Tra Nord e Sud
di Ali Rashid

Tratto da La Nonviolenza e in Cammino

[Dal quotidiano "Il manifesto" del 28 luglio 2005. Ali Rashid (per contatti: alirashid@tin.it) e' il primo segretario della delegazione palestinese in Italia. Fine intellettuale di profonda cultura, conoscitore minuzioso degli aspetti storici, politici, economici e culturali della situazione nell'area mediorientale, esperto di questioni internazionali, ed anche acuto osservatore della vita italiana. E' figura di grande autorevolezza per rigore intellettuale e morale, ed e' una delle piu' qualificate voci della grande tradizione culturale laica palestinese. Suoi scritti appaiono sovente nel nostro paese sui principali quotidiani democratici e sulle maggiori riviste di cultura e politica]

Non e' stato mai facile o lineare il rapporto tra l'occidente colonialista e postcolonialista con un vasto mondo visto come terra di conquista o zona di interessi vitali, serbatoio di materie prime, mano d'opera a basso costo, avamposto per un dominio militare ed economico. Una visione che si era consolidata ancora di piu' durante la guerra fredda, esportando la' le guerre reali tra est e ovest. La meta' del secolo scorso ha visto il mondo arabo, l'Africa, l'America del sud, pullulare di movimenti rivoluzionari che avevano l'ambizioni di cambiare il mondo nel solco della giustizia e della convivenza pacifica tra i popoli; era una stagione entusiasmante che fu sconfitta per un difetto di autonomia e per la spietata repressione effettuata da regimi dittatoriale, nella loro maggioranza amici dell'occidente. L'occidente democratico, anche dopo le grande conquiste sul piano della
democrazia e dei diritti politici e sociali per i propri cittadini,
continuava a rapportarsi con il non-occidente, come nel passato, in termine di rapporti economici e di dominio. Per molti anni i regimi dittatoriali e i movimenti reazionari di matrice religiosa islamica erano i suoi interlocutori privilegiati. Il fondamentalismo islamico militare e' piu' figlio della devastazione culturale prodotta dalle mire neocolonialiste di ieri e delle mire egemoniche e di rinnovato dominio americane di oggi, che non una naturale evoluzione dell'Islam. E se dovesse continuare l'ascesa dei neoconservatori in America e dei loro corrispettivi europei rischiamo di trovarci di fronte a un'Americastan e un'Europastan che detengono la maggiore parte degli armi di distruzione di massa.
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Oggi ci dicono che la guerra e' contro l'Occidente in quanto tale e contro il suo modello di vita, anche se Bin Laden ha fatto la sua fortuna con questo Occidente e grazie al suo modello e alle sue politiche. Dal "Corriere della sera" ci rammentano ogni giorno che l'occidente e' in guerra e deve comportarsi di conseguenza, dando cosi' sfogo al peggio che anima un certo occidente in declino; l'altra faccia della barbarie che esprime Bin Laden. E' in corso una campagna di disinformazione e di incitamento all'odio che mette a repentaglio le radici dello stato di diritto e la parte nobile della cultura occidentale, una campagna che ferisce e crea inaspettati nemici... In questa guerra tra barbarie, le civilta', tutte le civilta', si trovano scacciate: la stragrande maggioranza dei popoli, delle donne e degli uomini d'occidente e d'oriente che hanno rifiutato e rifiutano la guerra e il terrorismo, sono chiamati oggi in prima persona a trovare le forme organizzative per far pesare la loro volonta' su una politica ufficiale che dimostra ogni giorno la sua incapacita' intrinseca a svolgere il suo compito naturale, a dare rappresentanza al desiderio genuino di pace che anima la gente, tutta la gente. E' una "banalita'" che diventa sempre piu' difficile spiegare. Il governo statunitense da' segni quotidiani del fallimento della sua guerra. Ha intimato ai suoi alleati di fare in fretta a scrivere la nuova costituzione con la partecipazione di chi e' stato bollato, a torto o a ragione, di terrorismo fino a oggi, e temo che questo dialogo si avvarra', un domani, della partecipare anche di qualche rappresentate di Bin Laden. Se un giorno (come ci viene puntalmente promesso) l'esercito Usa lascera' Baghdad, vedremo insieme quanta democrazia e liberta' hanno portato i liberatori e i detentori della civilta' occidentale.