Un Movimento Palestinese
Per La Cultura E La Democrazia

Appello e proposta per un manifesto politico

Questo Manifesto viene presentato come un contributo alla discussione all’interno del Popolo palestinese, dentro e fuori gli attuali confini della Palestina, con l’obiettivo molto concreto di costruire un Movimento palestinese per la democrazia e la cultura.
Alla costruzione di tale Movimento possono dare un contributo prezioso i militanti palestinesi sparsi nella Diaspora, gli intellettuali, gli operatori culturali. E’ un tentativo di raccogliere le forze e non disperdere il potenziale di lotta che negli ultimi mesi e anni si è visto nascere, oltre che in Palestina, in alcuni paesi europei e in Italia in modo particolare.
Possono aderire al Movimento anche individui o associazioni non-palestinesi, purché si riconoscano nella Carta dei princìpi qui esposta e intendano dare un sostegno esplicito alla lotta per la libertà e l’auto-determinazione del Popolo palestinese.

Ali Rashid

Per adesioni o informazioni: alirashid@tin.it
Recapito postale provvisorio: c/o Massari editore
C.P. 144, 01023 - Bolsena (VT)]

La Palestina è il cuore del mondo arabo. Sulla sua terra si sono scontrate e hanno interagito grandi civiltà antiche e moderne, e dal suo seno si sono irradiate le religioni monoteistiche per le cui missioni universali la Palestina è stata luogo di accoglienza e messaggera.
La storia del nostro Paese è un susseguirsi di periodi di splendore e decadenza, a seconda di quanto accadeva nel mondo. La sua storia è stata lo specchio delle civiltà precedenti, il centro e il riflesso dei loro conflitti: e malgrado le sofferenze e l’ingiustizia alle quali è stata sottoposta nei secoli, essa è rimasta sempre al centro dell’attenzione del mondo con cui continua a interagire.
La Palestina e le terre circostanti, per effetto delle invasioni pacifiche o armate e per merito delle civiltà che lì sono nate, hanno formato un reticolo di etnie, religioni e correnti di pensiero. Queste hanno convissuto per secoli, producendo esempi eccellenti di cooperazione e rispetto reciproco, di armoniosa convivenza ed equilibrio che hanno arricchito spiritualmente l’intera umanità.
Tali esperienze, tuttavia, si sono condannate al decadimento ogni volta che una componente ha preteso di affermare diritti propri ed esclusivi a scapito dei diritti degli altri, innescando conflitti e tragedie che colpivano tutti senza eccezione.

Dopo ogni caduta, la Palestina è riuscita a risollevarsi grazie allo spirito di convivenza e rispetto reciproco tra le sue componenti, e grazie alla sua apertura creativa verso le nuove correnti di pensiero nel mondo: la stessa apertura che aveva sempre contraddistinto il suo tessuto sociale e la sua eredità culturale.
La Palestina che intendiamo edificare è una patria senza porte, aperta a tutti coloro che appartengono alla sua eredità culturale e ripudiano sia il fanatismo religioso sia l’estremismo etnico; che si riconoscono in ideali di giustizia, eguaglianza e convivenza; che difendono il principio della laicità dello Stato rappresentativo di tutti i suoi
cittadini, di uno Stato di diritto che garantisca tutte le classi e le categorie che lo compongono, offrendo a ciascuno eguali opportunità.
La Palestina che intendiamo costruire è un progetto culturale e di civiltà, che si estende senza limiti per poter includere tutti coloro che sono stati privati del proprio diritto di appartenenza, in seguito ai processi di occupazione, annessione ed espulsione. Intendiamo lavorare finché essa non si materializzerà in una realtà geopolitica, in una qualsiasi sua parte, senza discriminazioni etniche o religiose.

