe a disposizione. Nei prossimi 10 anni - che rappresentano la fase di avviamento del SCP - ci sarà bisogno di più di 10.000 uomini e donne di diversa qualifica. Il servizio civile di pace necessita di uomini e donne altamente motivati, persone che sono pienamente all’altezza del proprio compito. Il principio della volontarietà è dunque di primaria importanza. Siamo infatti persuasi del fatto che nell’ambito della mediazione non violenta dei conflitti non sia affatto appropriato un servizio obbligatorio, che, nello specifico, potrebbe essere associato alla leva obbligatoria. Il principio della volontarietà comprende anche la possibilità di rifiutare un determinato compito; inoltre, la libera scelta conferisce al servizio volontario un elevato grado di vincolo morale. Auspichiamo che i rappresentanti facciano una dichiarazione di obbligo volontario, che garantisca il carattere vincolante del servizio.

2.1 Collaboratori principali
Nucleo centrale del SCP sono i collaboratori principali. Il loro compito consiste in parte nel preparare e partecipare ad azioni come quelle descritte più sopra; tuttavia, la loro attività più importante è quella di condurre la formazione annuale dei collaboratori volontari. Per questo sono previsti avviamenti della durata di quattro settimane, che permettono agli interessati di operare una scelta consapevole a favore o contro la propria partecipazione volontaria al servizio civile di pace. Altri collaboratori principali vengono impiegati nel necessario apparato amministrativo.

2.2 Specialisti volontari
Al termine della fase di sviluppo, accanto al nucleo centrale dei collaboratori principali, dopo 20 anni, centinaia di migliaia di persone saranno a disposizione del SCP per azioni volontarie. Sono la base del SCP e dovrebbero essere reclutati in mezzo a uomini e donne di tutte le età. La formazione e l’attività avente lo scopo di prevenire la violenza e di risolvere i conflitti in modo non violento, dovrebbero diventare un obiettivo comune non solo agli appartenenti ai cosiddetti movimenti sociali, alle organizzazioni pacifiste e alla Chiesa. In presenza di un’adeguata sicurezza economica e legale, l’attrazione per la formazione e la tutela politica del SCP si paleserà per entrambi i sessi anche in assenza del servizio di leva obbligatorio. Le capacità acquisite in un anno di formazione volontaria potranno rivelarsi utili e applicabili in diversi ambiti lavorativi. Il SCP conferirà inoltre un alto prestigio sociale. I seguenti gruppi di destinatari potranno essere particolarmente interessati:
- persone che vogliono interrompere la propria attività lavorativa o cercare una nuova prospettiva di lavoro
- persone che abbiano terminato la scuola dell’obbligo e debbano ancora entrare nel mondo del lavoro
- persone che decidono di abbandonare il mondo del lavoro prima del tempo
- uomini e donne a conclusione dell’educazione dei figli
- ragazzi che abbiano finito la scuola, anche se questa fascia d’età non è indicata per tutti i campi di impiego
I volontari ricevono una formazione di base della durata di circa un anno, ma seguono anche regolari – oltre che speciali – corsi di specializzazione; del resto si occupano delle loro normali attività.
Per i periodi di attività o di formazione ricevono dei permessi dal loro posto di lavoro, oltre che una corrispondente retribuzione. Durante la permanenza nei territori di guerra sono garantiti da una copertura assicurativa e la garanzia del posto di lavoro è regolamentata a norma di legge.
Fintanto che nella Repubblica Federale Tedesca sarà in vigore il servizio di leva obbligatoria, i volontari del SCP ne saranno dispensati.
La formazione di base dei volontari, della durata di un anno, tiene conto delle loro esperienze precedenti, delle loro qualifiche e inclinazioni. È incentrata sui partecipanti e sull’azione, ed evita la monotonia del processo di apprendimento tipica della scuola o del posto di lavoro. Incentiva la spontaneità, la creatività e l’amore per l’apprendimento, attraverso la consapevole scansione dell’anno di apprendimento, costanti riferimenti pratici ed esperienziali, oltre che flessibilità di organizzazione e contenuti. Persegue, accanto al sistematico processo di apprendimento, delle forme di apprendimento libere e auto-determinate (“officina dell’apprendimento”) e, anche se in misura minore, lo sviluppo di curricula individuali.
La formazione annuale di base viene vivacizzata dagli impulsi provenienti dai formatori così come dai volontari; accanto alla formazione di base per gli specialisti volontari, il SCP offre anche dei corsi di specializzazione, della durata di quattro settimane, sulla soluzione non violenta dei conflitti, questi corsi vengono riconosciuti come corsi di aggiornamento.

3. Legge programmatica
Per consentire l’esistenza di una simile organizzazione, il Bundestag deve emanare una legge che consenta la conduzione del servizio civile di pace sulla base del principio di sussidiarietà. In questa legge devono essere regolamentati, tra gli altri, i seguenti punti:
- riconoscimento delle organizzazioni volontarie non governative/ONG e di quelle statali come rappresentanti del SCP
- impegno finanziario federale nell’ambito del SCP
- applicazione ai volontari del SCP delle normative per la salvaguardia dei posti di lavoro e il mantenimento
- copertura assicurativa per i volontari durante le azioni
- esenzione dei volontari dagli obblighi di leva o da altri obblighi di servizio
- compiti e struttura dell’Ufficio federale per il SCP, in particolare delle funzioni di coordinamento e sorveglianza
- modifica o integrazione delle leggi pertinenti

top


Finanziamento del SCP
Il servizio civile di pace dovrà essere in massima parte finanziato grazie al prelievo fiscale. La riqualificazione del programma fa parte di un progetto di conversione degli armamenti, dal momento che i mezzi finora utilizzati per gli armamenti e le spese militari, dovranno essere destinati a scopi civili.
Si rende necessaria la seguente redistribuzione dei finanziamenti in materia di bilancio per la difesa:

