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Limperialismo monetario americano
di Michael Hudson
Non è difficile trovare degli esempi di sfruttamento coercitivo nell'economia globale odierna. Il Fondo Monetario Internazionale impone l'austerità alle economie debitrici, restringendone gli investimenti e la produzione. Ciò causa disoccupazione e crisi fiscali interne, mentre le rende ancora più dipendenti dai fornitori esteri. Ne consegue un allargamento del deficit commerciale, finanziato da ulteriori prestiti i cui interessi aggravano il deficit complessivo dei pagamenti in una spirale di deterioramento.
La Banca Mondiale esige che i paesi debitori raccolgano i soldi privatizzando la proprietà pubblica, a dispetto della notoria sottostimazione dei beni, degli esorbitanti onorari di sottoscrizione, dell'insider dealing [capacità di approfittare a fini speculativi di informazioni non ancora divenute pubbliche] e della caduta post-privatizzazione degli standard dei servizi. Il WTO (World Trade Organization , Organizzazione Mondiale del Commercio) impedisce ai governi di tassare i profitti e le rendite generati dai beni privatizzati. Il suo programma neo-liberista è diretto a trasferire il controllo del mercato alle corporazioni multinazionali, mentre promuove una legislazione fiscale che permette alle compagnie di dedurre dai profitti sottoposti alla tassazione tutti gli oneri dovuti a interessi e assicurazioni, il compenso dovuto al management. Ciò esaurisce le risorse fiscali dei governi, costringedoli a indebitarsi ulteriormente nella misura in cui riducono drasticamente i servizi pubblici.
I paesi debitori soffrono così di una proliferante polluzione dei debiti, dell'accumulazione di debiti superiore alla loro capacità di pagare, così come soffrono di insufficienti spese per lambiente essendo state tagliate a causa delle difficili condizioni economiche. Il programma di austerità impedisce ai governi dalleffettuare gli investimenti sociali per evitare i costi a lungo termine necessari per ripare un sistema sociale danneggiato, impedisce di liberarsi dai debiti e impedisce di liberarsi dai costi fisici risultanti dall'ospitare le industrie più distruttive dell'ambiente al mondo.
Loffensiva del Washington Consensus [lidentità di vedute tra Fmi, Banca Mondiale e Tesoro degli Stati Uniti circa le ricette più efficaci da applicare nei paesi in via di sviluppo, ovvero austerità nel bilancio pubblico, privatizzazione e liberalizzazione] rafforzata dal Fmi, dalla Banca Mondiale e dal Wto è diretta smantellare il potere fiscale e di regolazione dei governi in tutto il mondo. Non solo ai governi dei paesi debitori viene impedito di essere in deficit, cosa che invece gli Stati Uniti fanno liberamente in risposta alla propria disoccupazione, ma anche la Banca Centrale Europea (Bce) blocca i governi dei paesi membri dal superare il 3% di deficit, a dispetto della disoccupazione continentale e del surplus della bilancia dei pagamenti.
Queste nazioni con un surplus della bilancia dei pagamenti si trovano ad essere incapaci di far fronte all'afflusso di dollari che proviene dal deficit commerciale americano, a cui ora si aggiunge un deficit di origine militare che minaccia di intensificarsi nella misura in cui si espande lavventurismo nel Medio Oriente. In cambio di questi dollari in eccesso Europa e Asia forniscono esportazioni e vendono le loro compagnie e altri beni. Ma cosa ottengono in cambio?
Un doppio standard è implicito nelle regole economiche mondiali da quando il dollaro ha perso la convertibilità in oro nel 1971, quando il deficit commerciale statunitense era l'equivalente di più della metà delle riserve auree statunitensi. Ma oggi non c'è la convertibilità in oro e quindi nessuna costrizione significativa alle spese interne o estere degli Usa. Gli Usa non sono stati soggetti a nessuno dei dolorosi obblighi fiscali che le altre nazioni si sono sentite obbligate a seguire. Ciò che rende questa asimmetria ironica è di essere stata resa possibile da unapparente disfatta finanziaria degli Stati Uniti. Una volta che l'America ha smesso di pagare in oro, non c'era più molto che le altre banche centrali potessero chiedere quando si sono trovate inondate dai dollari ottenuti dal settore delle esportazioni private e dalla vendita di titoli in eccesso rispetto ai loro bisogni.