Per Palestina intendiamo una società che sappia valorizzare tutte le proprie componenti positive di matrice politica, culturale e religiosa:
una Patria morale di tutti gli amanti della pace e della convivenza, dei veri sostenitori dei suoi princìpi di libertà, democrazia ed eguaglianza.
Gli insegnamenti delle religioni e il valore delle loro manifestazioni simboliche rappresentano un’eredità storica e culturale che noi prendiamo in considerazione, impegnandoci a far tesoro dei loro aspetti positivi e a dare il nostro contributo per depurarle da tutto ciò che snatura il loro messaggio di amore e fratellanza, trasformandolo in fonte di guerre e di conflitti.
Al loro interno troviamo alti esempi di giustizia, uguaglianza e comunione, rappresentando esse una fonte inesauribile di arricchimento spirituale, di rispetto per gli esseri e la natura, lontano da intenti di strumentalizzazione e discriminazione.
Rinnoviamo la nostra condanna e il nostro rifiuto di tutti i movimenti e di tutte le ideologie basate sulla discriminazione politica, sul fondamentalismo religioso e sulla separazione razziale, che subordinano il diritto di piena cittadinanza all’appartenenza religiosa.
In tale contesto daremo il nostro sostegno alle inziative miranti all’evolozione del dialogo interreligioso; apprezzeremo ogni sforzo che verrà compiuto dalla Chiesa cattolica in questo ambito e ci appelleremo alle altre Chiese e alle altre religioni affinché, nel rispetto ciascuna della propria specificità, diano il loro contributo alla realizzazione di questo obbiettivo: un obbiettivo che avrà riflessi positivi sui credenti e per la pace nel mondo, allo stesso tempo in cui restituirà alla Palestina il suo ruolo naturale come punto d’incontro e casa di convivenza per tutte le religioni e i loro credenti.
Tutto ciò costituisce una base etica per il comportamento individuale e un valore civile per l’appartenenza morale a una Palestina governata da leggi che garantiscano libertà per i propri cittadini, democrazia e laicità per lo stato di diritto, il principio di separazione tra i suoi diversi poteri e partecipazione nel ruolo delle sue istituzioni.
Ci opporremo a tutti i processi di colonizzazione e ai trasferimenti delle popolazioni secondo criteri etnici e religiosi. Lotteremo per azzerare i privilegi ottenuti su tali basi, per affermare i princìpi della giustizia, per far valere le norme previste dalla legalità internazionale, per restituire al Popolo palestinese i diritti legittimi dei quali è stato privato.

Il nostro lavoro quotidiano deve fondarsi sul sostegno delle forze democratiche e progressiste che siano fedeli a princìpi di giustizia e libertà, e non può in nessun caso scivolare in rapporti con forze oscurantiste o razziste, perché ciò rappresenterebbe la negazione della nostra storia, la negazione della nostra civiltà e della nostra lotta
contro ogni forma di razzismo e oscurantismo.
Lavoreremo insieme alle forze pacifiste israeliane per una soluzione che rispetti la legalità internazionale e gli inalienabili diritti del Popolo palestinese, per garantire una pace giusta e durevole per entrambi i popoli.
Opereremo insieme a tutte le forze democratiche nel mondo per smascherare i movimenti fondati sul fanatismo, estremisti e razzisiti, che operano nella società israeliana, con il loro disprezzo dei princìpi di libertà e dei fondamentali diritti dell’uomo e del Popolo palestinese.
Ci adopereremo per smascherare le forze reazionarie e le lobbies che cercano di orientare l’opinione pubblica verso false posizioni, mascherando la realtà dell’occupazione e la colonizzazione israeliana dei Territori palestinesi occupati in Cisgiordania e a Gaza.
Per più di cento anni, il movimento sionista prima e Israele poi, hanno fondato le ragioni della propria esistenza sulla negazione dell’esistenza di un Popolo palestinese. A tal fine hanno operato in modo sistematico per cancellare l’identità culturale e storica del nostro Popolo, aggredendolo in tutti i momenti della sua vita materiale e spirituale, ostacolandone lo sviluppo sociale, economico e culturale, privandolo delle possibilità di progresso che caratterizzano il nostro tempo.
Diventa, quindi, un nostro compito fondamentale fornire strumenti e opportunità che permettano al nostro Popolo di recuperare il tempo perduto e ridurre il dislivello che ci separa da Israele e dal resto del mondo. Ci sentiamo impegnati in tutte le forme di lotta che servano a realizzare questi obbiettivi e deploriamo qualsiasi tentativo volto a trascinare il nostro Popolo in battaglie perdenti, che possono solo contribuire a privarlo ulteriormente delle sue conquiste materiali e culturali.
Per "lotta" intendiamo l’uso creativo di tutti gli strumenti, in conformità ai princìpi del diritto internazionale, che impediscano a Israele di proseguire con i suoi piani di occupazione: degli strumenti che rafforzino la volontà di libertà e indipendenza nel nostro Popolo, stimolando lo sviluppo di tutte le sue risorse culturali, scientifiche, economiche e artistiche. E questo perché esso possa tornare a svolgere il proprio ruolo naturale di avanguardia democratica e progressista nel mondo arabo, come parte del più generale movimento democratico e progressista internazionale che si oppone al dominio e alla globalizzazione intesa come esercizio del monopolio sulle fonti della ricchezza.
Noi lottiamo per consentire al nostro Popolo di vivere in uno Stato di diritto, governato con trasparenza e giustizia da princìpi di uguaglianza, basato sulla separazione dei poteri e retto da un governo democratico eletto dal popolo, che goda della sua fiducia (tutto il contrario di un governo autoritario, strumento di una minoranza privilegiata e corrotta). Per realizzarlo, faremo tesoro e riferimento al nostro patrimonio storico di civiltà e di lotta.

