Knesset 16 Maggio 2005
Fonte : http://www.aloufok.net/
In occasione della sua prima audizione alla Knesset, lunedì 16 maggio 2005, il nuovo direttore del servizio di sicurezza interna israeliano (Shin Beth), Youval Diskin, ha posto l'accento sulla minaccia che rappresenta ormai l'estrema destra israeliana. Lo stesso giorno dell'audizione di Diskin, la nebulosa dell'estrema destra israeliana ha mostrato la sua capacità di destabilizzare il paese bloccando decine di incroci stradali. Lunedì 16, il movimento HaBeit HaLeumi ("Focolare nazionale" ), creato per l'occasione, è riuscito, per la prima volta, a mobilitare centinaia di manifestanti, spesso molto giovani. Più di 300 manifestanti, che sono stati rapidamente arrestati, giudicati e poi rilasciati dietro versamento di un'ammende accompagnata dal divieto di tornare sui luoghi del loro arresto. Le teste pensanti di questo movimento sono ben note ai servizi di polizia israeliani. Baruch Marzel, Noam Ferderman o Itamar Ben Gvir risiedono nelle colonie insediate nella città vecchia di Hébron, in Cisgiordania. Essi rappresentano uno dei due principali soggetti del movimento razzista Kach, il secondo è basato invece nelle colonie del nord della Cisgiordania. L'uno e l'altro funzionano grazie a finanziamenti raccolti soprattutto negli Stati Uniti. Ma HaBeit HaLeumi non si riduce ai soli "kahanisti" - che rivendicano l'eredità del rabbino Meir Kahane, assassinato negli Stati Uniti nel 1990: è aperto anche ad altri gruppi. "La giournata di lunedì è stata un magnifico successo" , si rallegra così Nadia Matar, a nome del movimento Nachim Be Yarok ( Donne in verde ). "E' un avvertimento per Sharon. Solo il 5% delle nostre forze si è mobilitato per ora; quando verrà il momento, potremo fare molto meglio" , avverte. Residente da poco in una colonia di Gaza, Kfar Yam, Nadia Matar denuncia "la capitolazione di fronte al terrorismo palestinese" che rappresenta, secondo lei, il piano di ritiro, e ritiene che si tratti "non solo di un colpo portato contro Israele, ma contro la civiltà giudeo-cristiana nel suo insieme".
La responsabile delle Donne in Verde assicura di non essere impressionata dal malcontento che creano, nell'opinione pubblica israeliana, le operazioni come quella del 16 maggio. "Il paese è con noi. Bloccare gli incroci è un gesto perfettamente democratico", assicura.
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