LAmerica non cederebbe mai il controllo dei suoi settori strategici ai possessori stranieri di questi dollari, nonostante le nazioni estere avessero privatizzato i principali settori di pubblica utilità e le infrastrutture. Nel 1973 , i diplomatici statunitensi hanno reso chiaro che se le nazioni dell'OPEC avessero provato ad usare i loro dollari per comprare le grandi imprese questo sarebbe stato considerato un atto di guerra. Alle nazioni islamiche è stato detto che avrebbero potuto guadagnare gli interessi lasciando i loro soldi nelle banche americane, o comprare i Buoni del Tesoro statunitense, oppure considerando le loro restrizioni religiose contro l'usura avrebbero potuto acquistare quote di minoranza delle azioni delle imprese statunitensi, un'attività che avrebbe spinto in alto il mercato azionario, aiutando così a creare il boom degli Stati Uniti, ma essi non avrebbero potuto comprare azioni sufficienti per controllare queste imprese. Essi avrebbero potuto comprare beni immobili, sullo stile giapponese, aiutando a inflazionare il mercato immobiliare statunitense. Ma in un modo o nell'altro, l'OPEC e gli altri possessori di dollari avrebbero dovuto mantenere le loro entrate in dollari nella forma di dollari. Non c'era alternativa, politicamente e, difatti, militarmente parlando.
Tanto basti per il guanto della retorica del libero mercato in cui era avvolto questo pugno di ferro! Adesso che l'oro era stato demonetizzato, tutto ciò che le banche centrali potevano fare con i loro dollari in eccesso era di rispedirli indietro al governo statunitense comprando i Buoni del Tesoro. Se non lo avessero fatto, le loro monete si sarebbero rivalutate rispetto al dollaro, minacciando di spingere fuori dal mercato estero gli esportatori alimentari e manifatturieri.
Ciò che potrebbe causare una frattura tra gli Stati Uniti e i detentori esteri di dollari è una sollecitazione non-economica: la guerra americana in Iraq e la sua minaccia di attacchi preventivi (cioè non provocati) a Iran, Corea del Nord, Siria e Nord-Africa. Nel 1960 le spese miliari nel Vietnam spinsero la bilancia dei pagamenti americana in deficit, prosciugando la riserva di oro che era stata la loro fonte di potere internazionale dalla Prima Guerra Mondiale. Allepoca perlomeno il settore privato era in pareggio. Ma oggi è profondamente in deficit, mentre le spese militari stanno spaventando il mondo non solo per la svalutazione finanziaria del già deteriorato valore del dollaro, ma anche per lavventurismo politico che sta alimentando le proteste contro la guerra in tutto il mondo. Le altre nazioni temono adesso laggressività militare dellAmerica così come il suo incontrollato unilateralismo finanziario. Sebbene la guerra allIraq è stato soltanto il più recente episodio della crescita americana a ruota libera del deficit commerciale e dei pagamenti americani, le proteste contro la guerra hanno dato al problema una connotazione fortemente politica.
Il mondo ricorda ancora come fu la guerra del Vietnam a spingere l'America ad uscire dal gold standard, come il deficit della bilancia dei pagamenti durante gli anni Sessanta provenisse interamente dalle spese militari all'estero. A partire dal 1971 i dollari posseduti dagli stranieri non furono più convertibili in oro, e il dollaro cessò di essere un sostituto dell'oro. Nel momento in cui il deficit statunitense dei pagamenti si spostò al settore privato, esso si epresse nella forma della domanda di prodotti esteri. Questo fu ben accetto alle nazioni estere in quanto almeno aiutava a stimolare l'occupazione interna. Ma il nuovo avventurismo militare non ha benefici visibili per l'Europa, l'Asia e le altre nazioni. Esso ha dato allo standard dei Buoni del Tesoro laspetto di una minaccia politica e militare, oltre allessere semplicemente una forma di sfruttamento economico.
Avendo la crisi impiegato oltre tre decenni per raggiungere l'odierno punto critico, il carattere multilaterale della finanza internazionale sta adesso iniziando a sgretolarsi perché le altre nazioni stanno cominciando a rendersi conto che il Dollar Standard ha permesso agli Stati Uniti di ottenere la più grande scorpacciata gratis della storia. Mentre il sistema finanziario mondiale precedentemente si basava sull'oro, le riserve delle banche centrali adesso sono tenute nella forma di Buoni del Tesoro statunitense accumulati senza limiti. L'America sta comprando le esportazioni e anche le compagnie europee, asiatiche e di altre regioni con titoli il cui volume eccede adesso la possibilità statunitense di pagare, e che gli Stati Uniti hanno chiarito di non aver nessuna intenzione di rimborsare. Questa è lessenza dellodierno oro di carta
Lallargamento del deficit della bilancia dei pagamenti statunitense e la conseguente caduta del dollaro pongono la questione se esiste una qualsiasi costrizione effettiva o che possa essere imposta alla capacità degli Stati Uniti di spendere quanto vogliono. Il problema è che si stanno pagando i beni e i servizi non statunitensi in cambio di Buoni del Tesoro che stanno rapidamente perdendo la finzione che possano mai essere rimborsati.
