Ipotesi sulla Guerra
di Carlos Fuentes


E se il governo di Ronald Reagan non avesse armato Saddam Hussein per rafforzare l'Iraq contro gli ayatollah iraniani, visti in quel momento come i nemici mortali degli Stati Uniti nella regione?
E se il governo di George Bush padre non avesse armato Osama bin Laden e i Taleban per lottare in Afghanistan contro la presenza del nemico sovie-tico?
E se i successivi governi degli Stati Uniti avessero dato un ultimatum al governo di Israele perche' restituisse i territori occupati, cessasse la politica degli insediamenti nei territori palestinesi e obbe-disse alle risoluzioni 194 e 242 del Consiglio di sicurezza dell'Onu?
E se gli Stati Uniti avessero difeso dal primo momento il diritto del popolo palestinese ad avere un proprio Stato?
E se uno Stato palestinese normale, con frontiere sicure e autorita' debitamente elette, si fosse convertito nella migliore garanzia per la pace e sicurezza per lo Stato di Israele?
E se le agenzie di sicurezza nodramericane - Fbi e Cia - avessero dato peso alle informazioni e ai tem-pestivi avvertimenti dei loro stessi funzionari minori per evitare la tragedia dell'11 settembre?
E se gli Stati Uniti non avessero sviato l'attenzione mondiale dalla lotta contro il terrorismo, sacri-ficando l'universale simpatia provocata dal brutale attacco dell'11 settembre, per centrarla nei prepa-rativi di guerra contro l'Iraq?
E se non esistesse alcuna prova della connessione fra al Qaeda e Baghdad?
E se il vero rifugio di al Qaeda fosse in Pakistan, intoccabile grazie alla sua alleanza opportunistica con Washington?
E se non si trovassero prove in Iraq di altre armi rispetto a quelle a suo tempo consegnate dai governi degli Stati Uniti a Saddam Hussein e di cui
Donald Rumsfeld possiede la muniziosa contabi-lita'?
E se gli Stati Uniti si spazientissero con i piani imposti dalle ispezioni di armamenti in Iraq e iniziassero la guerra contro Saddam, con o senza una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu?
E se il Consiglio di sicurezza avallasse l'attacco contro l'Iraq e rinunciasse a ogni futura autorita' di fronte all'egemonia unipolare degli Stati Uniti?
E se l'opinione pubblica occidentale contraria con maggioranze fino all'80% all'avventura irachena di Bush, si rivoltasse contro i suoi stessi governi che seguono docilmente la politica bellica di Washing-ton?
E se lo "scontro di civilta'" popolarizzato da Huntington si spostasse dall'opposizione Occiden-te-Islam all'opposizione Occidente europeo-Occi-dente nordamericano?
E se le armi degli Stati Uniti scatenassero la guerra totale contro l'Iraq e sconfiggessero Saddam dal cielo?
Ma, e se la resistenza irachena obbligasse i nord-americani a battersi nelle strade di Baghdad, casa per casa, con perdite crescenti fra i soldati degli Stati Uniti?
E se l'opinione pubblica degli Stati Uniti, come accadde nel caso del Vietnam, togliesse la sua fiducia al presidente Bush nel caso che l'Iraq divenisse un nuovo marasma militare?
E se nessuno potesse governare un Iraq diviso caoticamente fra sciiti, sunniti e kurdi?
E se il popolo iracheno non tollerasse una occupazione sine die e un proconsolato del tipo di quello esercitato dal generale MacArthur nel Giap-pone vinto?
Come risponderebbe la Turchia, paese alleato della Nato, all'improvvisa esplosione del problema kurdo alle sue frontiere con l'Iraq?
Come risponderebbero i governi della periferia islamica, dall'Algeria fino all'Egitto e dalla Siria fino all'Arabia Saudita, all'insediamento di un'oc-cupazione militare in Mesopotamia?
E come risponderebbero le popolazioni islamiche della stessa regione alla visibile subordinazione di un paese di fede islamica agli Stati Uniti?
E se le potenze nucleari minori, dall'India fino alla Corea del nord, approfittassero della distrazione nordamericana sull'Iraq per arricchire i loro arse-nali?
E se gli Stati Uniti non fossero capaci di condurre piu' di una guerra - quella contro l'Iraq - senza poter rispondere a quell'insigne membro dell'"asse del male" che e' il satrapo nordcoreano Kim Jong Il?
E se l'Afghanistan, abbandonato e a mezza cottura, continuasse a deteriorarsi?
E se la guerra nordamericana contro piu' nazioni - il famoso "asse" Baghdad-Tehran-Pyongyang - aprisse un fronte mondiale permeabile al terrorismo che agisce senza bandiere e senza frontiere?
E se la Russia e la Cina si sentissero minacciate nei loro interessi nazionali dall'assedio nordame-ricano?
E se il mondo intero finisse per vedere nell'azione di Bush una petro-guerra decisa per accaparrarsi fino al 75% delle riserve mondiali di oro nero?
E se la stessa cittadinanza degli Stati Uniti finisse per identificare l'attuale amministrazione nord-americana come un semplice "petro-potere" piu' interessato a proteggere gli interessi economici delle compagnie rappresentate, de facto, da Bush e Cheney?
E se il governo di Bush non riuscisse a equilibrare le spese crescenti per la difesa, le calanti entrate fiscali, la dilapidazione dei superavit fiscali e di bilancio lasciati da Clinton?
E se entro due anni Bush perdesse le elezioni lasciandosi dietro "campi di solitudine e poggi avvizziti"?
E se il partido democratico si armasse di coraggio politico e morale per sfidare la catastrofica arroganza del governo di Bush e proponesse una ridefinizione morale e strategica degli Stati Uniti fondata sull'esercizio prudente del potere, la capacita' di dialogo con alleati e avversari e l'assog-gettamento alle norme del diritto pubblico internazionale?
E se Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa e non le usasse a meno di essere attaccato, sapendo che se le usasse sarebbe, massicciamente,
attaccato?
E se fossimo sulla soglia della Terza - e ultima - Guerra mondiale?
E se le ragioni psicologiche dell'Apocalisse fossero la vanita' di un bambino ricco che non ha mai combattuto in una guerra ed e' entrato all'uni-versita' di Yale con voti infimi e raccomandazioni massime, che dice a suo padre: "Guarda, papino, io si' che sono stato capace di fare quello che tu non sei riuscito a fare"?
E se anche il primo impero egemonico unipolare dai tempi di Roma non ascoltasse, come Roma non ascolto', la voce di saggezza dell'altro, il greco di sempre: "La tracotanza, l'orgoglio smisurato, l'insolenza lasciva perdono gli uomini e le nazio-ni"?
E se, davvero, la situazione fosse "scritta in greco"?

Dal quotidiano "Il manifesto" del 6 febbraio 2003. Carlos Fuentes e' il grandissimo scrittore messicano autore di quel capolavoro che e' “La morte di Artemio Cruz”

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