Documento del Gruppo di lavoro sull’intervento dei volontari in zona di conflitto
di Walter Zaffaroni, Action for Peace


Verso i
Corpi Civili di Pace
Per una politica europea non armata

Bologna, 8 giugno 2003

Documento del Gruppo di lavoro sull’intervento dei volontari in zona di conflitto


I Corpi Civili di Pace sono articolazione della società civile.
Motivazioni/obiettivi dell’intervento dei CCP sono:
&Mac183; Fermare la violenza
&Mac183; Proteggere i civili
&Mac183; Favorire il dialogo tra le parti in conflitto
Pre-condizioni all’intervento sono:
&Mac183; il radicamento nella società civile
&Mac183; la capacità di produrre relazioni
&Mac183; la valutazione/coscienza delle motivazioni personali dei partecipanti alle missioni (pre-condizione soggettiva)

Modalità dell’intervento > esclusivo utilizzo del metodo non violento.
Obiettivo è ridurre la quantità di violenza esercitata e le sofferenze subite dalla popolazione
L’intervento avviene:
&Mac183; di norma su richiesta di una o più parti in conflitto
&Mac183; previa conoscenza/analisi della situazione sul terreno, attraverso missioni esplorative
&Mac183; non imponendo la propria cultura, bensì attraverso la ricerca di dialogo/conoscenza interculturale
&Mac183; con l’utilizzo del proprio corpo, valutando i rischi, riducendoli al minimo ed accettandoli
&Mac183; non prendendo parte in alcun modo al conflitto, sia pur collaborando con gli esponenti della società civile locale in modo compatibile con gli obiettivi della missione


Strumenti di intervento
> Monitoraggio
ÿ preventivo (in zone “calde” a rischio esplosione conflitto)
ÿ in itinere, valutando il risultato dell’intervento in corso step by step
Si ritiene indispensabile sviluppare il coordinamento con le ONG/organizzazioni che già svolgono autonomamente opera di monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani, al fine di identificare possibili aree di intervento preventivo.
> Interposizione
ÿ utilizzazione dei propri corpi a protezione degli obiettivi civili
ÿ accompagnamento delle persone a rischio
> Diplomazia dal basso
ÿ favorire l’elaborazione di soluzioni al conflitto da parte delle società civili coinvolte
> Forza
ÿ azione su più livelli (istituzionale,culturale,politico)
ÿ riconoscimento, nella società civile e verso le istituzioni
ÿ sinergia
ÿ utilizzazione di forme di pressione (boicottaggio, violazione embarghi, lobbing, etc)
> Riconoscibilità
ÿ visiva, in modo che i membri dei CCP siano immediatamente identificabili come tali
ÿ attraverso l’adozione di stili di vita e comportamenti idonei


I Corpi Civili di Pace attuano sul terreno una presenza continuativa, prima durante e dopo la fase acuta del conflitto.
Elemento caratterizzante la loro azione è la creatività/indipendenza, intesa come
ÿ capacità di immaginare ed agire modalità non convenzionali di approccio ai problemi
ÿ disobbedienza, cioè capacità di non far proprie regole/norme disfunzionali alle missioni o eticamente inaccettabili.
Particolare cura viene posta nell’opera di rottura dell’isolamento, ove sussista.

L’intervento dei CCP viene articolato in modo differenziato, con l’utilizzo di uno o più strumenti tra quelli sopra elencati, a seconda delle caratteristiche del conflitto.
A titolo esemplificativo, sono fattori che influenzano le modalità di intervento:
ÿ conflitti etico/religiosi
ÿ conflitti territoriali
ÿ occupazioni militari
ÿ presenza o meno di eserciti regolari
ÿ sensibilità delle parti in conflitto al deterioramento della loro immagine


Rapporti con le istituzioni
ÿ riconoscimento reciproco
ÿ accreditamento, richiesto ma non conditio sine qua non per l’intervento

Professionalità
ÿ importanza della formazione
ÿ educazione/formazione diffusa, al fine di estendere l’accesso ai CCP a tutta la società civile
La autoformazione/autocertificazione viene ritenuta condizione a salvaguardia dell’indipendenza dei Corpi Civili di Pace.

Bologna, 8 giugno 2003


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