Questo è il campo in cui entra in gioco liniquo doppio standard. Se non ci si può aspettare che le nazioni latino-americane e africane e adesso, lIraq paghino i loro debiti che crescono in maniera esponenziale, per cui chiedono la cancellazione del debito, possono gli Stati Uniti essere lasciati indietro? E se il debito statunitense è cancellato, cosa avranno in cambio Europa e Asia Orientale per aver fornito un torrente di automobili e altre manifatture, e anche la vendita delle loro imprese, in cambio di dollari? Gli Stati Uniti da parte loro hanno ottenuto tutto gratis, nonostamte gli economisti dicano che non si ottiene nulla in cambio di nulla.
Cosa rende differente lodierno super-imperialismo dal passato imperialismo delle imprese private
Una nuova forma di sfruttamento internazionale è stata creata. Come Henry C. K. Liu ha notato recentemente in Asia Times: Legemonia del dollaro è una condizione strutturale della finanza mondiale e del commercio in cui gli Stati Uniti producono dollari e il resto del mondo produce cose che il dollaro può comprare. Primariamente di carattere finanziario, questa nuova forma di imperialismo ha rovesciato la classica forma di imperialismo. A differenza delle precedenti forme di imperialismo, esso è una strategia che ununica potenza, gli Stati Uniti, sono stati capaci di impiegare. Nuovo è anche il fatto che lo standard dei Buoni del Tesoro statunitensi non si affida ai profitti delle imprese o alliniziative delle imprese private che investono nelle altre nazioni per estrarre profitti e interessi. Esso opera primariamente attraverso la bilancia dei pagamenti e con gli accordi tra le banche centrali, le quali in ultima istanza sono funzioni del governo. Esso ha luogo tra il governo statunitense e le banche centrali che gestiscono i surpluses della bilancia dei pagamenti. Più ampi diventano i loro surpluses, maggiori sono i titoli del Tesoro statunitense che sono obbligati a comprare.
Recentemente ho aggiornato e ripubblicato un libro che scrissi nel 1972 quando questo processo stava per avere inizio: Super Imperialism: The Origins and Fundamentals of U.S. World Dominance. La nuova edizione è stata pubblicata da Pluto Press questanno. Essa fornisce la spiegazione completa, il che non posso fare qui, del modo in cui lAmerica uscì dal gold standard nel 1971, obbligando le banche centrali del mondo a finanziare il deficit della bilancia dei pagamenti statunitense usando il loro surplus di dollari per comprare i Buoni del Tesoro statunitense. Ciò spiega perché cè poco che lEuropa o lAsia possano fare per porre rimedio alla situazione eccetto respingere i dollari. Il problema è che ciò porterebbe alla rivalutazione delle loro monete, danneggiando i propri esportatori nel mercato mondiale.
Loro è stata la fonte del potere finanziario dellAmerica fin dalla Prima Guerra Mondiale, quando la vendita di armi e lesportazione del materiale annesso trasformarono gli Stati Uniti da nazione debitrice a nazione creditrice. Dal 1917 fino 1950 gli Stati Uniti hanno usato la loro posizione di paese creditore per dominare la diplomazia internazionale. Il Prestito Britannico del 1944 fu concesso a condizione che lImpero Britannico e lArea della Sterlina dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fossero abbandonati e resi virtualmente unestensione delleconomia statunitense. Un analogo potere creditizio è stato usato contro i debitori del terzo mondo a partire dagli anni Cinquanta, una volta esaurite le riserve dello scambio estero accumulate durante la Seconda Guerra Mondiale come risultato della fornitura di materie prime agli Alleati, non trovavando molti consumatori o beni di investimento da importare.
Quando gli Stati Uniti furono costretti ad abbandonare il gold standard sembrava che unepoca fosse conclusa. La maggior parte degli osservatori presupponevano che le nazioni creditrici avrebbero condotto le danze. Unepoca era terminata, nel senso che gli Stati Uniti stavano diventando il più grande debitore mondiale. Ma ciò che sostituì il loro potere creditizio fu un nuovo potere debitorio, basato sul potere americano di demolire il sistema finanziario mondiale se le altre nazioni avessero affermato i loro interessi credizi alle spese della richiesta statunitense di diventare un noncurante debitore.