Il nostro movimento sostiene gli accordi e gli sforzi adottati dalle Istituzioni palestinesi democratiche che rappresentano le aspirazioni del nostro Popolo alla libertà, al progresso e alla pace. In tale contesto appoggiamo tutte le iniziative promosse da organizzazioni e intellettuali palestinesi e israeliani volte a far avanzare il processo di pace e di coesistenza tra i due popoli, a far evitare loro le conseguenze drammatiche, i danni morali e materiali delle guerre.
Il progetto civile, di giustizia e libertà che intendiamo realizzare è l’opposto del progetto razzista e colonizzatore che Israele ha costruito sulla nostra Patria e sulla nostra terra, e di conseguenza anche la scelta degli strumenti per realizzarlo devono essere adeguati e coerenti rispetto a tale obbiettivo. Devono essere l’opposto dei metodi terroristi e razzisti che usa Israele. Essi devono fondarsi
Sull’utilizzo della lotta democratica, non-violenta e di massa, ricorrendo alle forme più incisive di disobbedienza quali potranno essere suggerite dalla coscienza dei singoli e dalle esperienze della
società civile.
Dobbiamo adoperarci culturalmente e politicamente per prevenire il tentativo di una minoranza del nostro Popolo che tende ad assimilare il modello dell’aggressore e ad imitare i metodi e la cultura dei settori integralisti ed estremisti della società israeliana.
Manterremo contatti e canali aperti di comunicazione con tutte le correnti di pensiero, le forze democratiche e progressiste, e con tutte le culture e religioni che consideriamo patrimonio dell’umanità cui apparteniamo e con le quali la nostra umanità alimenta i suoi valori positivi.
Siamo parte integrante delle forze progressiste nel mondo e insieme a loro intendiamo dare un nostro specifico contributo per la pace nel mondo, lottando a fianco di tutti coloro che ripudiano la guerra e si oppongono al suo uso: lottiamo perché la Palestina possa riconquistare un ruolo adeguato e coerente con la propria storia e contribuire allo sviluppo civile della nostra regione e della cultura cui apparteniamo.
Rispetto al resto del mondo arabo la nostra appartenenza culturale e politica all’ambiente arabo circostante non ammette dubbi o ripensamenti.
Opereremo perché il nostro movimento possa svolgere un ruolo trainante e d’avanguardia per le forze progressiste, per un cambiamento democratico e nella lotta per la libertà e l’uguaglianza contro tutte le forme d’oppressione, sfruttamento, arretratezza, dittatura e fanatismo religioso e nazionalistico.
Lottiamo per il rispetto dei diritti delle minoranze etniche e religiose nel mondo arabo, perché siano loro garantiti un regime di piena autonomia linguistica, culturale e amministrativa, e tutti gli strumenti giuridici e operativi nell’ambito di uno Stato democratico di diritto, compreso il diritto all’autodeterminazione.
Noi consideriamo la democrazia una condizione indispensabile per un autentico Risorgimento politico ed economico, e per affrontare con successo l’eredità del vecchio colonialismo: compresa la lotta per porre termine alla corruzione dei regimi antidemocratici, per liberarci dal dominio dei monopoli multinazionali e dal loro controllo sulle risorse naturali, per porre fine a tutte le forme di egemonia culturale ed economica del neocolonialismo.
Per realizzare tutto ciò, faremo ogni sforzo allo scopo di agevolare e portare a termine la costruzione di un movimento democratico e progressista insieme alle altre forze del mondo arabo, per completare la fase di liberazione democratica e nazionale, per mobilitare le masse arabe, per far sì che ogni popolo ottenga i propri diritti di libertà democratica, partecipando alla scelta del tipo di governo e alla costruzione di una società che garantisca tutti i diritti politici e sociali.

Rispetto al mondo italiano ed europeo il movimento saluta e apprezza gli sforzi fatti dagli amici italiani ed europei nella difesa dei diritti alla vita e alla libertà, nel sostegno attivo alla lotta del Popolo palestinese per il diritto all’autodeterminazione e alla costruzione di un suo Stato: ciò vale in modo particolare per le ultime e più difficili fasi.
Apprezziamo la loro partecipazione alla sofferenza, la condivisione con il nostro Popolo di momenti di paura, dolore e speranza.
Con loro manterremo rapporti di amicizia e di collaborazione, per gettare le basi di una cultura di coesistenza e scambi permanenti, contribuendo all’immaginazione di un mondo nuovo basato sul rispetto dei diritti.

