La Lunga Marcia delle Donne di Kabul
di Marina Forti

Tratto da la Nonviolenza e’ in Cammino

[Dal quotidiano "Il manifesto" del 12 maggio 2005. Marina Forti, giornalista particolarmente attenta ai temi dell'ambiente, dei diritti umani, del sud del mondo, della globalizzazione, scrive per il quotidiano "Il manifesto" sempre acuti articoli e reportages sui temi dell'ecologia globale e delle lotte delle persone e dei popoli del sud del mondo per sopravvivere e far sopravvivere il mondo e l'umanita' intera. Opere di Marina Forti: La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo, Feltrinelli, Milano 2004]

Alcune centinaia di donne hanno manifestato giorni fa nel centro della capitale afghana Kabul: chiedevano al governo di proteggerle. Nelle ultime due settimane cinque di loro sono state uccise, tre soltanto mercoledi' scorso, 4 maggio, nella provincia di Baghlan: ai corpi martoriati era stato attaccato un cartello di "ammonimento" alle donne a non lavorare in organizzazioni non governative o con enti occidentali. Le due settimane piu' letali per le donne dalla caduta del regime dei taleban nel dicembre 2001, dicevano le manifestanti: "Vogliamo che il governo persegua i responsabili di questi omicidi", ha detto Orzala Ashraf, una giovane donna che lavora con Hawca, associazione afghana per l'assistenza umanitaria alle donne e i bambini, uno dei 26 gruppi di donne che hanno partecipato alla protesta (la notizia e' riferita dall'agenzia di notizie delle Nazioni unite "Irin news"). Il "nuovo" Afghanistan, con una costituzione che riconosce almeno i diritti fondamentali delle donne, resta un miraggio lontano. Lo ha constatato una delegazione di deputate del parlamento italiano, tornate da una visita in Afghanistan: quattro giorni pieni di incontri che, dicono, hanno lasciato anche la sensazione che nonostante tutte le difficolta' "c'e' una grande energia, in gran parte proprio delle donne, per cercare di cambiare la societa' in cui vivono", commenta Luana Zanella (Verdi). Le deputate, che ieri hanno tenuto una conferenza stampa a Roma, rappresentano tutto l'arco parlamentare, maggioranza e opposizione. Hanno incontrato le candidate al parlamento afghano - le elezioni legislative sono previste per settembre (nonostante sul terreno la situazione sia ancora di conflitto), e la costituzione stabilisce una presenza obbligatoria di almeno due rappresentanti per ciascuna delle 34 province. Hanno visitato la nuova radio al femminile "Voice of the afghan women" ("Hanno macchinari rudimentali, chiedono sostegno e cooperazione", sottolinea Elena Montecchi, Ds). Hanno incontrato la ministra per gli affari femminili Massouda Jalal e la capo della Commissione indipendente per i diritti umani Sima Samar, oltre al presidente Karzai e il re. Hanno visitato scuole, in parte sostenute da fondi (ventimila euro) della Camera dei deputati italiana ("Sono due scuole di Kabul, frequentate da diecimila bambine", fa notare la questore della Camera Paola Manzini: "Continueremo a sostenere progetti mirati, perche' le promesse abbiano un seguito concreto"). Tutte ne hanno ricavato la convinzione che istruzione e salute siano i due aspetti della ricostruzione che incideranno di piu' sulle donne – basti pensare alla mortalita' per parto, al 16 per mille nelle citta' di Kabul, Herat o Kandahar e assai piu' alta nelle province. O che tutt'oggi appena il 20% delle bambine (e il 45% dei bambini) va a scuola. Certo, anche l'accesso alla giustizia: il consiglio di villaggio che condanna alla lapidazione la donna considerata adultera e' illegale, secondo la legge afghana. Ma nel paese profondo la legge dei clan resta piu' forte di qualunque diritto. "Noi in fondo abbiamo interagito con la piccola elite delle donne piu' istruite e attive, spesso le donne della diaspora che avevano potuto studiare e fare attivita' pubblica all'estero durante la guerra e il regime dei taleban. Ma e' lo strato piu' alto della societa': la maggioranza non ha accesso ai diritti fondamentali, la societa' afghana resta tribale, un patriarcato feroce", fa notare Elettra Deiana (Prc). Le candidate: "Alcune vengono da quello strato piu' moderno, altre invece dalle province profonde e hanno una netta percezione della realta': come quando si sentono dire 'la parita' va bene ma nel rispetto del Corano'. Loro sanno che devono fare i conti con questo, mediare con capitribu' e mullah". Il "gruppo di contatto" delle deputate, formato gia' durante la guerra afghana nell'autunno del 2001, invitera' una delegazione di elette del nuovo parlamento afghano: per mantenere un ponte. Usano la parola "ricostruzione": al di la' della retorica della democrazia "esportata", dicono, "non dimentichiamo le donne, i bambini, le persone: quando bambine istruite avranno a che fare con maschi anche loro istruiti, e con uno stato, riusciranno a togliersi il burqa", il mantello che copre le donne, dice Elena Montecchi. "Le donne hanno deciso di usare ogni occasione per occupare spazi nella societa', che sia la presenza occidentale con il minimo di sicurezza che offre, le elezioni, le quote in parlamento, la radio", dice Zanella: "e noi vogliamo sostenerle".

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