Passato imperialismo classico Egemonia del dollaro sotto lo Standard dei Buoni del Tesoro
Opportunità globali simmetriche
Basate su scambi commerciali e investimenti, integrati da prestiti internazionali.
Basato sul potere creditizio mondiale
Un surplus nazional-imperiale fornisce le risorse per sostenere gli investimenti di capitale allestero. La maggiore competizione è per i mercati di esportazione.
Tutte le nazioni possono diventare imperialiste,
seguendo un modello comune. Leffetto è uno scarso sviluppo della dipendenza
Sfrutta il lavoro a basso costo nelle nazioni meno sviluppate.
Lo sfruttamento è misurato dal differenziale dei salari.
Potere imperiale basato sulle cannoniere Geopoliticamente asimmetrico, e quindi instabile.
Basato sulla fornitura di dollari alle riserve delle banche centrali attraverso lo standard dei Buoni del Tesoro statunitense
Basato su di un esclusivo potere debitorio dellAmerica.
Leconomia statunitense da corso ad un crescente deficit commerciale in aggiunta ad un deficit militare e di capitali. Lobiettivo è di importare quanto più possibile senza essere obbligati a fornire un qui pro quo.
Soltanto gli Usa possono giocare la nuova partita del dollaro
Leffetto è di rendere le banche centrali estere armi del Washington Consensus di impronta monetarista.
Estrae credito e rendita forzati dallEuropa e dallAsia
Lobiettivo è di ottenere lintero prodotto in cambio di nulla
Il potere imperiale è basato potere missilistico e aereo
Il beneficio di signoraggio dellEgemonia del Dollaro
La mano libera che lAmerica ottiene dalla possibilità di gestire un deficit della bilancia dei pagamenti è stato paragonato al signoraggio di un governo stampa la carta moneta e la spende in beni e servizi. La cartamoneta statunitense è posseduta allestero in misura maggiore rispetto a quella di qualsiasi altra nazione, ma ancora di più è posseduta negli Stati Uniti stessi. Per la maggior parte consiste di biglietti da 100 dollari. La Russia ne possiede unampia porzione. Gli spacciatori mondiali di droga, gli evasori fiscali e altri criminali hanno assorbito la maggior parte del conto. Le nazioni straniere ottengono carta, mentre gli Americani ottengono beni e servizi.
Ma la maggior parte dei benefici del credito del dollaro statunitense sono provenuti dalle banche centrali che ricevono assegni bancari denominati in dollari. Soprattutto ciò che il loro settore privato spende per comprare le esportazioni statunitensi, pagare interessi e dividendi agli investitori statunitensi o rimettere profitti alle imprese di proprietà statunitense, quasi tremila miliardi di dollari sono stati accumulati nelle banche centrali mondiali che non hanno nessuna utilità per il settore privato, e che quindi sono stati rimandati indietro in cambio della propria moneta.
Le banche centrali si ritrovano con lequivalente dei biglietti da 100 dollari accumulati dai russi. Ma almeno le banche centrali riescono ad ottenere gli interessi, in quanto rimandano questi dollari agli Stati Uniti per i comprarne i Buoni del Tesoro. Ciò è alla base della crescita delle loro riserve internazionali.
Europa, Cina e Giappone sono state le principali regioni ad accumulare queste riserve. Esse finalmente hanno cominciato a chiedersi delluso pratico di queste riserve, e quanto valore questi titoli in dollari hanno dal momento che sono diventati crescentemente fittizi. Arrivando al succo della questione, cosa può dare oggi il governo statunintense ai governi esteri in cambio di queste riserve monetarie? Leconomia statunitense si sta indebolendo a causa del fatto che lindustria è trattata alla stregua di uno strumento finanziario per trasformare i profitti in pagamento di interessi. La sua forza-lavoro è diventata costosa non solo per le ordinarie spese di sostentamento in beni e servizi, ma anche per il netto incremento degli interessi sui debiti, guidati dai debiti ipotecari del sempre più costoso acquisto della casa.