La forte influenza che ha l’opinione pubblica internazionale nel sostenere la lotta per il diritto del Popolo palestinese ad avere uno Stato libero e indipendente sulla propria Terra, e nell’isolare la politica aggressiva degli ambienti estremisti israeliani, e la grande solidarietà della quale godiamo in Italia e all’estero, ci portano ad essere ottimisti sul futuro del nostro Popolo: E questo perché, nelle parole di Nelson Mandela,"la Questione palestinese è la Questione morale del nostro secolo".
Gran parte dei mezzi d’informazione al livello internazionale ha assunto atteggiamenti allineati alla politica di repressione ed espansione del governo israeliano, tentando di rappresentarla e giustificarla come necessaria contro il terrorismo. Tale tentativo, però, è stato smascherato dalle testimonianze portate in Italia e in Europa da tutti coloro che come individui, personalità intellettuali, forze pacifiste, sociali, religiose e progressiste italiane ed europee si sono recati in Palestina negli ultimi mesi.
Questa solidarietà e queste testimonianze hanno portato una parte dell’opinione pubblica e gli esponenti delle forze politiche, sociali e religiose più progressiste a schierarsi con la giusta causa del nostro Popolo, con il suo diritto a vivere in uno Stato indipendente e con la richiesta che si ponga termine all’occupazione israeliana e all’installazione delle sue colonie.
Perciò siamo convinti che sia nostro compito dare priorità ai metodi e agli strumenti che evidenzino agli occhi dell’opinione pubblica internazionale le dimensioni della violenza in atto, con tutte le devastanti conseguenze che derivano dalla politica di repressione, occupazione e colonizzazione israeliana sulla nostra Terra. Dobbiamo mostrare i risultati concreti di una simile politica disumana, dell’assedio alle città e ai villaggi palestinesi, delle punizioni collettive, degli arresti di migliaia di civili palestinesi, della liquidazione mirata dei nostri dirigenti e dell’annientamento di ogni forma organizzata di vita sociale, si tratti di strutture economiche, servizi o associazioni.
Dobbiamo far capire quanto ampia sia l’opera di falsificazione realizzata dalla propaganda del governo israeliano; dobbiamo far conoscere la realtà del conflitto in atto, mostrare fin dove arriva la sua politica di negazione dei diritti di libertà e indipendenza del Popolo palestinese, la sua politica di discriminazione razziale, il suo progetto volto alla distruzione della nostra identità, delle nostre istituzioni politiche, culturali, storiche e sociali.

CARTA DEI PRINCÌPI DEL MOVIMENTO

I princìpi che ci uniscono e per la cui realizzazione lotteremo mediante la costruzione di un Movimento della cultura e della democrazia in Palestina sono:

1. Sostenere le Istituzioni della Legalità palestinese (Anp, Olp), facendo tutti gli sforzi per dotarle dei mezzi necessari per realizzare i loro doveri costituzionali e istituzionali, agevolando le loro relazioni con le istituzioni europee nell’interesse del nostro Popolo e della nostra causa.
2. Difendere la libertà, l’autonomia e l’indipendenza delle Istituzioni ufficiali palestinesi e della Direzione palestinese democraticamente eletta, rifiutando ogni interferenza, egemonia o cambiamento politico-istituzionale che Israele e gli Stati Uniti tenteranno di imporre al nostro Popolo.
3. Respingere i piani che violano i diritti del Popolo palestinese alla libertà e all’autodeterminazione sulla sua Terra e nella sua Patria.
4. Tenere fermo il diritto del Popolo palestinese a formare un proprio Stato indipendente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, secondo le frontiere antecedenti alla guerra del 1967 e con Gerusalemme-Est capitale di questo Stato. Sostenere la necessità di smantellare le colonie israeliane (che sono contrarie al Diritto internazionale e alle risoluzioni dell’Onu) in questi Territori e trovare una giusta soluzione al dramma dei rifugiati palestinesi secondo le relative Risoluzioni dell’Onu.
5. Contrastare attivamente le campagne di falsificazione informativa che vengono condotte (in Israele e all’estero) contro il nostro Popolo, negandone i diritti legittimi, sostenendo la politica sistematicamente repressiva di Israele e deformando gli obiettivi reali della giusta lotta del Popolo palestinese. Sono campagne di propaganda che cercano di creare nell’opinione pubblica mondiale una corrente antiaraba e ostile alla religione islamica.
6. Considerarci parte integrante delle organizzazioni della società civile palestinese che cercano di rafforzare la democrazia e lo stato di diritto, sostenendo le forze palestinesi impegnate nella lotta per il cambiamento e per le riforme democratiche. Operare attivamente per far conoscere la realtà e le esperienze positive di queste forze della società palestinese che lottano per rafforzare la democrazia, per creare una cultura democratica e per la difesa dei diritti civili.
Porsi all’avanguardia delle forze che sosterranno le riforme democratiche ed istituzionali necessarie per combattere la corruzione e decontaminare gli enti statali dai responsabili di questo fenomeno.
E’ necessario rafforzare la coscienza morale e introdurre nuove leggi o altri meccanismi legali che rendano trasparente il controllo sulle risorse dello Stato e impediscano il ripetersi di questo fenomeno così dannoso per la società. Fare in modo che gli apparati di sicurezza siano sotto il controllo democratico del Parlamento e del governo, affinché si astengano da qualsiasi attività illegale o interferenza politica, per dedicarsi esclusivamente a compiere il loro compito istituzionale: proteggere i cittadini e la Patria, tenendosi al loro servizio.
7. Dare un contributo effettivo ed originale per arricchire la lotta del nostro Popolo contro l’occupazione israeliana, contro la politica del governo e dell’esercito israeliano fondata sulla repressione e la discriminazione razziale contro il nostro Popolo. Denunciare gli aspetti più gravi di questa politica - con le continue violazioni della Carta dei Diritti dell’uomo, la pratica delle punizioni collettive - di fronte all’opinione pubblica, alle forze democratiche e progressiste italiane ed europee, alle organizzazioni Ong e altri organismi della società civile. Allargare e rafforzare la rete di solidarietà e di relazioni con queste forze mettendo al centro la necessità di un sostegno concreto alla lotta del Popolo palestinese contro l’occupazione.
8. Combattere contro le idee e i comportamenti razzisti basati sulla dis-criminazione razziale e religiosa, mantenendo ferma l’eredità del patrimonio culturale e civile palestinese basato sulla coesistenza e il rispetto tra le varie etnie e religioni. Operare per la realizzazione di uno Stato Palestinese di diritto, con separazione tra i poteri, che garantisca l’uguaglianza ai suoi cittadini e la solidarietà tra le varie categorie e classi, in modo di garantire una politica di giustizia economica e sociale, impedendo il monopolio e il controllo delle ricchezze. Assegnare un ruolo primario allo Stato per ridurre le differenze sociali ed economiche, garantire i servizi essenziali, le opportunità e il benessere a tutti i cittadini.
9. Attivare il ruolo dello Stato e valorizzare l’azione delle Ong per liberarsi definitivamente dalle conseguenze a livello sociale ed economico dell’occupazione israeliana; dare importanza alla politica di formazione morale dell’Uomo nuovo palestinese e mettere il cittadino al centro dell’interesse dalla politica dello Stato e delle sue istituzioni. Garantire uguale opportunità, servizi, giustizia ed uguaglianza a tutti i cittadini. Abolire la pena di morte.
10. Valorizzare e dare tutta l’importanza che merita al ruolo della donna palestinese, alla sua rappresentanza e partecipazione politica.
Garantire la libertà della donna, valorizzando il suo ruolo nella lotta politica, nella vita sociale e a tutti i livelli, realizzando l’uguaglianza tra i sessi sul piano giuridico e politico istituzionale.
11. Rafforzare i rapporti con gli intellettuali, le associazioni e le forze israeliane che lottano contro il razzismo e la politica aggressiva degli ambienti estremisti israeliani, e che sostengono i diritti del Popolo palestinese all’autodeterminazione, ad avere un proprio Stato indipendente sulla propria Terra: con quelle forze, in particolare, che credono nella coesistenza pacifica tra i due popoli su una base di parità e di rispetto reciproco, e che riconoscono la responsabilità storica che ha avuto e ha Israele nel mantenimento dell’ingiustizia subìta dal Popolo palestinese.
12. Cercare l’aiuto delle forze democratiche europee per portare davanti agli organi della giustizia internazionale i responsabili israeliani che si sono macchiati di crimini contro l’umanità o abbiano compiuto azioni di sterminio e di omicidio selettivo contro il Popolo palestinese, nei Territori occupati di Cisgiordania e Gaza o altrove.
13. Lavorare per organizzare i Palestinesi nel resto del mondo, cooperando con le organizzazioni palestinesi presenti nella Diaspora, in particolare in Europa e in Italia, allo scopo di sostenere la lotta
del Popolo palestinese e la sua aspirazione alla libertà.

Roma, 15 luglio 2002


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