Fase pilota: ca. 50 milioni di DM annui
(circa lo 0,1% del bilancio per la difesa)
Fase di avviamento: ca. 2,5 miliardi di DM annui
(circa il 5% del bilancio per la difesa)
Fase di consolidamento: 10 miliardi di DM annui
(circa il 20% del bilancio per la difesa)
Fase di completamento: 25 miliardi di DM annui
(circa il 50% del bilancio per la difesa)
(dati aggiornati al 1994)

Un servizio civile di pace completamente strutturato e consolidato comporta dei costi annuali molto inferiori alle cifre impiegate oggi per gli armamenti e le spese militari. Una parte di questo budget, derivante dal prelievo fiscale, è a disposizione dei rappresentanti volontari, l’entità della stessa viene determinata da criteri stabiliti dalla legge e i rappresentanti sono liberi di disporne, entri i termini stabiliti dalla legge, sotto la propria responsabilità.

top


Avviamento e sviluppo del SCP
Lo sviluppo del servizio civile di pace comporta una decisione sociale su ampia scala. Si dovrebbe lavorare in una direzione che porti al superamento dell’unilateralità e della limitatezza della politica difensiva, della cieca fede nello sviluppo di strumenti violenti e della totale trascuratezza di mezzi non violenti. Per la prima volta verranno messe in campo misura massiccia risorse finanziarie, creatività e conoscenze degli esperti in favore di una risoluzione non violenta dei conflitti. Oggi si può e si deve cominciare da una simile riconversione per arrivare a costruire una società civile. Si può ipotizzare uno sviluppo graduale di un servizio civile di pace su base ventennale. I possibili rappresentanti volontari sono ora chiamati a intraprendere dei progetti pilota, nei quali far confluire le esperienze in vista di un’ulteriore formazione (tra le altre cose, programmi di formazione, esperienze sul campo) e di una fruttuosa collaborazione internazionale.
Dopo le elezioni tedesche del 1994, si dovette iniziare con le discussioni in materia di legge programmatica e di assicurazione finanziaria di un SCP. Questa fase pilota non dovrebbe durare più di 3-5 anni. Si assocerà una fase di avviamento di durata quinquennale, nella quale saranno portati avanti programmi di formazione e applicazione, e che sarà messa sul banco di prova di un servizio sempre crescente. La terza fase (fase di consolidamento) conduce, anche grazie all’incremento dei mezzi finanziari, a un organico di circa 100.000 effettivi. Per questa fase si deve pensare a un periodo di tempo di circa un decennio, così che, dopo 20 anni, il SCP possa raggiungere la propria piena dimensione.

top


Suggerimenti per i progetti pilota
La Lega per la difesa sociale suggerisce l’azione per i progetti pilota, nei quali i criteri e i principi fondatori di un servizio civile di pace possano essere testati:
a) un progetto in una situazione di guerra civile, per esempio il problema dei profughi, in presenza di ostilità nei confronti degli stranieri residenti sul territorio;
b) un progetto in una situazione di conflitto all’estero, per esempio la prevenzione della violenza e della guerra nel Kosovo.
In entrambe le situazioni di conflitto si dovrà fare tesoro della già acquisita esperienza e dei contatti che possono essere messi a disposizione dalle organizzazioni che collaborano con noi.

top


Richieste a Chiese, associazioni sindacali, partiti politici, Stato
Dalla Chiesa e dalle associazioni sindacali ci aspettiamo la tutela del progetto pilota del SCP. Essi infatti dovrebbero contribuire a sviluppare una cultura della non-violenza, in particolare attraverso l’impiego delle strutture educative a loro disposizione. In particolare, le Chiese che nel passato si sono impegnate in processi conciliari per la giustizia, la pace e la salvaguardia della creazione, e, attraverso queste istanze, per l’eliminazione della violenza, possono, ancor più di prima, accogliere la mediazione non violenta dei conflitti nei propri piano di studio delle scuole medie e superiori.
Lo stesso ci attendiamo da parte dei sindacati, che nella loro lunga storia annoverano centinaia di importanti esperienze di battaglie non violente e che in passato non hanno mai mancato di sottolineare il significato della riconversione degli armamenti.
Dai partiti ci aspettiamo uno sforzo per arrivare all’adempimento dei requisiti per la costituzione del SCP. I partiti dovrebbero discutere e sviluppare, con le organizzazioni pacifiste e con altri potenziali rappresentanti volontari, il programma del SCP, in modo tale da poter assicurare la diffusione politica attraverso lo Stato. Accanto al finanziamento pubblico del SCP, auspichiamo l’istituzione di un Ministero per la smilitarizzazione, la riconversione e il SCP.

Speriamo, grazie alla collaborazione fra Organizzazioni non governative, partiti politici, governi e servizio civile di pace come alternativa non violenta, di poter realizzare un programma che possa segnare il futuro di una società civile. Siamo certi che questo aiuterà a uscire dal circolo vizioso di paura e minaccia, e a sviluppare e tentare nuovi metodi di risoluzione dei conflitti.

Il programma descritto sopra rispecchia il punto di vista della Lega per la difesa sociale. Per l’approvazione del programma è necessario avviare un ampio dibattito socio-politico. Siamo consapevoli che in questo dibattito il nostro programma subirà delle variazioni, ci auguriamo che si tratti di miglioramenti nell’ottica di una risoluzione dei conflitti efficace e non violenta, e nel contempo auspichiamo una discussione impegnata.
top