Sebbene la bolla finanziaria e dei beni immobiliari sia stata salutata come "creazione di ricchezza" post-industriale, essa sta rendendo l'economia americana non competitiva nel mercato mondiale e quindi incapace di ripagare il debito estero attraverso la creazione di un surplus commerciale. I lavoratori statunitensi sono costretti a pagare gli alti costi delle abitazioni e a pagare gli interessi sui prestiti necessari per stare a galla nell'economia odierna. L'agricoltura rimane il sostegno principale delle esportazioni statunitensi, ma il protezionismo agricolo nazionale ha ultimamente ricevuto le critiche dalle nazioni in deficit alimentare. È stato il punto su cui si sono bloccati i negoziati sin dalla Politica Agricola Comune che scatenò la rivalità tra Stati Uniti ed Europa 45 anni fa.
L'ironia dell'egemonia del dollaro: potere e credito illimitato attraverso la minaccia di bancarotta
L'egemonia statunitense non si basa sullo status di nazione creditrice come fu prima dalla guerra coreana, ma attraverso il suo status di nazione con un deficit nella bilancia di pagamenti. Questa apparente debolezza gli permette di dar corso ad un deficit commerciale che adesso si sta avvicinando a quasi a tremila miliardi di dollari l'anno e non mostra segni di diminuzione. Il mondo si trova di fronte ad unAmerica che da corso a questo debito senza costrizioni, importando a piacimento dall'estero e permettendo ai suoi investitori di comprare tutte le imprese estere, azioni e obbligazioni che vogliono, senza limiti.
Con "senza limiti" intendo senza dover provvedere un qui pro quo al dei là dei Buoni del Tesoro, dei quali, in prospettiva, diminuisce la possibilità che vengano ripagati nella misura in cui cresce il loro volume. Quando sempre meno analisti riescono a vedere un modo in cui queste debito ufficiali possano essere pagati, la questione diventa quale nazione riuscirà per prima ad abbandonare il dollaro, e quale sconvolgimento politico potrebbe risultare nel momento in cui le nazioni porranno un limite all'accettazione di ulteriori dollari nelle loro riserve.
Per quanto riguarda i rapporti fiscali e monetari interni degli Stati Uniti, il governo può finanziare il suo deficit di bilancio attraverso la richiesta da parte delle banche centrali di titoli del Tesoro, piuttosto che prendere in prestito dai cittadini o tassarli. Più cresce il deficit della bilancia dei pagamenti, più soldi le banche centrali devono riciclare per finanziare la crescita del deficit della bilancia dei pagamenti. Entrambi i deficit possono crescere insieme, finanziandosi l'un l'altro.
Lo standard dei Buoni del Tesoro è quindi una definizione più specifica rispetto all'egemonia del dollaro. Esso spiega come questa egemonia è conseguita. Altre nazioni che hanno un deficit di bilancio sono obbligate ad alzare i tassi di interesse. Soltanto l'America ha abbassato i tassi di interesse, perseguendo una politica fiscale e monetaria di "negligenza benevola" di fronte al suo deficit commerciale e dei pagamenti. Gli Stati Uniti soltanto possono abbassare i propri tassi di interesse per stimolare l'attività economica nazionale, anche fino al punto di stimolare una bolla del mercato azionario e dei beni immobili. Tale libertà non è concessa all'Europa, all'Asia o alle altre nazioni. Nessuna nazione finora era riuscita di farlo.
Quando le altre nazioni hanno un elevato deficit commerciale, esse sono obbligate a finanziarlo vendendo i beni nazionali, oppure indebitandosi (un debito che attualmente sono obbligate a pagare). Sembra che soltanto gli Americani siano così impudenti da poter dire "Si fotta il mondo. Noi faremo quello che ci pare!" Le altre nazioni semplicemente non possono permettersi il caos su cui è poggiata l'economia statunitense, in conseguenza del fatto che il commercio estero vi gioca un ruolo minore rispetto a quello di qualsiasi altra economia nell'odierno mondo interdipendente.
Usando la leva del debito per fissare i termini entro cui bisogna stare per non causare il caos monetario, l'America ha trasformato in forza la sua apparente debolezza finanziaria. Il debito del governo statunitense ha raggiunto una tale ampiezza che qualsiasi tentativo di metterlo in ordine comporterebbe un interregnum di caos finanziario e di instabilità politica. I diplomatici americani hanno imparato che essi sono ben posizionati per stare sopra agli altri in tale pozzo di San Patrizio.
Nessunaltra nazione può giocare la partita della finanza internazionale in questo modo. Le altre nazioni con un deficit della bilancia dei pagamenti sono obbligate a liquidare i beni pubblici e fare debiti che di fatti dovranno essere pagati. Libera da tali costrizioni, l'America continua a fornire al mondo dollari di carta o elettronici a volontà.
