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LUISA MORGANTINI
DONNE IN NERO, INSIEME PER OSARE LA PACE
Piu di quattrocento donne, determinate e testarde, piu' di quattrocento donne che non accettano che i conflitti siano agiti dalle guerre e dalla violenza, donne che varcano confini e barriere per ritrovarsi insieme in un progetto che le vede protagoniste di un processo di liberta' e liberazione per ciascuna e per altre/i. Donne che per amore del mondo e provenienti da ogni parte del mondo si incontrano in questi giorni a Marina di Massa per parlare di militarizzazione degli Stati e delle menti, per analizzare gli avvenimenti della guerra e del dopoguerra, discutere del senso e dei limiti della cooper azione internazionale e della solidarieta', di come costruire relazioni tra donne in luoghi di conflitto, di come superare la concezione del nemico, di come rendere le differenze ricchezza di articolazione di pensiero e di vivere sociale, di come essere radicate nella propria identita' e capaci allo stesso tempo di spostarsi cambiando insieme agli altri, di come rifiutare le dicotomie agendo le e nelle contraddizioni, di come non rimuovere o negare il conflitto ma operare perche' vi sia un superamento nonviolento. Centrale sara' il tema dei fondamentalismi, quelli religiosi e quelli laici, e il rifiuto di lasciarsi incatenare nella logica di Bush o di Bin Laden. Non sono confronti astratti, le donne che si ritrovano insieme a Marina di Massa, sono la rete Internazionale delle Donne in nero, protagoniste attive nel costruire ponti di pace tra donne delle diverse etnie o nazionalita'. Questo e' il nostro undicesimo incontro internazionale, il primo che si tiene in Italia. A partire dal 1992, gli incontri si sono tenuti in Vojvodina ed hanno avuto come tema centrale la guerra nei Balcani, con donne serbe, croate, bosniache, albanesi kosovare, animatrici le Donne in nero di Belgrado.
Noi donne in nero italiane abbiamo appreso la modalita' del nero e del silenzio dalle donne israeliane che dal 1988 manifestano contro l'occupazione militare dei territori autonomi palestinesi, da li' ha preso avvio la nostra esperienza e la nostra rete. Nell'agosto 1988 in piena Intifada in 69 donne siamo andate a Gerusalemme, con una grande sfida, costruire relazioni tra parti in conflitto e una politica internazionale di donne per un percorso femminista e pacifista indicato da Christa Wolf nella sua Cassandra: "tra uccidere e morire c'e' una terza via, vivere". In tutti questi anni le nostre modalita' sono state contagiose, il nero, il silenzio, la nostra presenza nei luoghi dei conflitti, dalla Palestina a Israele, ai Balcani, all'Algeria, con le curde e le turche, le donne irachene, le donne contro la mafia, le donne dell'Afghanistan, ha reso possibile l'incontro di questi giorni.
Tra le quattrocento donne presenti oltre a quelle gia' citate vi sono colombiane, statunitensi, australiane, europee, indiane, giapponesi, africane del Congo, della Nigeria, del Camerun, del Sud-Africa. Alcune palestinesi non potranno essere presenti, le autorita' israeliane hanno chiuso i confini, ma le tante donne israeliane parleranno anche con le loro voci. E' un evento straordinario, da ogni parte del mondo con le nostre mani e menti unite contro le mani armate degli Stati e dei regimi delle guerre infinite, noi donne abbiamo assunto le nostre responsabilita' individuali e collettive per cacciare la guerra fuori dalla storia. Compito difficile, ma noi stiamo cercando di farcela.
Da La nonviolenza è in cammino
Dal quotidiano "Il manifesto" del 29 agosto 2003.
Luisa Morgantini
www.luisamorgantini.net
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