Il risultato è che sebbene ciò sembri a prima vista un segno di debolezza, il deficit commerciale e dei pagamenti statunitense rifornisce i suoi consumatori e le sue imprese di beni stranieri, mentre spendono militarmente all'estero e abbassano i tassi di interesse fino a causare una economia fondata su una bolla senza costrizioni internazionali. Questa capacità asimmetrica di sfruttamento è un doppio standard implicito nel dollar standard. Esso permette all'America di giocare il doppio ruolo del creditore e del debitore.
Come nazione debitrice gli Stati Uniti sfruttano l'Europa e l'Asia attraverso un deficit della bilancia dei pagamenti che adesso si sta avvicinando quasi a tremila miliardi di dollari annui. Essi pagano per le proprie importazioni e per l'acquisto di industrie estere con Buoni del Tesoro che hanno da molto tempo fatto capire attraverso i diplomatici di non aver nessuna intenzione di pagare. Alle banche centrali finiscono obbligazioni cartacee o elettroniche che hanno un 4-5% di interesse, che il Tesoro statunitense semplicemente aggiunge al novero di ciò che deve, mentre gli investitori statunitensi acquistano compagnie estere, risorse ed ex pubbliche imprese di cui ci si aspetta possano produrre attorno al 20% di entrate e guadagni in conto capitale.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti usano il tradizionale potere creditizio della moneta metallica verso le nazioni debitrici del terzo mondo. Attraverso il Fmi e la Banca Mondiale esse costringono queste nazioni a pagare il debito estero attraverso la privatizzazione delle loro risorse naturali e delle pubbliche imprese, le quali per centinaia di anni, sono state considerate patrimonio nazionale e garanzia di autodeterminazione nella politica economica e fiscale.
Il fatto che gran parte del debito estero usato come leva nei confronti dei paesi del terzo mondo possa essere ricondotto agli spostamenti di capitali e agli interessi accumulati dai prestiti alle cleptocrazie e alle clientele oligarchiche sostenute dagli Stati Uniti aggiunge unulteriore asimmetria che illustra la rimarchevole abilità dellAmerica di ottenere il meglio di entrambi i sistemi applicando questa duplice strategia internazionale. Essa compra qualsiasi importazione o impresa estera desideri, con una linea di credito che sembra non aver fine, mentre usa la sua capacità di creare credito bancario (in dollari) a volontà come leva finanziaria rispetto ai governi delle nazioni indebitate. Lalternativa è di patire lo stesso destino che hanno sofferto Cuba, Iraq e gli altri esiliati dal Washington Consensus.
Fattore di crescita globale o sfruttamento finanziario?
I diplomatici americani rappresentano le spese estere americane come uno "fattore di crescita" che immette dollari nell'economia mondiale fornendo una fonte di domanda di mercato che salva le altre nazioni dalla disoccupazione e dalla recessione. La logica è che il lavoro estero non sarebbe impiegato senza la domanda del consumatore americano, come se Europa e Asia non potessero rimpiazzare le importazioni statunitensi con la crescita del proprio mercato.
Se ciò fosse vero, sarebbe un atto di accusa contro il sistema bancario centrale europeo, che rifletterebbe la misura in cui la Bce e le banche centrali del mondo sono diventate parte del monetarista "Washington Consensus" (una forma di strangolamento finanziario al di fuori degli Stati Uniti, mentre il sistema bancario statunitense crea liberamente credito e taglia le tasse e le banche centrali estere finanziano il risultante deficit di bilancio).
Un altro eufemismo è che l'economia statunitense sta andando così bene da "attrarre" denaro, il quale fornisce la risorse per comprare più di quanto vende all'estero. Il sotteso filo logico capovolge la realtà di quanto sta accadendo. Nelle attuali condizioni geopolitiche questi dollari non possono andare da nessuna parte eccetto che tornare indietro all'economia statunitense, la quale immette nel mondo dollari sapendo che come un boomerang le banche centrali dovranno restituirli.
Non è necessario far nulla per riattirare questi dollari. Basta solo prevenire l'euro e la sterlina, lo yen e lo yuan dall'usarli per espandere il mercato nazionale e finanziare dei programmi di impronta socialdemocratica, creando dei titoli che le altre nazioni possano tenere in alternativa al debito del Tesoro statunitense. Per non dire che la descrizione del dollaro come "fattore di crescita" mondiale è un eufemismo per l'egemonia del dollaro e che il libero corso americano sta perdendo il contatto con la realtà rovesciando i rapporti causali.
La questione che bisogna porsi è come il resto del mondo giunge a essere dipendente dal deficit commerciale e dei pagamenti statunitense al fine di ottenere sufficiente denaro da spendere all'interno della propria nazione. Il denaro storicamente è stato una creazione del governo. Esso è anche unattestazione di debito (oggi, un debito dovuto principalmente dal governo statunitense). In che modo la creazione delle riserve monetarie internazionali sfugge dalle mani di tutti i governi eccetto quello degli Stati Uniti?
Parte della risposta sta nell'imposizione del Washington Consensus da parte del Fmi e della Banca Mondiale. Quando ai consulenti americani fu data mano libera nella metà degli anni Novanta, essi insistettero che la banca centrale tenesse i dollari statunitensi come contropartita alla creazione di rubli per pagare i propri lavoratori. Le banche centrali notoriamente pagavano il 100% di interessi per questi dollari, dollari che avevano poco a che fare con il credito del rublo creato per pagare i lavoratori, ma molto invece a che fare con la creazione di ampi profitti per i ben addentrati investitori e speculatori statunintensi. Il problema è ideologico, non necessariamente economico.
In tutte questi problemi la risposta più sicura proviene dal seguire il denaro. Come si dice abbia osservato Willy Sutton, egli rapinava le banche perché lì era il denaro. Gli imperi seguono la stessa strategia. Un secolo fa John Hobson osservava che le nazioni imperiali investono maggiormente l'una nell'altra. Sono esse che hanno denaro e mercati, dopo tutto, e i cui beni immobiliari, mercati azionari e obbligazionari offrono le migliori opportunità per i guadagni sulle variazioni dei titoli. Il problema non è tanto che il ricco sfrutta il povero quanto le nazioni ricche sfruttano le altre nazioni ricche. Questa è stata la chiave della costruzione degli imperi durante la storia.
Non era il lavoro che l'America voleva quando ha spedito i suoi consulenti in Russia. I suoi investitori volevano le materie prime della nazione, il suo petrolio e il suo gas, i suoi minerali, e specialmente i suoi territori, in quanto le risorse terrene e del sottosuolo sono ancora i beni principali di ogni economia. Ecco perché sono il principale obiettivo dell'imperialismo, in quanto producono rendita e guadagni in conto capitale la cui grandezza eccede i profitti guadagnati nell'impiegare il lavoro salariato.
La guerra per il petrolio è relativa al Dollar Standard?
La guerra contro l'Iraq del 2003 ha suscitato delle ipotesi secondo cui essa sia stata combattuta perché lOpec continuasse a far pagare in dollari il petrolio. Il problema di questa teoria è che i quando i dollari dell'Opec o i Buoni del Tesoro statunitense sono venduti in cambio di titoli denominati in euro, yen o yuan, questi titoli in dollari sono trasferiti rispettivamente alle banche centrali di Europa, Giappone e Cina. Queste banche centrali si trovano obbligate a fare ciò che hanno fatto finore per prevenire le proprie monete dal rivalutarsi rispetto al dollaro: esse riciclano le entrate in dollari nei Buoni del Tesoro statunintense. Se esse ricevono delle entrate nella bilancia dei pagamenti come risultato di acquisti Opec, le riserve complessive di Buoni del Tesoro statunitensi da parte delle banche centrali non diminuiranno, ma passeranno semplicemente dalle banche centrali dei paesi Opec a quelle dell'Europa e dell'Asia orientale. L'Opec si sarà liberato dal proprio problema con il dollaro passandolo ad altri, come la proverbiale patata bollente.
Ciò vuol dire che le questioni relative alla minaccia dell'euro al dollaro sono state esagerate. Se le nazioni esportatrici di petrolio trasferissero le loro riserve internazionali dal dollaro all'euro, lo farebbero attraverso la vendita dei Buoni del Tesoro statunitense e comprando le obbligazioni statali o altri titoli delle nazioni europee. Ciò spingerebbe in alto il tasso di cambio dell'euro rispetto al dollaro, mettendo l'Europa di fronte allo stesso dilemma a cui si è trovata da quando il dollaro è stato svincolato dall'oro nel 1971. Se esse smettono di riciclare il surplus di dollari", cioè, il suo surplus commerciale e dei pagamenti" riprestandoli al Tesoro statunitense, la moneta salirà, danneggiando gli esportatori. Questo è il dilemma spiegato dettagliatamente nei due capitoli finali di Super Imperialism.
L'effetto del passaggio dal dollaro all'euro da parte dell'Opec molto probabilmente sarebbe che lEuropa esporterebbe più beni direttamente negli Stati Uniti o in altre nazioni che usano il dollaro, oppure venderebbe ulteriori imprese, azioni e obbligazioni agli investitori statunitensi. Da quando leuro sale rispetto al dollaro, gli esportatori europei si stanno già lamentando che i prezzi dei prodotti denominati nella propria moneta stanno diventando non competitivi nel mercato mondiale. Per prevenire questa evenienza, le nazioni europee che ricevono afflussi di dollari dalle banche centrali dalle nazioni Opec sono già sotto pressione per mantenere basso il tasso di cambio dell'euro usando queste entrate in dollari per comprare ulteriori Buoni del Tesoro statunitensi.
La guerra per il petrolio del 2003 quindi non è parte di una rivalità monetaria tra dollaro ed euro, perché Europa ed Asia orientale restano le nazioni che in ultima istanza assorbono il surplus mondiale di dollari. Non è sorta ancora nessuna opposizione all'egemonia statunitense del dollaro, come avrebbe detto la signora Thatcher, non c'è alternativa.
Ma ciò non significa che non ve ne sia una in gestazione. Nella misura in cui gli Stati Uniti giocano entrambi i ruoli di debitore e creditore, Europa, Asia, America Latina e Africa (e anche il Canada) si trovano obbligati per proteggersi a creare un sistema mondiale più giusto dei pagamenti e dei debiti.
Passi verso uno contro-strategia
Una risposta allettante potrebbe essere il ripristino del vecchio sistema dei due tassi di cambio, uno per il commercio e un altro per i movimenti finanziari. Ciò dovebbe essere fatto in modo da non lasciare agli speculatori possibilità di arbitraggio tra i due tassi vendendo le deleghe e accoppiando ordini di vendita e di acquisto. Un tale compito implicherebbe una complessa regolazione che correrebbe il rischio di essere futile.
Un opzione più semplice sarebbe di fare quanto fecero degli Stati Uniti nel 1922 quando furono minacciati dalle importazioni a basso costo dalla Germania, nel momento in cui il tasso di cambio del marco crollò sotto il peso del pagamento delle riparazioni. Il Congresso ripristinò la tariffa dellAmerican Selling Price (ASP, prezzo di vendita americano) del 1909 contro le nazioni con la moneta svalutata. Questo impedì alla Germania e ad altre nazioni di ottenere un vantaggio nei prezzi risultante dalla svalutazione o da una maggiore efficienza. Europa e Asia potrebbero imporre una tale tariffa di ritorsione e usare il ricavato o altre entrate in dollari per sovvenzionare le sue esportazioni nei mercati in competizione con le esportazioni statunitensi per compensare il vantaggio competitivo derivante dalla svalutazione del dollaro.
Ancora più importante, le nazioni estere dovrebbero realizzare che non hanno bisogno dei dollari al fine di espandere il mercato interno. Il loro Tesoro può creare il proprio denaro basato sui propri bisogni economici piuttosto che lasciar diventare le riserve delle proprie banche centrali un derivato del deficit dei pagamenti statunitensi.
Finora i diplomatici statunitensi hanno usato il conflitto tra le culture politiche a proprio vantaggio. Sembra che soltanto gli Stati Uniti agiscano secondo gli interessi nazionali, mentre Europa, Asia e terzo mondo acconsentono al Washington Consensus come se fossero delle clientele oligarchiche. Soltanto respingendolo queste nazioni possono creare una sistemazione più equa tra dollaro, euro, yen e yuan. E soltanto dando corso ad un deficit della bilancia dei pagamenti Europa e Asia possono seguire la strada statunitense fornendo un strumento alle altre nazioni per conservare le loro riserve monetarie internazionali. Ciò richiede l'abbandono della dipendenza mondiale dal Washington Consensus e la relativa imposizione di austerità al di fuori degli Stati Uniti.
* Michael Hudson è Distinguished Research Professor of Economics alla University of Missouri di Kansas City (UMKC). Questanno una nuova edizione di Super Imperialism: The Origins and Fundamentals of World Dominance è stata pubblicata da Pluto Press, la quale ha pubblicato anche il suo Trade, Development and Foreign Debt: A History of Theories of Convergence and Polarization in the International Economy (2 vol., 1992). Il prof. Hudson è stato consulente economico dellUNITAR (United Nations Institute for Training and Research, Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca) e del governo degli Stati Uniti, Canada, Messico e altri governi governi esteri, così come di numerose imprese internazionali e investitori. Dal 1995 è stato presidente dell Institute for the Study of Long-term Economic Trends (ISLET, Istituto per lo studio delle tendenze economiche di lungo termine).
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